Salta al contenuto principale

«Un Pd avvilente, non è quello che sognavo»
Intervista a uno dei fondatori dei dem lucani

Basilicata

Tempo di lettura: 
9 minuti 29 secondi

POTENZA - Il Pd lucano davvero può rinunciare a quegli uomini e quelle donne che per esperienza, analisi politica, storia e spessore politico potrebbero ancora fare bene in una fase così confusa? Erminio Restaino è senz’altro uno dei padri del Pd. Ma a una delle ultime riunioni di partito gli è stato impedito l’accesso.

Ricorda: «Mi sono sentito molto mortificato ma dal Pd ho subito tante mortificazioni. Rimane il mio partito comunque». Intanto fu lui che nel 2005 dopo le regionali vinte dall’Ulivo scelse di non aderire al gruppo consiliare della Margherita ma a quello di “Uniti nell’Ulivo” proprio per accelerare una svolta. Due anni dopo poi nacque ufficialmente il Pd. Lui a quella fusione ci credeva da molto prima: «Fu una stagione esaltante che per noi popolari era partita ancora prima quando costruimmo la Margherita. Poi venne la costruzione dell’Ulivo e quindi del Pd per dare al Paese una semplificazione politica di centrosinistra».

Era la stagione del record del centrosinistra in Basilicata e del Partito Regione. Da allora tante cose sono cambiate.
Restaino, alla luce di quello che è oggi il Pd un pò si pente di quell’operazione, o meglio c’è rammarico?
«Sono avvilito, e lo dico sia rispetto al Pd nazionale e sia in particolare a quello regionale. Credo che in moltissimi dei nuovi protagonisti manchi un senso profondo di appartenenza. Cioè molti di questi protagonisti potrebbero essere iscritti a qualsiasi partito. Non sentono l’appartenenza che significa avere una linea e una strategia che non ti può far fare operazioni politiche qualunque esse siano».

Sui “social” lei è diventato uno dei “polemisti” per eccellenza del Pd lucano. Scrive anche di un Pd che non è più nemmeno un partito. Lo pensa seriamente?

«Il Pd nazionale e quello lucano sono in una crisi profondissima. Non comprendo questa acredine nei confronti di Renzi. Credo che l’area della sinistra riformista stia facendo dei disastri accontendandosi di vittorie di facciata. Dopo che hanno votato tutto. Dalla riforma elettorale, al Jobs act, alla Scuola si accontentano e gridano alla vittoria perchè hanno ripristinato il listino per i senatori. E’ una sciocchezza assoluta che ancor di più allontanerà fasce di elettorato. Ovviamente non è colpa di Renzi o comunque non è solo colpa di Renzi».

Sono fenomeni politici irreversibili?

«Mi auguro che non sia irreversibile. Certo ognuno ci mette del proprio. Renzi con quegli atteggiamenti da bulletto che dovrebbe evitare. Anche se bisogna riconoscere che sta avendo successi elettorali accompagnati da risultati evidenti per il Paese. Insomma l’Italia si muove e dovremmo fare il tifo per la nostra nazione se proprio non si riesce a farlo per Renzi. Mentre per la Basilicata tanti amici dovrebbero iniziare a maturare che i congressi si possono pure perdere. Io sono preoccupato perchè il Pd delle origini, che era un partito che aveva idee e alla fine riusciva a fare sintesi, rischiamo di non averlo più se viene compiuta una operazione, vagheggiata da più parti della creazione di una forza di sinistra. Mi lascio andare: credo che la crisi della sinistra sia davvero profondissima se si affidano a Civati le possibilità di riscossa. Purtroppo vedo tanti Civati anche in Basilicata».

Si può ridurre la crisi del Pd lucano solo a “quell’incidente di percorso”, per citare Luongo, della vittoria di Pittella contro Lacorazza alle primarie del 2013?

«Purtroppo è così. La vittoria di Pittella non può essere considerata un incidente di percorso. Mi rendo conto che chi è sempre stato abituato ad avere il bastone del comando in mano abbia avuto una battuta di arresto. Ovviamente non è solo colpa di chi ha perso. Pittella ci mette molto del suo perchè se è vero che lui non può essere considerato un incidente di percorso è anche vero che lui non aiuta il Pd. Mi riferisco alle stesse primarie e quello che vediamo nelle comunali. Non si può continuare con questa idea che bisogna costruire partiti paralleli. Per il resto Marcello fa un lavoro dignitoso alla Regione. Ma non basta. A me ha molto impressionato una dichiarazione dello stesso Pittella in una assemblea regionale quando disse che “se non si fa l’accordo a Roma non si può farlo in Basilicata”. Questo, magari io esagero, ma è un alto tradimento nei confronti degli interessi dei lucani e della nostra Regione. Temo però che creare tutto questo fumo serva per nascondere i veri problemi e le inadeguatezze politiche e di governo. Ovviamente parlo non solo di Pittella ma dell’intero quadro».

Intanto ora c’è la questione petrolio e del Referendum che crea polemiche e sospetti intestini nel Pd lucano. Che idea si è fatto?

«Penso che da quando abbiamo cominciato a occuparci di petrolio in Basilicata sia stato fatto un buon lavoro. Da Bubbico fino a Pittella. Ovviamente con qualche frenata dettata più dall’emotività. Mi riferisco per esempio alla “moratoria” alla quale lavorai anche io. Complessivamente però credo che sia stato fatto un buon lavoro. Ovviamente ci sono questioni spinose che andavano seguite meglio. Mi riferisco alle vicende ambientali e della salute. I nei: non è mai stato fatto un punto zero, il registro tumori, il monitoraggio. Ma sostanzialmente rispetto alle ricadute economiche in Basilicata ritengo sia stato fatto un buon lavoro. Si provi solo a immaginare con la crisi economica e finanziaria che abbiamo avuto in questi anni, dove saremmo se non ci fossero state le risorse del petrolio. Oggi brandire le vicende del pettrolio come fosse un bastone, o per elevarsi sugli altri o per “picchiarli” è sbagliato. Bisognerebbe stare uniti per ragionare al meglio. Anche perchè siamo in un tempo in cui la comunità di Basilicata non ti perdona più niente».

