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Folino tra i “ribelli” del Pd
Ha condiviso il documento politico di Galli

Basilicata

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“UN nuovo inizio”, non con Renzi, ma, evidentemente, neppure con la minoranza Dem, anche se in realtà non è ancora dato sapere quale sarà il punto di approdo. Quel che è certo, invece, è che tra i deputati “ribelli” che hanno condiviso il documento politico “Tesi per una sinistra democratica sociale repubblicana”, quelli che, per intenderci, starebbero preparando l’inversione di rotta rispetto a un Pd sempre più spostato a centro destra, c’è anche il lucano Vincenzo Folino.
Qualche giorno fa il parlamentare di Pietrapertosa che non ha mai nascosto di sentirsi spesso come un pesce fuor d’acqua nel partito sempre più a immagine e somiglianza del premier e segretario, qualche sera fa ha preso parte alla cena di coloro che preparano l’alternativa per un nuovo centro sinistra.
Tra questi, anche i già fuoriusciti Fassina e Gregori, oltre a Stefano D’Attorre, Franco Monaco, Corradino Mineo, Maria Grazia Gatti e il professore autore del documento, Carlo Galli.
Sarà realmente scissione? E’ ancora presto per dirlo. Ma l’ipotesi non è affatto esclusa. «La valutazione è in corso», per ora i deputati ribelli non si spingono oltre nelel dichiarazioni ufficiali. Ma Galli, nelle dichiarazioni rilasciate ieri a Repubblica parla chiaro: «Mi sono convinto che dall’interno non ci siano modi per invertire la rotta». Fa riferimento a un «progetto politico inclusivo, di governo, che si richiama all’Ulivo, tiene dentro il mondo cattolico e guarda anche a Sel.
Ma lo stesso Galli chiarisce: «Non credo ci sarà un’ora x della scissione, ci saranno percorsi individuali in fase diverse».
Certo è che, nel caso del deputato lucano, si tratterebbe di un percorso di allontanamento non solo dalla maggioranza del partito, ma anche dalla minoranza di Roberto Speranza e Filippo Bubbico, considerata, evidentemente, eccessivamente dialogante, con scarsa capacità di incidere sulle scelte del Governo e dello stesso partito. Quel Pd che - ci tengono a sottolineare i più insoddisfatti - sotto la guida di Matteo Renzi si sta drammaticamente discontando non solo dai valori che ne hanno animato la costituzione ma anche dalla aspettative di quelle fasce di elettorato che si sentono sempre meno rappresentate. Nemmeno dalla minoranza Dem.
Del resto, tra Folino e Speranza, le differenze nelle strategie da opporre al “nemico” comune Renzi sono evidenti da tempo, anche adesso che il secondo non ha più da far quadrare i difficili equilibri, nel doppio ruolo di leader della minoranza Dem e capogruppo alla Camera.
L’ex presidente del Consiglio lucano era arrivato persino ad autosospendersi dal partito in segno di contestazione rispetto alla linea del premier, oltre a non aver votato in Aula provvedimenti importanti come lo Sblocca Italia, o ancora, di recente, la riforma della scuola. «Non è per questo che mi hanno eletto in Parlamento»: un disagio che Folino ha manifestato in più occasioni e che ora lo avrebbe spinto a ragionare insieme ai fautori di un’alternativa politica possibile. E se l’ex capogruppo Speranza, a dispetto degli attacchi politici al presidente del Consiglio, ha sempre categoricamente escluso la possibilità di una scissione, per Folino quella della fuoriuscita è un’ipotesi che rimane all’orizzonte.
m.labanca@luedi.it

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