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Il 2019 passa in primis da Matera
Servono scelte coraggiose, alta la posta

Basilicata

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IN CALABRIA pensano di fare un inutile canale che tagli in due la regione da Lamezia: costo oltre 9 miliardi di euro. In Sicilia si torna a discutere del ponte sullo Stretto.

In Puglia è in atto una vera guerra per portare l’alta velocità ferroviaria fino a Lecce.
In Basilicata si ragiona sulla Potenza-Foggia (una linea per pendolari) sul raddoppio della strada statale 7 Matera-Ferrandina con eventuale prolungamento (che probabilmente non ci sarà) verso Gioia del Colle e ci si divide sul costo di una tratta ferroviaria, sul medesimo percorso della strada, già in gran parte realizzata e su cui sono stati già sprecati circa 200milioni di euro.
Non bisogna chiedere troppo, è lo slogan che risuona in ogni angolo della capitale della cultura, quasi che ragionare sulle infrastrutture sia come scrivere la letterina a Babbo Natale.
Se così è, almeno la si scriva bene questa letterina. “Caro Ministro c’è Matera 2019”, risposta: vi faccio arrivare il Freccia Argento a Potenza e poi vi metto un bus di raccordo. “Caro Ministro facciamo umilmente notare che parliamo di Matera 2019, non di Potenza”, risposta: vabbe’ arriviamo fino a Ferrandina e finanziamo il raddoppio delle Fal da Bari a Grumo Appula. Insomma, le soluzioni non arrivano mai in città, le girano attorno come la nuvoletta di Fantozzi quando gli impiegati hanno sete. Così diventa una via crucis con 2019 stazioni.
Secondo uno studio dell’Università Bocconi di Milano, per l’Expo 2015 sono stati spesi circa 3 miliardi di euro in investimenti diretti per le infrastrutture (strade di collegamento, autostrade ecc.) e altri dodici per quelli indiretti (nuove fermate della metropolitana, opere di urbanizzazione ecc.). Il totale fa pressappoco 15 miliardi. Il solo padiglione Italia dell’Expo, quello che ospita lo spazio delle Regioni e che sarà smontato al termine dell’esposizione, è costato oltre 62 milioni di euro, poco meno della metà di quanto costerebbe secondo stime ragionevoli il completamento della Ferrandina-Matera adeguata ai nuovi standard del collegamento veloce.
Per Matera 2019 non è ancora chiaro il quadro finanziario di riferimento. Si parla di 1,2miliardi di investimento ma si cumulano opere infrastrutturali che interessano altre aree della regione che non hanno nessuna relazione con l’evento. E’ comprensibile l’obiettivo politico di realizzare le previsioni di un piano regionale dei trasporti che colpevolmente dimentica Matera ma è giusto farlo sacrificando le aspettative secolari e le prospettive di sviluppo di una città e del suo territorio?
Quanti soldi e su quali opere straordinarie il Governo è disposto ad investire per Matera Capitale?
Nel frattempo si stilano classifiche di priorità ma, a ben vedere, tutte le soluzioni prospettate per spezzare l’isolamento della città si riferiscono al collegamento più che alla realizzazione di nuove infrastrutture. La differenza è quella che passa tra il solido e il liquido. I collegamenti Matera li ha sempre avuti (per Bari, per Potenza, per Roma), magari a dorso di mulo, in carretto, in pullman o in littorina ma ci sono sempre stati. Quello che è sempre mancato sono le infrastrutture, strade e ferrovie, vale a dire la differenza che passa tra sviluppo e sottosviluppo. Cosa cambia per Matera se si arriva a Bari in 60 minuti (le Fal dicono 55) invece che in 80 come avviene adesso? Cosa cambia per Matera se il pullman da Potenza o da Ferrandina (dove la stazione è chiusa è bene ricordarselo) è marchiato Fs invece che Liscio o Grassani? In altre parole, cosa resterà di Matera 2019? Forse davvero nulla. Persino il raddoppio della strada Matera-Ferrandina, se non la si prolunga verso la direttrice Gioia del Colle risulterà essere un brodino tiepido da mandare già. Quella infrastruttura ha un senso se riesce a mettere in relazione Matera e il suo territorio con i popolosi centri dell’area murgiana della provincia di Bari e di Taranto perché potrebbe cambiare l’asse di gravitazione di quelle realtà spostandolo in parte verso la Basilicata. E’ per questo che quell’opera può essere strategica non perché è più comoda da percorrere.
Per Matera, e forse anche per la Basilicata, si sta giocando la partita della vita. Giocarla in difesa significa quasi certamente perderla. Gli obiettivi che oggi vengono sbandierati come possibili successi sono da minimo sindacale e probabilmente sarebbero raggiunti comunque. Quello che si può e che probabilmente si deve fare, è puntare allo straordinario. Perché una volta passato il treno del 2019 non passerà più.

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