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«Basterebbero pochi giorni per la giunta»
Il segretario Pd Antonio Luongo risponde a Pittella

Basilicata

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POTENZA - Ammette di non aver compreso il perchè della Conferenza di Pittella. Ma, evidentemente, si adegua rispondendo a sua volta con un’altra conferenza. E quindi, Luongo rilancia al mittente l’ultimatum: «Venti giorni? Io dico che sono pure troppi. Si può chiudere tutto anche in 10».
Ma come ricomporre 2 anni di incomprensioni in un battibaleno non è chiaro. Quello che invece si capisce senza troppi sforzi è che Luongo chiede a Pittella di chiudere subito il rimpasto della giunta regionale. E per evitare altri intoppi offre pure la lista: basta che sceglie due da fare assessori entro una rosa di sette nomi: i 5 consiglieri eletti che hanno sostenuto Antonio Luongo al congresso e i primi due dei non eletti alle scorse regionali nella lista del Pd. In pratica sono Piero Lacorazza, Roberto Cifarelli, Vito Santarsiero, Carmine Castelgrande e Achille Spada. Più Antonello Molinari e Pasquale Bellitti come primi dei non eletti.
Viene da chiedersi: ma questi nomi non erano quelli di cui si discute da mesi? Tanto più che da via Verrastro subito si informano: «Ma ha garantito la tenuta dei suoi in caso delle nomine di due di questi nomi?».
Il problema è che sembra di no. Perchè passano pochi minuti e Lacorazza sul web la mette sull’ironia (ricorda che sono stati inventati i telefoni per suggerire a Pittella e Luongo di telefonarsi invece di lanciarsi messaggi attraverso le conferenze stampa) e chiede la convocazione dell’Assemblea regionale del partito. Insomma prende le distanze. E quindi nello schema luonghiamo c’è già una crepa.
In ogni caso dalla conferenza stampa di Luongo si ha la chiara percezione, al netto delle frasi a effetto, che si stia giocando una partita a scacchi. La cosa certa è che il segretario Luongo non l’ha messa in rissa. Ha provocato il presidente della Regione, ha parlato di una situazione di stallo nel Pd non solo per responsabilità del segretario (ha ricordato che lui l’assemblea per comporre gli organismi l’aveva convocata a novembre scorso e poi in primavera con i renziani che disertarono la riunione), ha sottolineato che poteva far saltare la nomina ad assessore regionale di Luca Braia. E soprattutto ha bacchettato il governatore per la caduta di stile nell’attacco a De Luca: «Una cosa che non si fa. Poteva chiedere al segretario regionale di fare pressione ma non esporsi direttamente». Ma per il resto ha continuato a parlare delle necessità di coesione del partito per il bene stesso di Marcello Pittella riconoscendogli «che si ammazza di lavoro» ma che comunque da solo non può andare da nessuna parte. Su tutto però c’è stato il tema della tempistica e dell’ultimatum: i venti giorni che poi per il segretario diventano dieci (in realtà ne sono passati 6 e ne restano 14) ma che alla fine non si capisce cosa accadrà davvero. Insomma in una settimana i due maggiori attori principali della scena politica istituzionale lucana si sono lanciati messaggi chiari e meno chiari, ma in definitiva il quadro è ancora più scomposto di prima.
In linea generale volendo semplificare al massimo, Pittella ha chiesto una sterzata del Pd e Luongo gli ha risposto che non si possono fare gli accordi tre mesi prima di rifare la giunta regionale. Insomma come dire: uno gioca a tennis e l’altro di presenta con il pallone di pallacanestro. Continua dunque (con il paradosso che la comunicazione istituzionale e politica in questi mesi è stata potenziata in tutte forme) la difficoltà a comprendersi. Tanto più che a Pittella che parla di un segretario che non ha più la maggioranza c’è un segretario che gli ricorda che all’ultimo congresso il 60 per cento degli elettori gli ha detto di no. In questo clima può accadere di tutto. Ma è chiaro che il fatidico ventunesimo giorno si avvicina sempre di più con Luongo che intanto si arrovella e parla pure di un Pittella che forse ha qualche difficoltà romana (senza però sapersi dare una risposta).
s.santoro@luedi.it

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