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Cifarelli sbatte la porta a Viti
che lancia un appello a Luongo

Basilicata

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POTENZA - Fuochi d’artificio tra Viti e Cifarelli sull’asse Pd materano - lucano. Uno scambio di “cortesie” tra il capogruppo del Pd alla Regione (amicissimo di Adduce) e l’ex assessore regionale (pittelliano e poi sostenitore di De Ruggieri). Tutto a dimostrare che le vicende politiche legate alle elezioni di Matera del maggio scorso sono ben lungi dall’essere risolte.
La querelle di ieri nasce comunque per una nota politica inviata da Vincenzo Viti in cui stigmatizza la linea politica assunta dal Pd scrivendo direttamente al segretario regionale, Antonio Luongo.
Ma c’è di più. A leggere tutto quello che è avvenuto ieri tra social e mail in pratica Viti chiede a Luongo di aprire a un confronto sul perchè dello strappo pre elettorale e fa appello allo stesso segretario regionale di non chiudere il partito «all’autosufficienza» ma di aprirlo anche al recupero delle «energie critiche». Energie critiche che evidentemente comprendono se stesso. Ma Cifarelli un paio di ore e gli alza un vero e proprio muro usando una sorta di metafora: «(...) non è possibile rimettere il dentrificio nel tubetto». Questa la sintesi.
Ma in mezzo ci sono tante parole. In buona sostanza lo spunto parte dalla campagna comunicativa del Pd per aderire al partito. Per Viti, «una informazione (...) asettica e surreale che la dice lunga sullo stato del partito in una città simbolo nella quale esso ha registrato un patente insuccesso, dovuto a ragioni finora non compiutamente investigate sia per la evidente confusione che esiste a livello regionale, sia per una consapevole inerzia a livello locale».
Viti insomma critica ma prova nella nota a chiarire le proprie scelte auspicando un cambio di paradigma: «Si tratta ora di capire se il Pd intenda operare sulla strada finora perdente del registro dell’autosufficienza, rifugiandosi in un tesseramento “drogato” e controllato (com’è avvenuto in passato, tant’è che le migliaia di iscrizioni si sono rivelate, allo stato degli atti elettorali, una triste rappresentazione del poco o del nulla, in assenza peraltro di un vero confronto interno) oppure se si intenda aprire una nuova stagione di rinnovamento e di apertura alle espressioni più vive della città. Ampliando naturalmente gli spazi destinati al reclutamento, sollecitando il recupero di energie critiche, in una parola ricomponendo quella “comunità di spiriti liberi” a cui spesso retoricamente ci si riferisce nei discorsi della domenica». E addirittura Viti fa pure un passo avanti consigliando qualora si volesse riaprire le porte del partito di commissariare il partito “recuperando” la disponibilità di Muscaridola a dimettersi per «avviare il processo di rinnovamento (...)».
Parole che hanno suscitato la reazione dura di Cifarelli che attacca rivolgendosi direttamente Viti: «(...) leggo l’ulteriore, ennesimo, tuo comunicato stampa in cui, non potendo più oramai da tempo dare il buon esempio, ti cimenti nel più comodo esercizio del dispensare consigli. Mi viene subito da risponderti con una metafora (oramai abusata) del fondatore de L’Ulivo ed antesignano del mio partito, il Pd. Romano Prodi usava dire che “non è possibile rimettere il dentifricio nel tubetto”, nel senso della irreversibilità delle scelte».
Il capogruppo dem alla Regione insomma non si trincera e stoppa Viti scrivendo ancora: «Io non contesto le tue scelte e quelle di chi ha voluto seguirti nell’organizzare la coalizione che si è contrapposta frontalmente a quel Pd che tu contesti ma che ha fatto le proprie scelte nel pieno rispetto delle regole che civilmente e liberamente abbiamo deciso di accettare nel momento in cui abbiamo sottoscritto l’adesione al partito».
E ancora “tuona” Cifarelli: «Allo stesso modo ti chiedo di proseguire per la strada che hai intrapreso insieme agli attuali tuoi compagni di viaggio, da Di Maggio a Latronico, augurandovi ed augurandoci che sappiate guidare la città con sapienza e responsabilità rispondendo al mandato che avete chiesto ai cittadini e che i cittadini vi hanno assegnato. Per parte nostra il compito assegnatoci è quello di fare opposizione a questa ibrida esperienza, con le nostra caratteristiche che sono quelle della proposta e della costruzione.
Sarebbe veramente paradossale e diverrebbe l’ennesimo cattivo esempio se diventasse normale contrastare il partito e le sue decisioni dall’interno, non condividerne le scelte finali, uscirne fuori, organizzare la sua sconfitta, chiederne il commissariamento per, infine, provare a riprenderne il timone di comando portando così il Pd di Matera a governare insieme alla destra».
La conclusione di Cifarelli è caustica: «Capisco che dopo soli quattro mesi tu cominci ad avvertire il senso del fallimento delle scelte fatte e della vacuità in cui hai cacciato il governo civico della città, ma accolgo il tuo richiamo alla “comunità di spiriti liberi” (tanto liberi da poter fare ciò che gli pare) che liberamente torno a dirti che “non è possibile rimettere il dentifricio nel tubetto”».
Insomma Viti prova a rientrare e Cifarelli sbatte la porta. Ma c’è dell’altro. Sempre Viti lette le parole di Cifarelli ha mandato una contro - replica in cui stizzito chiude: «Inutile un dialogo tra sordi». Viti in pratica risponde alla chiusura del capogruppo osservando: «(...) mi sono limitato a raccontare, forse ripetendomi ma può giovare, le ragioni della mia battaglia politica in funzione del cambiamento e del rinnovamento nella vita della città. Ho sempre rispetto per tutti e ne ho anche per lui naturalmente, pur se gli consiglio un linguaggio più sorvegliato e, a sua volta, rispettoso. Vi vedo purtroppo una ostinata resistenza alla comprensione di quel che è accaduto». Viti quindi non si limita e riprende la metafora prodiana replicando a Cifarelli: «(...) Il dentifricio è uscito dal tubetto: difficile rimetterlo dentro. Gli è sfuggito nell'ansietà della polemica che il tubetto non c'è più».

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