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Matera, resta ancora vivo il fuoco
della campagna elettorale

Basilicata

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MATERA - La campagna elettorale non è finita.
Continua e continuerà forse fino al 2020 per riprendere fuoco in occasione delle Comunali prossime.
Sarà tempo di bilanci e di veleni perché si tireranno le somme di quello che è stato e di quello che avrebbe potuto essere e non è successo.
Matera 2019 ha finito per imbrigliare tutti i dibattiti prima della vittoria della candidatura e rischia di farlo anche adesso, quando si sente forte il richiamo all’unità per non vanificare lo sforzo fatto finora.
Così, accade che il segretario cittadino del Pd va a far visita per motivi personali al suo ex avvocato e si scatenano i gossip riguardo alla possibilità che si tratti di una manovra per far cadere l’Amministrazione.
Voci infondate messe in giro ad arte da chi vuol tenere vivo il fuoco della campagna elettorale sperando nello sfaldamento dell’arca che tiene in vita la maggioranza ma anche a chi vuol dare una sterzata netta al percorso politico del governo De Ruggieri traghettandolo verso il lido di approdo tutt’altro che sicuro, rappresentato da un centrosinistra alla ricerca di una stabile identità.
Sullo sfondo restano i malumori ormai non più nascosti di una parte di consiglieri comunali di maggioranza che sono in sofferenza rispetto alle scelte del sindaco e dell’asse attorno a cui sembra ruotare, in questa fase, il suo operato ma è difficile inquadrare queste sgomitate in un qualcosa che assomigli lontanamente ad un disegno politico vero e proprio.
Non è un caso che non esista un coordinamento, un partito e neppure una lista di riferimento che tenga insieme i “consiglieri critici”.
C’è solo un malessere, diverso da persona a persona, e per ora solo una richiesta di maggiore coinvolgimento nelle scelte dell’Amministrazione.
Un consigliere di destra (Buccico) uno espressione della Lista Stella (Sansone) uno eletto nel movimento che fa capo al Senatore Tito Di Maggio (Sardone) e uno che proviene da Forza Italia (Casino).
Volendo per forza ragionare su un comune denominatore si potrebbe dire che tutti e quattro sono espressioni di un centrodestra atomizzato che forse rappresenta il vero problema politico del Paese prima ancora che della Basilicata e di Matera.
E’ pur vero però che tra i più convinti sostenitori di De Ruggieri ci sono altri consiglieri di centro e di destra che in giunta esprimono due assessori (Prete e Amenta).
Dall’altra parte della galassia esiste in ogni caso un centrosinistra tutt’altro che granitico fatto di guelfi e ghibellini, di adduciani e pittelliani, dove per pittelliani non si intendono solo coloro che hanno militato o militano nel Pd, ma anche pezzi di società civile (termine abusato ma ormai di uso comune) schierato in fila per tre col resto di due, dietro alla figura longilinea del governatore lucano. In altre parole, manca la politica.
Togliere le insegne, ammainare le bandiere, rendere neutre le persone consente di intercettare un consenso trasversale, ma quando c’è poi da governare le identità riemergono forti e chiare ed è quello che sta accadendo.
In questa partita ci sono strascichi di vecchie ruggini legate a sospetti, veleni e tradimenti che hanno portato alla caduta dell’Amministrazione Buccico e alla recente sconfitta di Adduce.
Ferite mai rimarginate e che continuano a condizionare la vita della città.
Non sarà il logo di Matera 2019 a tenere insieme i pezzi di un mosaico che rischia di finire in centrifuga.
Ci sono obiettivi più grandi del proprio ego e sentimenti più gratificanti della vendetta da parte di presunti vincitori e presunti vinti.
Per perseguirli occorreranno coraggio e senso di responsabilità da parte di tutti.

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