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«Non possiamo continuare a farci la guerra»
Intervista a Cosimo Latronico su #mt2019 (e non solo)

Basilicata

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MATERA – Non si ferma più il deputato di Forza Italia Cosimo Latronico, membro di rilievo della commissione Bilancio. Giovedì alla Camera ha presentato la sua proposta di Legge per istituire il Parco della Magna Grecia di Basilicata, alla quale hanno aderito come firmatari pure pezzi grossi della sinistra lucana. Sabato, durante le celebrazioni per il primo anno da capitale, ha tenuto un discorso vibrante, ficcante, applauditissimo. Il succo: 28 milioni sono bruscolini. Vogliamo di più. Vogliamo contare di più. La regione tutta. E per farlo dobbiamo lavorare insieme. Basta con le divisioni del passato! Insomma, parole che hanno suscitato un certo clamore. E che impongono una intervista di approfondimento. Eccola.

Onorevole, il clima, in città, è ancora da campagna elettorale. Voi politici, per caso, avete finalmente deciso di metterci una pietra sopra per dare il buon esempio, in vista di una definitiva e proficua Conciliazione?

«Guardi, è inutile girarci intorno: questi pochi parlamentari della Basilicata – 6 deputati, 7 senatori – devono poter lavorare insieme, per provare a sostenere al meglio l’opera che, d’ora in avanti, attende Regione, Giunta e Fondazione - cioè la governance che questo evento si è data. Non possiamo continuare a farci la guerra. L’ho detto anche al sindaco De Ruggieri: si senta nelle facoltà di disporre dell’azione dei parlamentari lucani tutti, ognuno metta a disposizione della causa le relazioni che ha all’interno del Parlamento. E’ qualcosa di legittimo, specie sui temi più importanti. E questo di Matera-Basilicata Capitale è un tema decisivo».

Il presidente del consiglio nei giorni scorsi ha annunciato un’agenda per il Mezzogiorno. La solita sparata renziana o c’è qualcosa di concreto?

«Io credo che uno dei punti per verificare la concretezza di quest’agenda possa essere Matera, che in questo momento è la città emblema del Mezzogiorno che ce la vuole fare, nonostante le limitazioni. Limitazioni che non devono essere un alibi per rimanere fermi né per rivendicare astrattamente, ma un pretesto per mettersi in gioco, così come è stato nel corso del tempo: noi abbiamo vissuto epoche straordinarie di produttività, di inventiva. Matera è questo esempio. Matera è un simbolo. E come tale va trattata».

Le limitazioni di cui parla sono i trasporti da quarto mondo, o la chiusura mentale tipica di taluni nostri concittadini? E poi: il fatto di essere piccoli e scarsamente popolati, quanto ci fa contare? Abbiamo una qualche voce in capitolo? Possiamo, ad esempio, sciogliere in qualche modo il famoso patto di stabilità, freno di ogni possibile sviluppo?

«Il momento è straordinario e noi dobbiamo lavorare affinché resti qualcosa dopo. Anche per superare i ritardi, quelli infrastrutturali e quelli per così dire “strutturali”. Perché se è vero che ci giochiamo una partita a più direzioni, lo facciamo anche per superare quell’incuria, figlia di una irrilevanza e di un complesso d’inferiorità endemici, che storicamente ci hanno messo in una condizione di svantaggio. Abbiamo in mano molti strumenti: devo dare atto al Governo nazionale che non è stato insensibile: già in occasione del decreto sugli enti locali noi avevamo fatto, con gli altri parlamentari lucani, una batteria di emendamenti per allentare il patto di stabilità. Perché è chiaro che gli investimenti, quando arrivano, non devono trovare le costrizioni del patto, diversamente non si va avanti. Molti sono gli esempi, nella letteratura istituzionale, di territori cha hanno usufruito di un allentamento, come in occasione di “emergenze” che attraversavano. Ci sono precedenti: l’allentamento per gli investimenti ci vuole perché è una misura di accompagnamento, accanto a un fondo di sviluppo per Matera, che va istituito; e poi tener conto di favorire lo semplificazione, ai fini della individuazione di strutture burocratico-amministrative snelle, che facciano da supporto».
Veniamo alle cifre. 28 milioni ci sembran pochi. Lei lo ha ribadito a gran voce. Certo, bisogna ancora capire se è solo l’inizio o quello è il budget totale. In effetti lo stanziamento annunciato è solo del MIBACT, che di certo non costruisce ferrovie o strade (al massimo può riparare l’Appia antica). In ogni caso quella dei fondi sarà una battaglia durissima. Come pensa di agire?
«Chiederemo al presidente Renzi di aprire un tavolo sulla questione di Matera per mettere a punto strumenti e risorse. Soprattutto risorse. Perché se è vero come è vero, l’Expo ha mobilitato investimenti per 1 miliardo e 300 milioni di euro, di cui 800 milioni a carico della finanza statale - il resto finanza regionale e finanza sussidiata. Insomma se l’Expo vale tanto, Matera Capitale non può valere 28 milioni in 4 anni. Questo deve essere chiaro. Certo è un inizio. E’ un inizio buono, significa che c’è interesse, che c’è attenzione. E noi dobbiamo continuare a battere, con l’aiuto della Regione, e mettendoci insieme, su questa cosa che la sfida di Matera, dopo la chiusura di Expo, è la sfida dell’Italia! Come alla fine ha ammesso anche il presidente Renzi. Io direi di più: è la sfida dell’Europa».

Reperire fondi statali è fin troppo complesso. Quelli comunitari sottostanno a logiche di burocratese bruxelliano di non sempre facile comprensione. C’è uno studio della London School of Economics che prende il caso Matera come esempio ove attuare una progetto di finanza creativa che porterebbe enormi flussi di capitale nelle casse cittadine. Come armonizzare le diverse opzioni e ricavare il massimo beneficio? Che ruolo, in definitiva, potranno giocare i parlamentari lucani in questo gigantesco fundraising appena cominciato?

«E’ importante che nel quadro di programmazione degli investimenti nel Mezzogiorno, la sfida di Matera Capitale diventi qualcosa di concreto con un’agenda che può assumere lo strumento di un nuovo contratto di programma. Bisogna ragionarci, per quanto riguarda gli strumenti tecnici. Anche la legge di stabilità, non so se è ancora lo strumento adeguato. Perché secondo le nuove norme di bilancio, è solo una tabella di entrate e uscite. Poi ci sono le leggi di sviluppo: sono quelle che danno attuazione alle norme di stabilità. Comunque sia, si guarda con attenzione a qualunque ipotesi, anche e soprattutto di natura non necessariamente pubblica. Certo il 2019 è molto prossimo, molto vicino: bisogna fare in fretta. Noi faremo del nostro meglio, come parlamentari; i colleghi lucani tutti sono adesso coesi e molto determinati».

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