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Trivelle, Pittella invoca pausa di riflessione
Lacorazza: «Toccherà ai cittadini esprimersi»

Basilicata

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SUBITO dopo “referendum” - a dispetto dell’iniziativa che, portando gli italiani al voto con lo scopo di abrogare parti di legge dello Stato, ha insita l’idea del contrasto tra livelli istituzionali - la seconda parola d’ordine è “confronto”. La usa il presidente Pittella che nel suo intervento, dopo la consegna dei quesiti referendari presso la Corte di Cassazione, auspica che, sia il Governo che le autonomie locali, vadano avanti sulla linea «del dialogo costruttivo». E la usa anche il presidente Lacorazza, ma in replica alle recenti dichiarazioni del presidente dell’Emilia Romagna, Bonaccini. Nel Consiglio regionale di qualche giorno fa che ha bocciato l’ipotesi referendaria, quest’ultimo ha comunque sostenuto la necessità di modificare l’articolo 38 dello Sblocca Italia. Ma attraverso il confronto e non con lo scontro. Senza l’iniziativa portata avanti dalle Regioni e in particolare della Basilicata - replica ora il presidente del Consiglio lucano - «oggi non saremmo nemmeno qui a discuterne». E gli interventi dei massimi esponenti istituzionali della Basilicata fa emergere nuove divergenze sulla strategia da seguire in fatto di estrazioni.
Quello di Pittella è un vero appello a Matteo Renzi a «una pausa di riflessione», dopo il messaggio forte di un comune sentire che i territori hanno manifestato con l’adesione di ben 10 regioni all’iniziativa referendaria. Per il governatore è necessario discutere «con la serietà e il pragmatismo che ha sinora contraddistinto l'azione del premier Renzi, il delicato rapporto che esiste tra sviluppo economico e difesa dell'ambiente, in un momento peraltro contrassegnato dalla caduta verticale del prezzo del petrolio».
Una «pausa di riflessione» per ragionare sulla sostenibilità degli ingenti investimenti ma soprattutto per costruire un clima di «maggiore fiducia» con i cittadini, «rinsaldando il rapporto tra i vari livelli istituzionali».
Ma soprattutto - ed è questo il passaggio fondamentale dell’intervento del presidente lucano - «è lecito inoltre attendersi una fase di slancio del confronto costruttivo già in atto con il Governo nazionale, che faccia propria la necessità di evitare un generico referendum pro o contro il petrolio, partendo dal presupposto che lo sfruttamento delle risorse energetiche del nostro Paese vada reso possibile, come peraltro avviene da anni in Basilicata, in un quadro di sostenibilità ambientale, oltre che di garanzia delle vocazioni turistiche dei singoli territori e di tutela della salute umana». Insomma, dopo “la minaccia” dello scontro istituzionale, Roma si metta al tavolo a dialogare con i territori. «Il nuovo regionalismo che personalmente mi sento impegnato a costruire con gli altri colleghi presidenti - chiarisce ancora Pittella - più che sulla mera rivendicazione territoriale, si fonda su una visione di responsabile cooperazione interistituzionale, per dare fiducia e speranza ai nostri cittadini». Del resto la stessa posizione era stata ribadita anche dal coordinatore della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, Iacop alla vigilia della consegna dei quesiti. Anche in risposta alle dichiarazioni del governatore emiliano: «Cambieremo l’articolo 38 dialogando il Governo, portando la questione prima in Conferenza delle Regioni e poi in quella Stato - Regioni». E proprio a quest’ultimo, ieri, ha voluto rispondere il collega della Basilicata, Lacorazza: «Ben vengano quindi le iniziative annunciate da Bonaccini per riaprire la discussione sulla strategia energetica nazionale oltre che per modificare le norme sulle procedure per le concessioni. Ma ora, se l’iter relativo alla verifica dei profili di legittimità e di ammissibilità sarà concluso con esito favorevole, come auspico, ad esprimersi a questo punto dovranno essere i cittadini con il referendum, come è giusto che sia. Se nel frattempo la politica non sta ferma, ascolta i territori e, come dice Bonaccini, modifica le norme di incerta applicazione, questo è un bene». Una risposta al presidente emiliano, ma, a ben guardare, anche a quello lucano. Per Lacorazza, il referendum ormai “s’adda fare”. Anche perché, ha spiegato ancora il presidente Lacorazza, i i limiti dell’articolo 38 emergono in maniera ancora più evidente con il disciplinare attuativo della norma, che in assenza del Piano delle aree, per il quale servirebbe appunto l’intesa in Conferenza unificata e il procedimento Vas, «mortifica chiaramente le competenze di Regioni ed enti locali».
«Ecco la principale ragione del referendum, senza il quale, ripeto - conclude Lacorazza - forse non saremo qui a discutere di modificare il 38».

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