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«Istituire il registro delle unioni civili»
La proposta di legge di Romaniello

Basilicata

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POTENZA - Istituire in Basilicata un “Registro regionale delle unioni civili”. Lo ha chiesto ieri, presentando nel corso d’una conferenza stampa il testo di una sua proposta di legge, il consigliere regionale del gruppo misto Giannino Romaniello.
Un testo, ha spiegato Romaniello, nato per superare «qualunque discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere», e volto a garantire, per esempio ai componenti di un’unione civile registrata, «il diritto di accesso alle strutture di ricovero e cura per ogni esigenza assistenziale e psicologica».
Romaniello ha definito la proposta di legge per l’istituzione di un registro regionale delle unioni come “figlia” di un tema di stretta attualità, di cui si sta già discutendo in Senato «ma - ha spiegato il firmatario della proposta - è opportuno individuare anche gli ambiti di competenza regionale, come per esempio quello sanitario, su cui poter agire in attesa della regolamentazione nazionale».
La norma proposta da Romaniello si compone di sette articoli.
Il primo ne definisce da un lato le finalità, ed in modo particolare pone l’accento sulla necessità di superare qualunque discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere, dall’altro spinge verso il riconoscimento di ogni forma di convivenza. «Questa proposta di legge - ha sottolineato il consigliere regionale - vuole essere un segnale politico forte, una sollecitazione affinché la regione Basilicata si mantenga al passo coi tempi».
Ed è per questo che si renderebbe necessaria, così come scritto nel secondo articolo della proposta, l’istituzione del Registro regionale delle Unioni Civili.
Istituire questo registro vorrebbe dire regolamentare soprattutto il sistema della salute e dei servizi sociali, che in questo modo sarebbe destinato non solo alla famiglia tradizionale ma esteso ai nuclei di persone legate da vincoli di parentela, di affinità, di adozione, tutela e da vincoli affettivi. Significherebbe, insomma, garantire ai componenti di una «unione civile registrata il diritto di accesso alle strutture di ricovero e cura per ogni esigenza assistenziale e psicologica, dando a ciascuno di essi il diritto di interfacciarsi con gli operatori per tutte le comunicazioni e disposizioni di legge relative allo stato di salute di ciascun componente».
«La forte avversione nei confronti della “modernità di fatto” e del giusto riconoscimento dei diritti di ciascun cittadino – ha detto Romaniello – è dovuta principalmente alla forte resistenza della parte più conservatrice della Chiesa cattolica e delle forze politiche anti progressiste, che non tengono conto delle evoluzioni sociali, ma non è condivisa dalla maggioranza dei cittadini, come dimostrano molti sondaggi, ultimo in ordine di tempo quello effettuato dall’Istituto Piepoli per il quotidiano “La Stampa” dello scorso maggio, secondo cui due italiani su tre (il sessantasette per cento) ritengono giusto modificare la legislazione vigente per introdurre le unioni civili e uno su due (il 51 per cento) vorrebbe addirittura seguire l’esempio di nazioni come Irlanda, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Gran Bretagna, Lussemburgo e Finlandia, dove i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali».
«L’auspicio – ha concluso Romaniello – è che venga meno il malcostume politico istituzionalizzato in base al quale sono pochi a decidere della vita di tutti nonostante le spinte dei più viaggino in senso contrario, e che l’accelerazione data in Parlamento alla legislazione sulla “parità di genere” venga al più presto recepita anche dalla Regione Basilicata».

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