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Autosospensione dal Psi per Margherita Torrio
La scelta in una lettera al segretario Nencini

Basilicata

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POTENZA - «Non solo per dare solidarietà a Franco Bartolomei ma anche per ribadire quanto la linea da lei impressa e quella, che io ritengo più correttamente e modernamente perseguibile per la promozione e proiezione del nostro Paese verso l’uscita dal ristagno morale più ancora che economico, siano assolutamente divaricate».
E’ con queste parole che Margherita Torrio comunica al segretario del Psi, Riccardo Nencini, la sua autosospensione dal partito e dagli organi direttivi di cui fa parte «per uguale periodo a quello di sospensione di Bartolomei». Ovvero, si legge nella provvedimento disciplinare assunto dalla Commissione nazionale di Garanzia del Psi, per la durata di un anno. Almeno questo quanto emerge a chiare lettere nel documento.
In realtà i motivi di tale decisione, ben snocciolati nella lettera inviata alla segreteria, sono talmente profondi e radicati che non sorprenderebbe se questa fosse la fine di un sodalizio portato avanti per anni, sebbene con alti e bassi. Torrio è stata responsabile del movimento femminile del Psi fino al ‘90 con esperienza anche nell’ Udi. Ha lavorato per molti anni nel Cidi e dopo essersi allontanata dalla partecipazione alla vita politica non condividendo la diaspora socialista e l’adesione di molti in altri partiti, si è avvicinata prima allo Sdi e poi al nuovo Psi.
E’ la stessa Torrio che lo ricorda quando scrive: «Tutto ciò che abbia avuto in sé anche una minima parvenza di presenza di una idea, progettualmente produttiva e costruttiva, di social-ismo, mi ha visto coinvolta e mi coinvolge. Ho così aderito anche ed ancora a questo Psi, così come ero stata nello Sdi; così come, non convinta delle logiche discriminatorie del Pds e dell’Ulivo nei confronti dei residui del Psi distrutto negli anni novanta, scelsi di presiedere una lista con una pattuglia dello stesso Sdi, insieme ad un Nuovo Psi, molto regionale e autonomo, per la Regione Basilicata, nel 2005. Io presi quasi il 3 per cento, la lista rimase a poco più del 2 per cento. Mi candidai nello Sdi nella esperienza della Rosa nel pugno per il Senato. Al di là della ovvia sconfitta numerica, mi restava la soddisfazione di aver presentato “l’orgoglio socialista” e di aver sperimentato un tentativo di unità nella diaspora dei socialisti nella mia regione e nelle piazze dei nostri centri, ricordando ai convenuti la naturale collocazione dei socialisti, nel campo dell’ impegno per una società più giusta, cosa che quegli anni di Berlusconi e di berlusconismo avevano fatto già dimenticare».
Riprova così a ricucire lo strappo «ma gli sviluppi successivi mi hanno dato torto. In questo periodo – continua - ho continuato a sperare che un Consiglio nazionale, una nuova eccezionale convocazione della Direzione nazionale, un Congresso potessero riportare l’attenzione e la discussione sulla linea del Partito e nuove decisioni». Decisione che, per Torrio, nel disegno di Nencini, coincide con il «renzizzare quanto resta del Psi. Non condividevo e, oggi, continuo a non condividere la linea di sostegno al Governo ed alle così dette “riforme” che si impongono attraverso Renzi, a suon di maggioranza, per altro triste in un Parlamento semivuoto e protestante, allo smantellamento della nostra Costituzione e della Forma di Stato e di Governo, da più validi padri costituenti disegnate».
Sulla sospensione di Bartolomei aggiunge: «Non condivido questa decisione né i motivi. Ovviamente intuisco i Suoi e quelli di chi ha recepito il suo messaggio, nella Commissione di Garanzia» e non usa mezzi termini quando parla di «intimidire, inibire ulteriori forme di dissenso. Il problema è, però, che il dissenso, poco o ampio che sia, nasce sulla scelta che lei e la piccola pattuglia di senatori e deputati (anzi ex, visto il passaggio di più d’uno nel Pd) state e stanno facendo votando e sostenendo legge elettorale, snaturamento della nostra Costituzione, marginalità del Parlamento, interventi sulla scuola, così detto Jobs act. Il dissenso mio e di tanti nasce da tutto ciò – spiega - non dal fatto che Bartolomei o un chiunque altro signor “XX” favorisca il nascere di un movimento che diventi luogo ove ci si possa confrontare e dare rilevanza al nostro essere in dissenso, anche perché ce ne sono altri con uguali intenti».

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