Salta al contenuto principale

L'INTERVENTO
Vogliamo collegamenti o infrastrutture?

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 40 secondi

E’ passato un anno. Ne restano altri tre prima che Matera si ritrovi ad essere capitale europea della cultura. 1095 giorni in cui i sogni devono prendere forma, in cui le parole devono trasformarsi in fatti, in cui una città si deve aprire al mondo dopo aver ripensato se stessa.
Matera 2019 assomiglia a una crisalide che può originare una farfalla o una falena. Una farfalla colorata che si lascia ammirare, che attira gli sguardi e le attenzioni, o una falena attratta dalla luce artificiale, che sbatte sulle lampadine luminose dei supermercati. Da questa trasformazione dipenderà il futuro di un territorio ampio che non ha confini geografici ma sociali ed economici.
Il consiglio comunale aperto, organizzato per celebrare la vittoria della candidatura della città a capitale culturale, non ha permesso di intravedere cosa ci sia nella crisalide. C’è ancora troppo fumo perché si possa capire cosa c’è oltre la cortina. Dopo la battaglia elettorale, la guerra fredda sta conducendo ad un faticoso disgelo fatto di appelli all’unità. La conferma di Paolo Verri a direttore della Fondazione rappresenta solo un primo passo. Si riparte dalla continuità dei progetti culturali ma sono gli obiettivi politici quelli che destano maggiore preoccupazione.
Le aspettative sul 2019 sono enormi. Lo si è capito dalle parole del presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, dagli interventi dei sindaci murgiani e di quelli lucani. Tutti si aspettano qualcosa da Matera Capitale, senza considerare che il primo vero obiettivo da raggiungere è quello di unire il territorio attraverso il lavoro comune, la convergenza su obiettivi strategici, che con epicentro nei Sassi, devono aprirsi a compasso su un’area estesa. Per far questo occorre che Matera sappia cosa fare e non abbia lo sguardo rivolto verso Potenza né verso Bari. Quello che oggi è mancato è forse proprio questo: il senso di una visione della città per il futuro. L’assenza di un piano strategico per Matera e per il suo territorio (che deve estendersi al comprensorio bradanico-murgiano delle province di Potenza, Bari e Taranto oltre che a quello tradizionale basentano-jonico) si fa sentire. Si continua a discutere di infrastrutture a volte trascurando che la loro principale funzione è quella di mettere in relazione le diverse comunità. La Matera-Gioia del Colle serve se riesce ad attrarre nell’orbita della Capitale interi comuni che oggi ne sono esclusi. Così, il treno Matera-Ferrandina-Potenza, potrebbe consentire di unire su rotaia le città principali della Basilicata rompendo il monopolio delle auto, camion e bus nei collegamenti regionali, oltre che permettere alla città di essere direttamente in rete con l’alta velocità ferroviaria.
La sintesi di tutto questo ragionamento sta nelle tre domande che gli alunni della scuola elementare Padre Minozzi hanno fatto ieri in Consiglio: che vantaggi porta alla città essere capitale della cultura? Farete nuove strade e ferrovie? Ci portate la tecnologia a scuola?
Tre quesiti che da soli fanno un intero programma politico.
La scelta delle priorità dipende, in altre parole, dal ruolo che si immagina per Matera. Se la si ritene una farfalla occorre fare uno sforzo per dotarla di infrastrutture. Se al contrario si ha in mente la falena, bastano i collegamenti. Ecco perché la città deve in primo luogo riflettere (in tempi rapidissimi) su se stessa e prepararsi al meglio ad accogliere i turisti che arriveranno di qui al 2019, ma soprattutto a progettare il suo futuro.
Non esisterà una Capitale senza un piano di riqualificazione urbanistica che migliori la viabilità interna e il sistema dei trasporti e se si tiene conto di queste cose verrà certamente fuori che, non solo non si può pensare che a Matera si debba arrivare per forza in auto, ma che forse è meglio se chi arriva in città utilizzi mezzi alternativi. In previsione dell’Expo, Milano ha cambiato il suo assetto urbanistico, ha creato nuove stazioni della metro, ha ripensato al ruolo delle aree periferiche. E’ uno sforzo molto grande ma il traguardo del 2019 dev’essere questo. Per raggiungerlo occorrono i professionisti migliori e occorre il sostegno delle città e delle regioni vicine che in quest’ottica vanno coinvolte. Non basterà un Governatore in versione schiacciasassi che si relaziona col Governo dell’amico Renzi. Servirà molto di più.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?