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La crisi di Potenza, si discute del prossimo governo
Carretta: «Nessuna Giunta senza congresso»

Basilicata

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POTENZA - «Sarebbe una fuga in avanti, senza alcuna legittimità formale e politica». All’indomani dell’intesa fallita tra il segretario Luongo e il sindaco De Luca - che sul numero degli assessori della nuova Giunta non sono riusciti a trovare la quadra - sono i consiglieri comunali del Partito democratico (entrambi di area Santarsiero), Gianpaolo Carretta e Nicola Lovallo ad alzare la voce: prima si fa il congresso cittadino fissato, proprio da Luongo, per il prossimo 8 novembre, e poi si procede al nuovo esecutivo cittadino. «Dovrà essere l’assemblea di partito, con l’elezione dei nuovi organi a decidere quale sarà la linea politica del Pd». Non solo per quello che riguarda gli equilibri di potere nel nuovo Esecutivo, ma «soprattutto in relazione ai comportamenti da adottare con l’amministrazione comunale, guidata da un sindaco eletto con l’appoggio delle liste di estrema destra». I due consiglieri, a cui presto potrebbe aggiungersi anche la voce della collega Lucia Sileo, puntano i piedi: qualisiasi altra decisione - sostengono - sarebbe «illegittima formalmente», «illogica razionalmente» e «inaccettabile sul piano politico». Il ragionamento è semplice: che senso ha decidere oggi in vista di un congresso che si terrà tra poco più di un mese? E soprattutto, chi decide e con quale legittimità visto che gli organismi sono scaduti ormai da tempo? «Significherebbe mortificare la base del partito, alla quale, in questo modo, verrebbe negata la possibilità di esprimersi e di confrontarsi», tuona Carretta. Anche perché - l’ex capogruppo lo ha ribadito anche nella seduta di Consiglio di ieri mattina - «non è solo una questione di nomi. Bisogna ragionare insieme sull’idea di città e sul progetto politico-amministrativo da mettere in campo». Al Quotidiano aggiunge: «Neanche Lungo è legittimato a chiudere accordi con De Luca, se prima non si fa il congresso». Per Carretta e Lovallo, il segretario regionale dovrebbe fare da garante delle regole formali e politiche, «nel rispetto dell’intera comunità del Pd cittadino».
«Ogni decisione che andasse in senso opposto - continua la nota congiunta dei due consiglieri - sarebbe frutto di scelte personalistiche ed di organigramma, che guardano agli interessi particolari e non al bene della città».
Insomma, non si può pensare di celebrare un congresso a babbo morto. Al di là di quale sarà quella predominante, bisogna tener conto di tutte le posizioni. E quella di Carretta, che nei mesi scorsi aveva tentato anche la via del ricorso al Tar per staccare anticipatamente la spina alla Giunta De Luca, non è cambiata nemmeno di una virgola: «Il Pd non può governare insieme a un sindaco che si è candidato contro il partito e contro 20 anni di amministrazione di centrosinistra. Che ha dichiarato un dissesto ideologico che poteva essere evitato. Che ha sforato il Patto di Stabilità e che, nonostante tutto, fino a questo momento è stato aiutato da questo partito». «De Luca - spiega ancora al Quotidiano l’ex capogruppo - avendo vinto le elezioni, è legittimato a governare. Lo faccia con la sua Giunta, dimostri che è in grado di farlo. Ma l’appuntamento con le urne non può essere rimandato oltre la prossima primavera». Quella di Carretta resta una voce di minoranza dentro al Partito cittadino ormai pronto a salire a Palazzo di città come partito di Governo. «In questo caso, chiaramente, accetterò la linea votata dalla maggioranza. Ma non si può negare a nessuno di discutere le singole posizione negli organismi opportuni».

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