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Il presidente: «Mai sfiduciato Paolo, gli ho chiesto di restare. Della domanda in Puglia ho scoperto dai giornali»

Basilicata

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NON sono un San Sebastiano, dice Pittella. Basta con le frecciate. E' stato in silenzio davanti alla raccolta delle firme a sostegno di Paolo Verri “che non ho gradito, nei giorni del lutto cittadino, una cosa di cattivo gusto”, certo gli pesa passare per l'“assassino” del manager torinese. E' proprio una cosa che non tollera. Non ha di fronte, in verità, una platea sintonizzata sentimentalmente su Verri e gli tocca persino superare lo scetticismo di qualche giornalista presente. “Ma se ha deciso di andarsene perchè non se ne va?” gli chiedono con stizza. “Presidente ma non è che bussa a soldi?” “Ci vuole cuore”, risponde Pittella. E si assume la responsabilità di essere in cima alla gerarchia con l'equilibrio del ruolo. Fa capire che se a Matera “si accapigliano sul nulla” lo facessero pure. L'interlocutore dal quale Verri deve sentirsi legittimato è lui. Stop. “Non ho mai detto né pensato di voler privare la Basilicata di Verri – dice - gli ho sempre attestato formalmente e anche pubblicamente stima e fiducia incondizionata. Se ho una Ferrari che corre non la posso fermare, né posso far scendere il pilota”. Liquida lo scontro politico,“le elezioni sono finite”, rassicura sul rapporto con Emiliano ,“ottimo”, e non dà spazio alla discussione sul clima difficile creatosi all'indomani della sconfitta elettorale di Salvatore Adduce che nel frattempo ironizza su twitter sui tempi che il presidente dà al Pd perchè cambi rotta e sull'intenzione di rivolgersi a Guerini e Serracchiani – cioè commissariare il partito - se non avrà avuto risposte entro venti giorni. “Se non bastasse – cinguetta l'ex sindaco - andiamo da Matteo Renzi, poi da Mattarella e infine dal Papa, poi tutti insieme a Lourdes” mentre Margiotta sostiene l'amico Pittella e ribadisce il suo laicismo. Non ha l'iphone in mano il presidente ma le cose se le sente e anticipa: “Chi ha giocato sporco su questa vicenda la smetta, ci passo sopra come un carrarmato”. Non è ad Adduce (o non solo) che si rivolge, sta bene attento ad evitare lo scontro. Ce l'ha piuttosto con un clima più generale che si alimenta come una polveriera nella piazza delle fazioni. Certo il campionario delle belle parole a Matera nessuno se l'è risparmiato, fino alla perla di Tortorelli: ma a che titolo parla Verri? E anche De Ruggieri non ha mai fatto salti di gioia per Verri. Il nuovo mondo dei vincitori l'ha puntato come secondo obiettivo da fare cadere. “Ma io non l'ho mai fatto e ora basta”, dice Pittella che si fa garante per il futuro. Superando anche il disappunto per aver appreso indirettamente della decisione del manager di fare la valigia.

“Che Verri avesse fatto domanda per andare in Puglia l'ho appreso dai giornali”. Era il 29 agosto, il giorno della festa dell'Unità a Nova Siri. Di lì a poco sarebbe partita Materadio. Sul palco della festa di Raii3 “legittimai Paolo”, ricorda il governatore. Si erano parlati in quelle ore. Siamo al 3 settembre. Il 4 arriva la domanda di Verri alla regione Puglia, presumibilmente inviata almeno un paio di giorni prima. Non è un comportamento che ha gradito “ma lo supero, perchè troppo importante è la partita per Matera”. E se vuole andare via?, insistono a chiedergli. Pittella ruggisce alla maniera di Pittella “Non me la terrò, faremo un bando internazionale, interesserò il ministro Franceschini e la presidenza del Consiglio, sceglieremo il meglio che c'è al mondo”. Non sarà possibile un mezzo servizio, come ai tempi dell'Expo'.

Non è aria neppure di nomine alla presidenza della Fondazione, “occorre serenità” e dunque per il momento si va avanti così, restano il presidente e il vicepresidente in carica per statuto (cioè il sindaco e il governatore) con l'ipotesi di un direttore generale della Regione che, in caso di vacatio, reggerà la direzione della fondazione in attesa del bando.

La discussione si chiude. Pittella ha voglia di andare avanti. Tra le “emergenze” su cui discutere Matera è la prima ma non la sola. Il governatore prende fiato e parte: venti giorni al Pd, dà venti giorni di tempo al Pd e a Luongo. Nella cronaca a lato di Salvatore Santoro c'è la summa della fase due della consiliatura di Pittella. Se su Paolo Verri cede nella partita dell'orgoglio, quando passa alla politica non ci pensa minimamente. Chiede dialogo, esistenza di un partito, “il mio, il Pd”, si smarca dal passato, “non ne sono protagonista”, apre la porta agli accordi e alla nuova giunta regionale, seppellisce la politica dei due forni e della geometria variabile alla vigilia della nuova programmazione ma su una cosa non cede. Come in quel vecchio spot di Denim, Pittella dice di non dover chiedere aiuto a nessuno. Un messaggio chiaro a chi gli rimprovera, all'interno del Pd, di non volersi affidare, di essere lui rigido a non cercare collaborazione. Semmai, dice, la partita si gioca alla pari.

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