Tra Sblocca Italia, Referendum ci sono già state divisioni e distinguo...

«Temo che ci siano troppe tifoserie e che ognuno su queste vicende cerca di costruirsi una propria visibilità politica».

Tipo?

«Vedo ad esempio un dirigente avveduto e attento come Lacorazza che ha trovato un filone importante e lo continua a condurre con grande abilità. Il risultato però che si ottiene è politico. E’ sicuramemte importante ma non aiuta a risolvere i problemi. Certo la difesa del territorio e del regionalismo... Ma siamo alla terza lettura in Parlamento e tra poco alla quarta della riforma del Titolo quinto. Tra poco il regionalismo per come lo conosciamo sparisce e quindi starei un pò più cauto a cantare vittoria. Proverei piuttosto a tenere in campo una doppia strategia: un pò rivendicare altri diritti attraverso una strumento straordinario come il Referendum (sarebbe stato meglio se l’avesse fatto la politica) e dall’altro lato Pittella che continua a dialogare con il Governo. Basta con la campagna promozionale a chi è stato più bravo».

Resta un silenzio del Pd sulla questione referendum che inizia a indignare la rete...

«Il Pd per la verità sta in silenzio su tutto».

E Luongo?

«Antonio è stato bravissimo per decenni a fare un lavoro: mettere insieme le classi dirigenti e costruire tranquillità. Lo abbiamo eletto per questo all’ultimo congresso regionale visto che forse era l’unico in grado di farlo: chiudere una fase di scontri. Bisognerebbe metterlo nelle condizioni di farlo. La verità è che è diventato la controfigura di se stesso. E’ trascorso un anno e mezzo e non si riesce nemmeno a eleggere gli organismi di partito. Luongo poi non sa buttare fumo negli occhi».

Intanto Luongo ha annunciato il congresso cittadino di Potenza e sta lavorando alla giunta comunale con qualche intoppo...

«Mi sono speso fin dall’inizio a tentare di calmare le acque. Abbiamo perso. Le cose le conosciamo e ero convinto che fosse sbagliato andare alle elezioni anticipate. Oggi ho cambiato idea. Si deve tornare alle urne, ma non per tentativi di rivincita. Il Pd ha bisogno di una lezione vera sulla città di Potenza. Deve perdere seriamente. Questa situazione nella quale “abbiamo perso ma abbiamo tanti consiglieri eletti” e stiamo a piatire posti di responsabilità non è un bene. Di certo siamo in una situazione vergognosa».

A due anni dalle regionali, ha smaltito la delusione di non essere stato candidato per fatti giudiziari che poi l’hanno vista scagionato?

«Me ne sono fatto una ragione. Provo, se me ne daranno la possibilità, a continuare a dare una mano al mio partito. Rimango convinto però di aver subito una ingiustizia per la una linea politica del Pd di “bieco giustizialismo”. La cosa che mi fa sorridere è che quella operazione con il mio defenestramento dalla giunta regionale si è ritorta contro chi l’aveva organizzata».

Perchè?

«Entrò in Giunta regionale al posto mio Marcello Pittella. Che poi da quella posizione, da bravissimo politico quale è, riuscì a costruire la sua candidatura a presidente della Regione».

Come giudica l’azione di Folino?

«Vincenzo è sempre passato per uno dalle posizioni coraggiose. Ed effettivamente ne ha prese tante. E insieme a questo aveva un piglio forte. Penso che invece adesso si stia comportando da vigliacco».

Addirittura?

«Lo dico perchè lascia il Pd in un momento di difficoltà del partito e sua personale dal punto di vista politico. Questo secondo me è un atto di vigliaccheria. Può fare meglio e potrebbe dare una mano anche essendo meno forte di quanto sia stato per almeno un decennio in cui esprimeva politica ma anche tanta gestione».

Pure De Filippo, il nemico - amico di Folino per antonomasia è in difficoltà?

«Credo di sì. Lui si è messo il gagliardetto di aver sciolto il Consiglio regionale in anticipo. Lo ha fatto, secondo me, per salvare se stesso. Ma non so quanto questa cosa gli possa servire ora da qui alle prossime elezioni».

Non ha mai nominato Speranza. Cosa pensa di lui?

«Provo a essere buono con lui perchè è uno dei miei bersagli preferiti su Internet. Per me ha fatto una stupidaggine enorme a dimettersi da capogruppo alla Camera. E a poco gli serve nasconderla dietro alla coerenza nei confronti di Bersani. Lui aveva il dovere di essere coerente nei confronti della Basilicata. Da capogruppo poteva continuare a dare una grande mano a Pittella, alla Basilicata e al Pd lucano. Ha preferito la facile coerenza nei confronti di Bersani e non la più dolorosa coerenza nei confronti della Basilicata. Detto questo non credo sia un leader nemmeno per la Basilicata. Un leader dovrebbe costruire una coesione tra quelli che sono dell’area riformista a sinistra di Renzi. Non per fare la guerra a Pittella ma almeno per costruire un polo alternativo per fare una sintesi. Invece chiede per sè e per i suoi amici. Ma i veri leader queste cose non le fanno».

s.santoro@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?