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NOTE A MARGINE su via Verrastro
Il potere assoluto di Pittella

Basilicata

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INIZIAVANO a chiamarlo Trinità. Marcello Pittella inizia ad assumere le sembianze di un essere a tre teste. Governa direttamente la Regione e indirettamente i Comuni di Potenza e Matera. Ha in mano i cordoni della borsa e questo gli dà indubbiamente un grande potere, ma non è in fondo quello che gli permette di dominare la scena politica lucana. In giunta regionale, dove si è circondato di tecnici allergici alle luci della ribalta, è la guest star assoluta. Se non fosse per l’iperattivo Luca Braia e per il bischero assessore Berlinguer che ogni tanto fa sentire la sua voce, si potrebbe addirittura pensare che governi in solitudine la Basilicata. Rimbalza da un argomento all’altro e da una crisi all’altra (perché da ‘ste parti le emergenze sono la norma) come un pallone da pallavolo, il suo sport preferito.
A Potenza ha recitato il ruolo di protagonista, aiutato in questo dal suo alleato senatore, Salvatore Margiotta, nel salvataggio economico del Comune e per questo motivo detta i tempi dell’agenda politica. L’operazione “recovering De Luca” è una sua idea per dare al Pd un sindaco oltre che la maggioranza in Consiglio comunale. Nel suo partito non tutti sono d’accordo ma prima o poi lo saranno con buona pace dei dissidenti e dello stesso De Luca bacchettato fragorosamente quando, in un sussulto d’orgoglio, ha stoppato un’intesa che lo avrebbe messo in minoranza pure nel suo governo oltre che nell’assemblea cittadina. E’ però a Matera, dove sta lavorando al suo capolavoro politico, che Pittella ha gettato finalmente la maschera. Infastidito dalla vicenda Verri, l’ha confermato alla direzione della Fondazione 2019 senza battere ciglio: “Verri resta e non mi interessa se qualcuno non è d’accordo”. Insomma, l’Etat c’est moi, comando io. E poi ancora, “Matera 2019 non appartiene alle logiche del consiglio comunale ma è prima di tutto Basilicata 2019 e (per non dare troppo nell’occhio) Italia 2019”. In altre parole il sindaco non conta nulla. E se De Ruggieri dice: non ci servono commissari come Cantone e Pittella poco dopo lo smentisce auspicando che invece il governo ne invii uno per vigilare sugli appalti, c’è da scommettere che si farà come dice Pittella. Uno e trino, governatore e sindaco ombra dei capoluoghi della Basilicata.
Anche perché nel discutibile Statuto della Fondazione approvato dalla maggioranza Adduce (che forse pensava di vincere e quindi di poter tener testa al Governatore) il primo cittadino di Matera è una sorta di primus inter pares. Un presidente che non decide e che non può opporre veti alle decisioni di un Cda che peraltro non garantisce la prevalenza degli interessi della città. Così, Pittella può senza problemi affermare che la caccia ai dissidenti è partita a tutti i livelli, regionale e locali: “Se trovo un sasso per strada - parole sue - o lo scanso, o si scansa (come possa fare è un mistero), o lo schiaccio”. Chiaro? Basta chiacchiere e polemiche. Si fa come dico io e io faccio come mi dice il mio amico Matteo a Roma: “Bisogna vedere cosa il Governo decide di investire su Matera 2019 e poi valuteremo quello che dovremo fare” ha sottolineato Pittella nel suo discorso al consiglio comunale, non garantendo affatto che quello che si dovrà fare sia tutto incentrato sulla città. Il piano infrastrutture consegnato al Ministro Del Rio è regionale e non riguarda in modo specifico Matera 2019. Su quella strada (è il caso di dirlo) si insisterà in una sorta di vertenza lucana combattuta sotto le insegne ammiccanti della Capitale. Quello che è apparso chiarissimo finora è che Matera 2019 non è Matera 2019. C’è sempre un trattino di mezzo, che porti a Bari o a Potenza poco cambia. Anche perché il dubbio è che la città abbia deciso di abdicare al suo ruolo decisionale rimettendolo nelle mani di chi stringe i cordoni della borsa in cambio del raggiungimento di obiettivi minimi. Alla fine De Ruggieri vedrà (forse) coronato il suo sogno incompiuto di realizzare la strada Matera-Gioia del Colle, ma la città avrà rinunciato al suo protagonismo. Sia chiaro: Matera non può pretendere di tirare dritto da sola, di chiudersi nel castello e togliere il ponte levatoio. Ha il dovere di aprirsi, di confrontarsi, , ma ha il diritto di rivendicare un ruolo decisivo in questa partita. Il sogno del 2019 era probabilmente quello di vedere finalmente Matera tornare ad essere Capitale, epicentro di un territorio. Se non cambia qualcosa continuerà ad essere la succursale di un potere che emana da altri luoghi. Se avverrà non sarà per colpa di Pittella o di Emiliano ma della sua classe dirigente che si guarda nelle tasche mentre dovrebbe far battere più forte il cuore.

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