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Così Lacorazza detta la linea a Pittella
E gli speranziani tornano protagonisti

Basilicata

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NON bisogna mai infierire, né essere gladiatori quando si sta sugli spalti. La vita politica è difficile, e bisogna essere indulgenti con gli affanni di quanti vivono un momento di stanchezza o di debolezza. Allorquando Marcello Pittella vinse le primarie del Pd – anticamera della sua elezione a presidente della Regione – il messaggio politico che passò, nella sua dura contrapposizione a Piero Lacorazza, espressione in larga parte dell’apparato post-comunista, fu il seguente: si volta pagina col “sistema Basilicata”, basta con i rituali unitari ma paludati a cui ci avevano abituati i vecchi e i giovani elefanti del Pd. Tanto che il nostro “Quotidiano” lo ribattezzò “il Gladiatore”.

La vita è proprio strana, però: oggi quegli elefanti sono stati “sconfitti” a Roma, ma a Potenza sono più forti che mai, tanto che la Basilicata è l’unica regione dove il Pd è, de facto, bersaniano. Qualcosa non sta funzionando, e la vicenda petrolio lo dimostra fino in fondo. Lacorazza, le cui opinioni conservatrici sul ruolo degli enti locali non condividiamo nemmeno un po' (ma rimandiamo per ulteriori approfondimenti alla risposta che ieri gli ha dato Oscar Giannino su “Il Mattino”), sta in queste ore dettando la linea politica della Basilicata.

Pittella è di fatto appiattito sulla retroguardia della solfa delle Regioni che ancora insistono a volere una politica estera e una politica energetica a Bari, a Napoli, a Potenza e a Catanzaro. Nulla di grave, ci mancherebbe. Ma queste posizioni così conformiste e conservatrici ci ricordano francamente gli anni di De Filippo, quando i maggiori sforzi politici erano tutti dedicati alla famosa “quadra” tra i poteri e gli interessi locali.

Forse chi è renziano in Basilicata non sta aiutando Pittella a esserlo fino in fondo, e questo è un sospetto; oppure, cosa ben più grave, Pittella ragiona pensando al futuro, perché è pur sempre probabile che prima o poi la sinistra dem possa riprendersi il partito.

A quel punto potrebbe presentarsi a credito come colui che mai accelerò il Pd lucano nella direzione di una svolta vera e definitiva. Ma dove sono finite quelle urla appassionate delle primarie se ieri sull'”Unità” e su “Il Mattino” a dettare la linea della Basilicata era Piero Lacorazza? Pittella è debole, attendista, “trattativista”.

Colpa di un renzismo lucano troppo debole e poco organizzato, oppure frutto di un accordo tra tutte le componenti partitiche per tenere in vita – dopo aver cambiato tutto affinché nulla cambiasse – il solito “sistema Basilicata”? Perché a Pittella non riesce in Basilicata quel che a Renzi sta riuscendo a livello nazionale?

Stiamo solo infierendo? Siamo poco indulgenti con il difficile mestiere di “gladiatore”?

Sulla questione petrolio Pittella si è messo in fila dietro De Luca, Emiliano e Oliverio, e canta coi piedi ben caldi “bella ciao”, voltando le spalle alle immani fatiche del riformismo di Palazzo Chigi. Ma non era quello che tanti si aspettavano.
A oggi dobbiamo prendere atto che dopo aver accettato lo SbloccaItalia, Pittella in questi mesi ha deciso di ascoltare, intimorito e ondivago, tutti, dai grillini agli ex-comunisti che, pur avendo perso, continuano a far sentire il proprio peso. A Roma, gli Speranza sono stati messi alla porta. A Potenza, li si sta facendo ritornare protagonisti assoluti. Solo colpa di Pittella?

Intanto, il “papocchio” è fatto: a livello nazionale Pittella e Lacorazza sono ascoltati come voce unica. E questo non è per forza un male, ma ricordiamo bene quel che entrambi dicevano l'uno della politica dell'altro. Peccato: sulla questione petrolio la Basilicata poteva esprimere una posizione avanzata e coraggiosa. Siamo invece tornati in un batter d'occhio agli attendismi e ai bizantismi del più grigio periodo “defilippiano”.

Appunto: todos caballeros pur di non rischiare una leadership importante, almeno di provarla senza pensare al futuro prossimo della propria sopravvivenza.

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