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“No Triv Basilicata” bacchetta l’Anci
«Non rispettati gli impegni del 7 agosto»

Basilicata

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POLICORO - «Sul petrolio e le trivelle in mare, l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), sta bluffando, non svolgendo quel ruolo di raccordo tra le associazioni ambientaliste ed i Comuni in merito alla battaglia istituzionale, e, soprattutto, tradendo gli impegni formalmente assunti lo scorso 7 agosto durante un incontro a Policoro».
A denunciarlo sono i rappresentanti del Coordinamento “No Triv Basilicara”, all’indomani della notizia del permesso a trivella lo Jonio, accordato dal ministero alla Shell.
«Il 7 agosto scorso -spiegano da No Triv- l'Anci aveva invitato ed incontrato i movimenti e le associazioni No triv di Basilicata per un confronto aperto e costruttivo sul tema delle trivellazioni in mare ed in terra. In quell'occasione, il presidente, il vice presidente dell'Anci ed anche tutti gli altri sindaci intervenuti, avevano pubblicamente mostrato seria preoccupazione nei confronti sia della difficile realtà presente, sia, soprattutto, nei confronti delle calamitose prospettive future che lo Sblocca Italia e la politica della giunta regionale, così come del governo nazionale, stavano prevedendo per i nostri territori.
Dopo aver ascoltato le nostre proposte ed esserci confrontati sulle varie soluzioni; dopo aver appreso dal presidente Adduce, così come da molti altri sindaci presenti, che le proposte No triv erano non solo fondate, ma anche in gran parte condivisibili; dopo aver sentito dalla voce ufficiale dell'Anci Basilicata che “non c'era tempo da perdere” (parole vostre), la sera del 7 agosto ci eravamo salutati con la garanzia formalmente espressa da parte dell'associazione dei sindaci lucani - garanzia rivolta non solo ai No triv ma a tutti i lucani- che avreste informato tutti i sindaci (anche quelli assenti la sera del 7) delle nostre proposte presentate ufficialmente in un documento congiunto No triv consegnatovi singolarmente a mano, che tutte le giunte municipali le avrebbero studiate ponderatamente, le avrebbero confutate punto per punto e che quindi l’Anci, “senza perdere tempo”, avrebbe discusso, risposto punto per punto, infine deliberato, in merito a tali proposte, proponendo tra l’altro -sulla base delle nostre sollecitazioni- a tutte le municipalità della Regione, una precisa linea politica e progettuale da seguire per contrastare la deriva estrattiva del nostro ambiente e delle nostre comunità e per delineare nello stesso tempo alternative di sviluppo compatibili con il nostro ambiente naturale e sociale.
Sappiamo che le associazioni No triv sono composte da semplici cittadini che si assumono tutta la responsabilità di iniziative autogestite finalizzate alla salvaguardia del proprio territorio; cittadini che prendono sul serio la portata delle emergenze ed il ruolo delle istituzioni. È per questo che queste associazioni, tra loro coordinate, sono rimaste fiduciose fino ad ora sul fatto che l’Anci -proseguono dal movimento- senza perdere tempo e con altrettanta serietà, tenendo fede a quanto deciso e pubblicamente comunicato, rispondesse ufficialmente alle nostre richieste. Così come aveva garantito, appunto.
A distanza di quasi due mesi stiamo ancora aspettando che l’organo che associa tutti i primi cittadini, ossia coloro che dovrebbero assumersi con ancora maggiore gravità di noi la responsabilità della salvaguardia del nostro ambiente naturale e sociale, dunque lo sforzo di mantenere gli impegni assunti, rispetti quanto aveva promesso e garantito in un incontro ufficiale convocato dalla stessa Anci il 7 agosto a Policoro.
Purtroppo, le notizie che ci giungono sono scoraggianti: diversi sindaci da noi interpellati ci hanno rivelato, non solo di non essere stati informati adeguatamente per l’incontro di Policoro, ma, soprattutto ed ancora più gravemente di non essere stati messi al corrente del documento di proposta presentato ufficialmente quella sera e che doveva essere oggetto di discussione per la deliberazione Anci e per l’azione congiunta dei Comuni lucani.
Lo ritenete un comportamento opportuno e degno di primi cittadini ai quali le vostre comunità hanno affidato i propri destini? Non avete avuto tempo e modo? Vi sono per caso mancati la volontà e l’impegno di assolvere ai vostri impegni ed alle vostre promesse?
Nel confermare la nostra volontà di dialogo, confronto, tenuta della fiducia -proseguono dal movimento- vorremmo avere contezza sullo stato della discussione attuale a proposito delle nostre richieste presentate il 7 agosto scorso al vostro interno e nuove e più solide garanzie -nell’immeditato- riguardo alle prese di posizioni dei nostri primi cittadini ed alla tanto attesa delibera Anci.
Il tutto nella comune consapevolezza che “non c’è tempo da perdere” e che dopo la risposta dei cittadini, quella delle Regioni, oramai manca solo quella dei sindaci, che pure dispongono di un documento di confronto già bello e pronto su cui discutere, confrontarsi e deliberare.
Con le delibere regionali sui referendum adottate su proposta del Coordinamento nazionale No Triv, le Regioni rispondono con i fatti agli effetti distruttivi che le scelte politiche intraprese dai governi di questi ultimi anni hanno determinato non solo in materia energetica e per quanto concerne la velocizzazione delle procedure autorizzative finalizzate alle attività di ricerca, prospezione, coltivazione di idrocarburi, ma anche alla drastica ed inequivocabile riduzione delle competenze territoriali garantite dalla Costituzione, a favore dei poteri centrali dello Stato. Dopo una lunga stagione di scelte discutibili, di atteggiamenti ambivalenti, tentativi di rettifica e trattativa andati a vuoto, molte Regioni mandano a dire, forte e chiaro, che vogliono (e non possono!) delegare scelte impattanti ambientali e linee di pianificazione economica al governo centrale.
Da lungo tempo, tranne rare eccezioni, abbiamo perso al riguardo la voce e la presenza dei sindaci, che dovrebbero essere i primi rappresentanti degli interessi locali. Cosa fanno i nostri sindaci?».

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