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L'INTERVENTO - Matera stretta nella tenaglia fra Puglia e Basilicata

Basilicata

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DA Bari con le Fal, da Potenza in pullman. A Matera il treno proprio non può arrivarci. A sentenziarlo è stato il profeta (di Fs) Elia che ha reso noto che per completare la Ferrandina-Matera occorrerebbero 200 milioni di euro, più di quanti ne siano stati necessari per realizzare la linea finora. Non si sa se si sia trattato di terrorismo psicologico per far desistere il territorio dal provarci oppure se davvero ci siano delle stime legate ad un progetto di ammodernamento e completamento della tratta. Sta di fatto che Matera è destinata a perdere l’ennesimo treno ma non per il naturale ostruzionismo di chi ritiene una città del Sud, di 60mila abitanti, un inutile puntino nella mappa dell’Italia, quanto piuttosto per lo scetticismo e per la rassegnazione che si sono creati attorno a questa opera. Le “teste pensanti” del paesone sono convinte che non serva a nulla. In fin dei conti si arriva a Bari con le Fal (che vanno potenziate a qualsiasi costo) mentre a Potenza non c’è nessun motivo per andarci in treno. Chiacchiere da bar che non tengono conto del futuro ma solo di un presente inebriato dalle luci del supermercato di Matera 2019 che, in assenza di un disegno strategico, si spegneranno facendo tornare la città nella penombra.
Quello che non sempre si riesce a percepire è la tenaglia Potenza-Bari che periodicamente si stringe attorno a Matera e le impedisce di crescere. Spesso i materani si esaltano nel campanilismo regionale e credono invece nell’amicizia e nella collaborazione della Puglia. In realtà la competizione tra territori non segue le linee di confine. E se Potenza spesso ha costituito un freno per lo sviluppo e per le aspirazioni del territorio, altrettanto si può dire per Bari che non ha nessun interesse a far crescere attorno a sé centri di attrazione di risorse e investimenti (chiedere a Taranto e Lecce). “Matera si rivolge verso Bari” dicono gli abitanti culturali che si piegano a Levante come i mussulmani fanno verso La Mecca. Perché mai chi vuol arrivare a Matera per soggiornarvi deve fermarsi prima a Bari o a Potenza? Perché mai le merci prodotte nelle aree industriali della città non possono viaggiare su rotaia? Perché mai la città, che di certo ha un fascino in grado di sedurre studenti universitari provenienti da tutta Europa, non può avere un Ateneo proprio? Perché non ci sono i soldi o perché non c’è programmazione? E’ comodo ritenere che la prima risposta sia quella più esatta ma sarebbe un alibi come quello che si creano tanti papà che comprano la Bmw e pretendono poi di risparmiare sul ghiacciolo per i bambini.
Di certo, la risposta a quelle domande non sta nel campanilismo a senso unico ma nell’incapacità della città di lottare con forza per raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo, per realizzarsi, per spezzare l’isolamento, per proiettarsi verso il futuro senza dover guardare a Bari o a Potenza.
In altre parole, Matera è stata spesso chiusa nel suo provincialismo, intenta a guardarsi l’ombelico e a considerarlo bellissimo, impegnata a dividersi tra guelfi pugliesi e ghibellini lucani, senza ricordare che già Orazio oltre duemila anni fa si era interrogato inutilmente sulla sua identità (lucanus an apulus anceps). Matera è città di mezzo e ha una vocazione naturale ad essere centro attrattore di territori circostanti. Per diventarlo ha bisogno di accettare la competizione con gli altri Comuni ma non ha speranze di vincerla senza infrastrutture (non ne esistono di inutili), senza treni (non metropolitane per pendolari), senza strade e senza istituzioni culturali come l’università. E’ questo lo spartiacque che permetterà alla città di evitare di essere Capitale per un anno e un suggestivo presepe per i secoli a venire. 

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