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La valanga di Adduce su Pittella e De Ruggieri
L'ex sindaco di Matera raccoglie i suoi e attacca

Basilicata

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MATERA - Che si dice al Comune? Più tasse, più spese, zero attività e Quintano deve dimettersi.
Il “Vangelo secondo il Pd” può essere riassunto così. Salvatore Adduce e i consiglieri comunali della minoranza, si sono dati appuntamento in quella piazza Pascoli, che spesso in campagna elettorale ha ospitato le iniziative del centrosinistra.
Un modo diverso di intendere il ruolo di opposizione, in una città in cui l’opposizione in consiglio comunale è sempre stata evanescente. Il leader della pattuglia democratica nell’Assise cittadina ha serrato i ranghi, ha ragionato pacatamente, senza rinunciare alla polemica, rispetto all’inerzia amministrativa del governo De Ruggieri ma quando, su sollecitazione del pubblico, ha analizzato i motivi della sconfitta elettorale, ha scatenato il pitbull che è in lui mordendo il presidente della giunta regionale, Marcello Pittella. «Non c’è scritto nella Costituzione che un governatore debba affossare il sindaco del suo partito», ha detto in chiusura di incontro un Adduce, che ha ricordato l’assaltatore della campagna elettorale. Segno che la sconfitta è ancora lontana, molto lontana dall’essere metabolizzata.
La giornata in piazza Pascoli si era aperta con un centinaio di persone a rispondere alla chiamata del Pd. «Che si dice al Comune -ha esordito Adduce- è la domanda che mi fanno spesso e a cui io rispondo niente perché al Comune è calata una coltre, una cappa che non permette di definire cosa stia accadendo. Questo per noi è elemento di grande preoccupazione. Chi governa deve proporre e fare, ma non ha fatto nulla finora, anche perché proprio chi in campagna elettorale esaltava il fare ha dimenticato che prima bisogna pensare». «Dov’è tutto questo fare?», si è chiesto l’ex sindaco, rincarando la dose: «Una cosa hanno fatto e l’hanno pure sbagliata: il bilancio. La realtà è venuta su questo unico atto di governo su cui si sono applicati e che come risultato ha portato il salasso per i cittadini che si sono trovati 7 milioni in più di tasse da pagare».
Adduce ha ripercorso il racconto della seduta consiliare per l’approvazione del bilancio, quando il Pd aveva intimato alla maggioranza di non approvare il rendiconto, che era in odore di illegittimità, visto che si andavano ad approvare aumenti delle tariffe Tasi e Tari oltre il termine consentito dalla legge. «Qualcuno ci ha accusato -ha detto Adduce- di fare terrorismo istituzionale. Non hanno capito di cosa stavamo parlando e che noi richiamavamo solo al rispetto delle regole. L'unico che ha capito è l'assessore Quintano, che oggi ha preso atto di aver fatto una grave violazione e che quindi oggi dovrebbe rassegnare le sue dimissioni. Eravamo stati facili profeti, visto che alla prima occasione la maggioranza si è rivelata essere per quello che è: un minestrone».
Il leader dell’opposizione ha poi puntato l’indice contro quello che ha definito l’immobilismo della maggioranza: «Non ci sono cose nuove. E’ tutto fermo. Anche sulle infrastrutture parlano di cifre spaventose: 1,3 miliardi quando si dovrebbe portare a casa l’asse Matera-Ferrandina su strada (che è diventato un imbuto) e ragionare sulla ferrovia per rendere più accessibile la città.
Invece, siamo ancora agli annunci. Eppure sembrava che bastasse mandarmi a casa per risolvere i problemi. In questi quattro mesi -ha sottolineato ancora Adduce- non c’è stata neanche una delibera di giunta a parte patrocini e costituzioni in giudizio, che possiamo considerare atti dovuti. Noi avevamo un’altra marcia e non ci rallegriamo per questa cosa, ci fa male perché è un danno gravissimo per Matera a cui noi teniamo per tante ragioni. In primo luogo per quello che abbiamo fatto in cinque anni e che ora sembra sia merito di tutti».
L’ex sindaco affronta il tema della Fondazione Matera 2019, chiedendo chiarezza: «La commissione ha ribadito che è stato il nostro progetto ad essere vincente, ma la Fondazione continua ad essere immobile. C’è un direttore che viene delegittimato un giorno sì e l’altro pure. E allora va bene -ha arringato Adduce- volete cacciare tutti noi che abbiamo portato in cielo questa città? Fatelo. Fate quello che vi pare, basta che lo facciate. Siamo preoccupati e per questo dobbiamo mobilitarci, per comunicare che le cose non vanno. Fermare questo treno è un gravissimo delitto».
Il capo dell’opposizione comunale ha, infine, spostato l’attenzione sugli aspetti istituzionali: «In questi quattro mesi la conferenza dei capigruppo si è riunita solo una volta. Forse il presidente del Consiglio è distratto da altri incarichi, dal bar, non lo so. Quello che deve sapere, però, che il Comune non è una masseria, le commissioni non si riuniscono perché un gruppo di amici lo decide».
Poi, la parola è passata ai consiglieri di minoranza che hanno elencato il report dell’attività (zero, secondo Pietro Iacovone) svolta nelle commissioni di rispettiva competenza. Lo stesso Iacovone ha condiviso e fatto proprie le critiche della Confapi alle inerzie amministrative della giunta De Ruggieri. Quando il pubblico ha sollecitato una riflessione sulla situazione interna del Pd, il pitbull Adduce ha rotto le catene ed è andato all’attacco del gladiatore Pittella. E’ stato l’ultimo atto della giornata, ma forse il più decisivo perché dimostra che il fuoco della campagna elettorale resta acceso sotto la cenere di un’ opposizione politica che continua ad avere due fronti di lotta, uno interno e l’altro esterno. E la sensazione è che quello interno sia molto più caldo e carico di rancori di quello che c’è verso l’altra parte.

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