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L'EDITORIALE
Mezzogiorno unito ma senza sgambetti

Basilicata

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NE sapremo di più stamattina quando il governatore discuterà con noi giornalisti di alcune questioni che tengono banco in questi giorni, a iniziare da Matera2019 classificata tra le “emergenze”. In effetti lo è. Non solo per la definizione della governance della struttura, evidentemente motore da riscaldare, ma anche per prevenire presto e bene un paradosso davanti al quale potremmo trovarci: quella che è una ricchezza tutta lucana, il trionfo di una città simbolo, potrebbe espandersi a favore della gloria e della ricchezza di territori vicini, in primis la Puglia. Chiariamo subito: lo spirito della vittoria di Matera deve essere centrifugo rispetto al territorio di partenza e già lo è per come Matera viene percepita ormai in tutta Italia, cioè come storia di Mezzogiorno positivo.

Non c'è bisogno di attendere le macroregioni per salutare positivamente la forza espansiva di un processo culturale verso i limes, essa è già nei fatti. Tra l'altro le tendenze e i processi culturali, per fortuna nostra, non sono sottoposti a quel bilancino ripartitivo che, ad esempio, nella sanità, dipende da determinate condizioni tutte interne a una regione. Il piano annunciato da Paolo Verri, la primavera scorsa, prevedeva, anno per anno, una propagazione diffusiva, un gemellaggio a catena di Matera con altre città, in Italia, in Europa, nel Mediterraneo. Dunque la Puglia siamo noi, la Campania è con noi, la Calabria è casa nostra, il Sud è uno.

Fatta questa premessa c'è però una prospettiva economica che ci riguarda, un particulare pur necessario e spendibile nelle classifiche che ci tormentano, e dunque siamo chiamati ad occuparci “delle fontane dei nostri cortili e non del congresso di Yalta”. Il nostro particulare è quel “che ce ne viene a noi” che i lucani vogliono dalle loro ricchezze affinchè non siano solo una bandiera senza bottino. Noi vinciamo la guerra e gli altri si portano l'oro a casa. L'esercito più agguerrito in questo momento è proprio la Puglia che già trionfa nella classifiche per quello che ha (a proposito da sottolineare i risultati estivi di Maratea) e che ora vede, con scaltrezza levantina, che Matera è la nuova perla che potrà annettere nel già ben collaudato sistema della sua promozione territoriale.

Per venire al nocciolo della questione, la scelta di Emiliano di nominare Paolo Verri al dipartimento cultura, non è da sottovalutare. Non è soltanto un'occasione professionale che dati anche i rapporti politici (sarebbe ipocrita negarlo, Emiliano aprì la campagna elettorale di Adduce) è stata ben colta dal manager di Matera2019 quando ha verificato il clima non proprio accogliente che il nuovo potere della città gli riservava. E', altresì, l'astuta presa della palla al balzo da parte di Emiliano. Se noi abbiamo due aziende sul mercato che lavorano nello stesso settore e una delle due si assicura l'uomo di punta dell'altra il possibile danno è che quell'uomo conoscendo i meccanismi dell'azienda di provenienza non impiegherà molto ad applicare il know how di cui è stato artefice a vantaggio del nuovo committente. Conosce forza e debolezza della terra di provenienza e può scegliere come agire, di certo non contro il nuovo mecenate. Non è una questione di cattiveria, ma di mercato. Insomma quando Emiliano dice che la scelta di Verri è per aiutare Matera sta dicendo una cosa poco credibile. La forza di Bari, per numeri, per mercato, per infrastrutture, è di gran lunga superiore a quella di Matera, che è a un tiro di schioppo. Volete conoscere Matera? Vi accompagniamo noi, da dove volete arrivarci? Dall'aeroporto? Dallo scalo della crociera? E chi potrà raccontarvi Matera meglio di chi ne è stato l'artefice? E volete sapere cosa ha fatto Lecce che pure era candidata? Venghino, signori.

Tutto questo, ovviamente, non deve spaventarci, al netto delle questioni politiche, dei meriti oggettivi e dei legami sentimentali. Abbiamo il dovere di tifare per Matera, in ogni caso, perche è un valore che supera le nostre divisioni. Verri va via per un nuovo incarico di tutto rispetto (ieri la delibera di Emiliano che prevede un contratto per tre anni per 120 mila euro all’anno più un premio di risultato di altri 30 mila). Sentiamo dunque cosa ha da dirci oggi il governatore Pittella. Da lui ci aspettiamo a questo punto il balzo della tigre.

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