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«Non si sta facendo il bene della Basilicata»
Intervista al consigliere regionale e renziano Giuzio

Basilicata

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Parla Vito Giuzio. E’ già da alcune settimane che il consigliere regionale mostra insofferenza nei confronti della dirigenza regionale del proprio partito. Renziani compresi, nonostante lui sia una delle punte avanzate dell’area Renzi in basilicata e vicinissimo alla deputata Antezza e all’assessore Braia. Poi quando, unico, si è astenuto sul Referendum si è compreso che faceva sul serio. E ne ha per tutti compreso il segretario regionale del Pd, Luongo.
Consigliere Giuzio, perchè a differenza di tutti i suoi colleghi del Pd in Consiglio regionale sui quesiti referendari contro le trivelle lei si è astenuto?
«L’ho fatto per una coerenza rispetto ad atti politici che abbiamo consumato a partire da dicembre scorso. Abbiamo portato avanti una volontà di portare avanti un rapporto di dialogo utile per la Basilicata con il Governo nazionale. Non era una trattativa sia chiaro, ma una opportunità politica ragionata e portata avanti. Per questo davanti a un cambio totale di paradigma ho preferito rimanere coerente. Ho evitato di fare in Consiglio un intervento di dissenso per non creare problemi politici innanzitutto al presidente Pittella. Si è tratta comunque di una scelta di coerenza rispetto alla migliore prospettiva di vantaggi per la Basilicata».
Intanto però gli altri renziani in Consiglio hanno votato a favore del Referendum. Lei è più renziano degli altri o inizia a esserci qualche distinguo interno?
«Io continuo a voler essere coerente rispetto a scelte fatte finora. E lo dico nei confronti delle scelte di tutti i consiglieri del Pd. E per tutti intendo tutti compresi i miei colleghi renziani».
Ci sono fibrillazioni interne anche all’area Renzi?
«Più che fibrillazioni io direi che bisogna decidere insieme qual è la visione che abbiamo della Basilicata da qui ai prossimi anni. Compresi i destini dei dirigenti. C’è bisogno di un confronto sereno per mettere in campo azioni di governo che puntino al bene dei lucani».
Sono trapelate voci che la davano in uscita dal gruppo Pd alla Regione...
«Confermo che l’ho pensato. Ho provato a lanciare una provocazione perchè fosse utile a iniziare una discussione prima nel Pd e più complessivamente nel centrosinistra. Ho delle perplessità sullo stato attuale del Pd lucano. Mi riferisco agli ultimi due anni del partito nei quali sono rimaste intatte le difficoltà a interpretare le novità. E siccome siamo in una situazione di stallo credo che abbia poco senso parlare di partito. Almeno per quello che sono le mie reminiscenze storiche. La verità è che non si può più militare in un partito che non è più tale e che non è più in grado di svolgere una funzione dirigente utile a dare indicazione di governo non solo a livello istituzionale ma anche nei territori. Basta guardare cosa e successo e purtroppo succederà ancora nei diversi enti locali. La mia non voleva essere, e non lo è nemmeno ora, una minaccia quanto piuttosto una provocazione nel tentativo di innescare qualche reazione positiva».
Ma se tutto rimane così, si è posto una scadenza entro cui decidere?
«Non è una questione di tempo. Io mio aspetto già da subito che sia possibile percorrere una ipotesi di intesa politica complessiva per rimettere in carreggiata il Pd e poi rilanciare la nostra azione di governo regionale. Se questo non dovesse essere allora tutto è possibile».
Intanto lei non è soddisfatto della modalità con sui è stato convocato il congresso cittadino di Potenza. Qual è il problema nello specifico?
«Sinceramente non ho partecipato a nessuna riunione. Il mio gruppo non ha siglato nessun accordo. Il segretario Luongo dovrebbe capire che esiste una differenza sostanziale tra informare qualcuno e condividere una decisione. Io sono stato informato di questa decisione che contesto nella forma. A me oltretutto risulta che non ci sia stato nessun accordo ufficiale. E parlo di accordo politico non organigrammatico. E non capisco quale sia la proposta programmatica da sottoporre a tutti per poi eventualmente discutere».
Luongo però ha motivato la convocazione parlando di un clima disteso nel Pd dopo la Direzione nazionale...
«Non credo possa essere una motivazione valida. Credo che Antonio abbia esagerato nel dare un valore politico a una convenienza di parte. Non conosco quale sia la base dell’accordo che si è registrato in Direzione nazionale. Oltretutto voglio ricordare al segretario regionale che la Direzione si è conclusa con la minoranza che non ha partecipato alla votazione sulla relazione di Renzi. Se ci fosse stato un accordo politico ci sarebbe stato un voto all’unanimità. Il tema vero è voler far finta che ci sia un accordo politico nazionale e trasferirlo automaticamente sui territori. Mi sembra una forzatura».
Si parla anche di una prossima composizione della giunta comunale di Potenza prima del congresso...
«Guardi io ho chiesto al mio segretario regionale quando mi ha informato sulla data del congresso di farsi carico di comunicare anche al sindaco De Luca di attendere per la composizione della giunta prima l’esito del congresso cittadino. Luongo invece mi ha sorpreso dicendomi che la giunta si comporrà prima. Sarebbe una scelta sbagliata».
Spostando il ragionamento sulla Regione, lei si è fatto un’idea sul rimpasto della giunta regionale?
«Credo che per ammissione dello stesso presidente Pittella ci sia la necessità di comporre una squadra con connotazioni più politiche. Purtroppo fino a oggi il Pd non è riuscito a dare a Pittella un’indicazione politica utile al quadro generale del centrosinistra».
Ma si fara il rimpasto?
«Tutto dipende dalla volontà politica. In tal senso io spesso mi sono fatto portatore di una proposta ai miei colleghi consiglieri per farci carico noi stessi di una proposta da condividere poi con la dirigenza politica del partito. Resta chiaro che per il buon funzionamento del governo regionale sia importante non alterare gli equilibri interni al Pd che ci sono tra giunta e consiglio. Se si dovesse procedere con proposte che alterano l’equilibrio in Consiglio allora il rischio sarà quello di far saltare quell’equilibrio che in fondo c’è stato. Perchè oltre a pensare alla Giunta faremmo bene a pensare anche ad altre questioni importanti».
Cioè?
«Credo che faremmo bene a pensare ai prossimi bilanci che dovremmo chiudere in Regione perchè ci saranno difficoltà enormi a rispettare gli impegni che nel frattempo abbiamo assunto. Non mi riferisco solo alle minori entrate garantite dalla royalties».

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