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Trivelle libere ovunque
Parte il conto alla rovescia

Basilicata

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POTENZA - Con Brindisi di Montagna sono 86 i comuni lucani interessati da richieste di permessi di ricerca di petrolio e gas. Richieste pendenti da anni, spesso dimenticate, a cui adesso Regione e Governo dovranno rispondere in tempi brevissimi per non incorrere nel rischio di risarcimenti milionari alle compagnie.
E’ l’effetto combinato dello “Sblocca Italia”, che riporta allo Stato le competenze in materia di energia, e dell’ultima sentenza del Tar Basilicata sul progetto “Monte Grosso” e le procedure “veloci” appena introdotte per l’autorizzazione unica dei relativi piani industriali. Un effetto atteso, ma di fatto “congelato” in primis dai ritardi nell’approvazione della riforma costituzionale, che non entrerà in vigore prima del referendum confermativo annunciato per maggio. Poi dalle impugnazioni presentate da diverse regioni, proprio sull’incostituzionalità dello “Sblocca Italia” rispetto al testo attuale della Carta.
Il segnale lanciato dai magistrati è molto chiaro, e se si è arrivati a tanto è anche “merito” degli uffici di via Anzio, che in aula si sono comportati in maniera coerente con quanto fatto dai vertici della giunta regionale lucana rispetto a un’eventuale impugnativa. Avrebbero potuto ottenere una sospensiva sollevando in via incidentale la questione di incostituzionalità della legge, cosa che avrebbe costretto i giudici ad attendere la pronuncia della Corte. Invece hanno taciuto sul punto, sostenendo la «natura discrezionale» dei provvedimenti richiesti dalle società interessate al giacimento sotto Monte Grosso. Ovvero la proroga dell’esenzione dalla valutazione d’impatto ambientale delle nuove ricerche, e l’intesa generale sulle stesse.
Di qui la pronuncia che richiama tutti alla lettera dello “Sblocca Italia”, inclusa la presidenza del Consiglio dei ministri che quella norma l’ha pensata e poi voluta. La Regione ha 30 giorni per trasmettere le carte al Ministero dell’ambiente, spogliandosi di tutte le competenze a riguardo. Il Ministero avrà 60 giorni per dare una risposta sulla proroga dell’esenzione, poi Regione e Governo avranno altri 30 giorni per raggiungere un’intesa. In caso contrario scatteranno i poteri sostitutivi del premier, che in materia di estrazioni, in particolare in Basilicata, si è più volte mostrato favorevole, nonostante l’opposizione dei «quattro comitatini». Ma se avesse dubbi dovrebbe scioglierli non oltre 60 giorni.
Chi tra Regione, Ministero e Presidenza del consiglio dei ministri violerà i termini previsti, fissati per legge proprio dallo “Sblocca Italia”, andrà in corso a cause milionarie con le compagnie. Se la Regione Basilicata questa volta se l’è scampata, è soltanto perché Rockhopper e Total, non avrebbero dimostrato di aver subito da questi un «particolare pregiudizio». Scrivono i giudici di via Rosica. Ma se altri in futuro dovessero farlo ne avrebbero tutto il diritto. Con quanto ne conseguirebbe anche in termini di responsabilità erariale per gli amministratori inadempienti.
Quanto all’«intesa» tra Stato e Regione sui progetti di ricerca e coltivazione di idrocarburi, il Tar sembra spegnere gli entusiasmi di chi come il governatore lucano Pittella aveva festeggiato la sua introduzione rispetto al testo originario del decreto legge che non la prevedeva. I giudici spiegano che si tratta tutt’al più di un tentativo obbligatorio di intesa, e ricordano che dal 2011, all’epoca del primo “Memorandum d’intesa” sull’aumento delle estrazioni dell’Eni in Val d’Agri, prima il governo Berlusconi e poi quello di Monti hanno attrezzato l’esecutivo di strumenti molto efficaci per superare l’opposizione delle regioni “no triv”. In origine era previsto addirittura il loro commissariamento, poi si è optato per l’attribuzione di poteri sostitutivi al premier.
Fatti due conti entro fine maggio l’istanza di ricerca di Rockhopper e Total a Monte Grosso, nel Comune di Brindisi di Montagna, andrà decisa. Ma di istanze così ce ne sono altre 17 pendenti in regione, e per l’estate del 2016 di trivelle potrebbero arrivarne dappertutto. Sempre che le compagnie abbiano ancora interesse a investire in Basilicata.

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