Salta al contenuto principale

Referendum versus sviluppo?
Gli effetti politici di una campagna

Basilicata

Tempo di lettura: 
5 minuti 10 secondi

Ieri Andrea Di Consoli, in un editoriale sul Mattino che ne accompagnava un altro di Chicco Testa, affrontava il tema petrolio in Basilicata con le stesse convinzioni e la stessa forza argomentativa che i lettori del Quotidiano conoscono. C'è un fatto nuovo, importantissimo, 

di cui bisogna tener presente da qui in poi nelle discussioni sulla questione estrazioni, e cioè le firme per il referendum e la vasta campagna di cui è stato ed è protagonista il presidente del consiglio regionale lucano, Piero Lacorazza. Non c'è dubbio che quest'ultimo ha guadagnato col suo #batticinque una nuova riconosciuta visibilità, riuscendo a perimetrare una posizione che si è andata via via politicamente definendo. Anche se, in verità, benchè lo stesso Lacorazza abbia espressamente ribadito di non partire da posizioni No triv, è proprio quest'ultima connotazione a prevalere come messaggio. Non solo, la posizione referendaria vien ricondotta, più indistintamente, a una generica posizione delle regioni che hanno aderito all'iniziativa di consultazione popolare. Tant'è che Chicco Testa, nel citato editoriale di ieri, se la prende con i “governatori che assomigliano sempre più a cacicchi senza responsabilità”. Anche il Corriere della sera, l'altro giorno, nel pezzo di cronaca sul depositio delle firme in Cassazione sosteneva, con implicito dissenso, che le regioni stavano mettendo all'angolo il più generale dibattito sulla strategia energetica nazionale.

In realtà le posizioni, nella regione serbatoio, che è la Basilicata, sono ben diverse. Ma, come scrivevo solo qualche giorno fa, difficile spiegarne le differenze, all’interno e all’esterno della Regione.

Vale la pena ricordare anche il bel pezzo di Salvatore Russillo, sempre attento alle questioni della Valbasento, pubblicato sul Quotidiano due giorni fa, nel quale l'autore si chiedeva, con molta desolazione, cosa mai Enrico Mattei avrebbe potuto dire oggi. Russillo ricordava il famoso blitz di Cremona fatto dal padre dell'Eni che agì d'autorità per non finire ingabbiato nella selva delle regole e autorizzazioni e permessi dei vari livelli istituzionali che oggi in Italia, pur nati come garanzia di controllo, spesso diventano un ostacolo sotto le mentite spoglie della legittimazione popolare al principio d'autorità. Sarà interessante seguire l'iter del referendum, se supererà il primo esame di ammissibilità, per misurare anche l'impulso nervoso della nostra democrazia oggi, per vedere cioè se su una questione così strategica lo strumento voluto dalla costituzione non sia solo l'involucro istituzionale di un più generale dissenso verso lo Stato che però resta imbalsamato nel vociare diffuso senza coagularsi nello sforzo (a volte fisico) di staccarsi dal computer e andare a votare.

Lacorazza sostiene che non c'è uno Stato che vuole bene all'Italia e un territorio che lo odia. Certamente vero anche il contrario. Siamo tra l'alfa e l'omega. Il ragionamento sconfina sul terreno delle dottrine politiche e di questo passo potremmo arrivare al congresso di Vienna. Più concretamente dobbiamo porci il problema (che non può coincidere – almeno per noi quisque de populo – nell'essere renziani o antirenziani) di cosa serva oggi all'Italia, di come coniugare sviluppo e ambiente, dobbiamo chiederci quali sono i modelli di sviluppo a più direzioni ai quali possiamo guardare. Ne ho scritto più volte, lo rifaccio: turismo, creatività e industria possono coesistere. E l'esempio è anche qui da noi, in Basilicata. Quale esempio di regia unica ed efficace hanno dato le regioni finora?

Ieri pomeriggio mi segnalavano che in tutta la Val D'Agri c'era un'aria irrespirabile, segnale di presenza di anidride solforosa. Problemi alla quinta linea del centro oli? I problemi veri che generano sfiducia sono questi e il fatto che capitino così spesso radicalizza il dibattito e induce a decapitare l'argomento: eliminiamo le estrazioni ed eliminiamo il problema alla base.

Dunque il petrolio e i suoi effetti politici. Raccontano di un Luca Lotti molto innervosito per la campagna referendaria, evidentemente poco gradita al premier. Forse è questo il motivo per il quale, ancora ieri, il presidente della Basilicata, Marcello Pittella, frenava lo slancio in avanti di Lacorazza. “Riprendiamo il dialogo istituzionale”, diceva. A ben vedere è proprio il governatore quello che politicamente deve ora decidere con maggiore determinazione la strategia. Se noi abbiamo una classe dirigente di lotta e di governo – come scriveva ieri Di Consoli – non solo l'effetto è destabilizzante perchè non aiuta a capire le posizioni con chiarezza, ma trasferisce il fondato sospetto che dette posizioni siano solo frutto di un fiuto da torretta d'avvistamento. Qual è la direzione del vento, oggi? E le direzioni da osservare sono ovviamente due, coincide l'umore popolare con quello del governo? Non sempre i due venti vanno nella stessa direzione. Il destino ha voluto che alla Basilicata fossero riconducibili i due germi del dissenso di cui ci occupiamo quotidianamente: viene da Potenza l'antirenzi moderato, Roberto Speranza (cosa farà al prossimo congresso nazionale del Pd?) e viene dal suolo lucano la ricchezza nera la cui estrazione è strategica per il Paese. Non c'è ancora un bivio, ma potrebbe esserci. Chi va da una parte, chi dall'altra? E in quale compagnia?

Il rischio vero, anche per molte anime belle, è che se dici che sei favorevole alle estrazioni petrolifere ti ritrovi contro, in maniera violenta e offensiva, una vasta platea di ambientalisti, grillini e varia umanità. E qui c'è un altro aspetto non secondario che Andrea Di Consoli sottolineava, il ruolo degli intellettuali. Lo riporto integralmente : “Anche gli intellettuali dovrebbero accettare la responsabilità di essere classe dirigente, dismettendo il conformismo della cultura come resistenza e l'immaturo riflesso pavloviano della critica del potere a qualsiasi costo e in qualsiasi circostanza”. Sostenere dunque che la Basilicata ha bisogno del petrolio non può essere un tabù. L'iniziativa referendaria che parte dal Sud ha avuto sicuramente il merito di far uscire il dibattito sul petrolio dalla Basilicata e, a mio avviso, potrà avere una ricaduta utile per i territori se sarà la premessa per una rivendicazione modello Scozia, perchè vogliamo più benessere e più sviluppo. E non se sarà una preoccupazione di rappresentanza politica alimentata dai timori delle ostilità locali.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?