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Elezioni? Nessuno può affrontarle ora
A Potenza entrambi gli schieramenti in calo di popolarità

Basilicata

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POTENZA - Tutti le vogliono, almeno così sembra. Elezioni? Sempre meglio che questo stillicidio.

Così dicono un po’ tutti, a destra e sinistra. Perché il governo di Potenza è bloccato, arenato, stretto in una morsa politica fatta di tatticismi, equilibri complessi, litigi perenni.

Il centrosinistra (con in testa il Pd) non trova la quadra per poter proporre la propria parte di squadra di governo.

Il sindaco Dario De Luca non riesce a risolvere il complicato rapporto con il centrodestra che lo ha sostenuto fin dal primo turno, ma che in consiglio è minoranza.

Andare a votare - dicono tutti - sarebbe la scossa decisiva. Ma è davvero questo l’obiettivo?

La verità è che nessuno degli schieramenti è pronto per affrontare una nuova campagna elettorale. Nessuno ha il candidato giusto, né la possibilità di proporre agli elettori un elenco importante di cose fatte.

Da più di un anno una nuova amministrazione e un nuovo consiglio comunale sono in carica. Ma della ripartenza della città si è solo discusso. La pratica è stata altra cosa, con l’attività praticamente bloccata dal posizionamento politico.

Solo il Movimento 5 Stelle può contare sul legame con la propria base, ma i numeri a Potenza non sono tali da garantire l'assalto al Palazzo. 

Il bilancio riequilibrato doveva essere lo stop-and-go della legislatura: a un mese di distanza dall’approvazione dei conti in pareggio, a Palazzo di Città l’aria è ancora d’attesa. Eppure stanno perdendo tutti.

Il centrodestra sa bene che il momento magico è stato superato. Probabilmente se la città fosse stata chiamata a votare un anno fa, dopo l’approvazione del dissesto, il centrodestra - decisamente più compatto di quanto non sia ora - avrebbe portato a casa risultati importanti.

Lo sa anche il centrosinistra, che dopo un anno ha persino peggiorato la distanza con la città: senza proposta, né posizione chiara nei confronti dell’amministrazione.

Il centrodestra ha perso pezzi, unità e forse anche la fiducia di un pezzo di elettorato che avrebbe voluto maggiore autonomia nel governo del capoluogo. Certo, non c’erano i numeri. Ma in un anno le intese sono state fatte e disfatte mille volte, i documenti firmati e poi stracciati.

De Luca ha più volte annunciato le dimissioni. A febbraio scorso le ha persino consegnate, ritirandole poco dopo con l’appoggio di quasi tutto il centrosinistra. Anche allora, probabilmente, se non ci fosse stato il dietro front, il centrodestra avrebbe potuto affrontare una campagna elettorale vincente.

Oggi, ancora una volta, dicono tutti che sia meglio andare a votare. Nel frattempo, perde la città.

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