Salta al contenuto principale

Referendum anti-trivelle, oggi in Cassazione
L’Emilia però sceglie la via del dialogo

Basilicata

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
3 minuti 40 secondi

ANCHE Campania e Liguria hanno detto sì al refendum “antitrivelle”, portando così a dieci il numero complessivo delle Regioni che chiedono di abrogare le norme dello Sblocca Italia e del decreto Sviluppo, considerate “pericolose” per i territori.
Ma alla vigilia del deposito dei quesiti in Cassazione, con i delegati delle dieci regioni che ieri si sono ritrovati a Roma per la consegna delle delibere, dalla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali arriva l’ultimo appello al Governo: «Siamo pronti a sederci a un tavolo per trovare una mediazione e a fare da soggetto di interlocuzione e di raccordo tra le istanze promosse dai Consigli e il Governo». Parola del coordinatore della Conferenza, Iacop, che ha auspicato da parte del Governo un’iniziativa per aprire un tavolo di confronto «prima di trovarci di fronte alla necessità di dover svolgere il referendum». Più che altro una mossa tattica, visto che ormai dal referendum non si torna indietro. Che fa seguito alla posizione assunta dall’Emilia Romagna: il Consiglio regionale, ieri, ha bocciato il referendum, ma non la necessità di cambiare l’articolo 38 dello Sblocca Italia. Il presidente Bonaccini ha annunciato che chiederà al Governo di modificare l’articolo 38, definendo la norma dello Sblocca Italia «confusa, inattuabile in alcune parti e invasiva delle competenze regionali perché allontana le decisioni dai territori».
Insomma, l’Emilia Romagna, più che la via dello scontro istituzionale, ha scelto quella del dialogo, così come aveva inizialmente proposto anche il governatore Pittella.
Ufficialmente la ragione per la quale la maggioranza del consiglio emiliano non ha dato votato per il referendum è che «l’articolo 38 contiene anche elementi positivi, come il primo no secco a fracking e altre tecniche invasive. Standard qualitativi e migliorie».
«Pur comprendendo le ragioni di chi chiede il referendum - ha spiegato il governatore - non considero questo lo strumento più utile per affrontare le questioni». Dunque, la linea del renziano Bonaccini è quella di proporre, prima in conferenza delle regioni e poi nella conferenza stato-regioni, le modifiche dell’articolo 38. Dicendosi convinto che il Governo possa accogliere questa richiesta e ha ipotizzato un tavolo di confronto immediato. Una strategia, improntata alla diplomazia, condizionata anche dall’accordo che l’Emila - produttrice di petrolio, ma soprattutto di gas - ha sottoscritto con il Governo, lo scorso luglio, che in qualche modo corregge e supera le storture dello Sblocca Italia. E che in qualche modo ha spinto ieri i delegati delle Regioni a dire: se un tavolo si aprirà, ci saremo anche noi.
Il partito del segretario Renzi si è astenuto invece in Liguria, dove però il “sì” ha vinto con i voti di tutti gli altri gruppi. Voto favorevole all’unanimità nella Campania di Vincenzo De Luca, che si sente minacciata dalle trivelle nel Sauro e in Irpinia.
E, a obiettivo ormai ampiamente raggiunto, il presidente Lacorazza chiede al mondo dell’informazione di dare più risalto all’iniziativa referendaria. Annuncia una lettera indirizzata al presidente dell’Autorità garante per le comunicazioni, Marcello Cardani. «Non sarebbe ora che i tg nazionali del servizio pubblico radiotelevisivo se ne occupassero?». Al presidente Agcom chiede di intervenire per sollecitare i tg delle reti pubbliche a dare alle Regioni italiane «lo spazio informativo che merita un tema di così grande interesse per le comunità amministrate. L’informazione corretta e approfondita è essenziale per aiutare i cittadini a formarsi un’opinione». E’ chiaro che il presidente guarda in prospettiva: se la Corte Costituzionale dichiarerà ammissibili i sei referendum proposti dalle Assemblee legislative regionali, si dovrebbe votare in primavera. E in questo caso il nuovo obiettivo (quello più importante) sarebbe raggiungere il quorum necessario per rendere valido il referendum.
«Il servizio pubblico radiotelevisivo - spiega, quindi - dovrebbe impegnarsi per informare i cittadini di questa opportunità. D’intesa con i presidenti delle altre Assemblee legislative regionali promuoveremo ogni iniziativa utile per chiarire i termini della questione che abbiamo sollevato con i referendum e che attiene alla necessità che le Regioni e gli enti locali non vengano esclusi da procedure importanti per il futuro dei propri territori».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?