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L’House of cards di “trivellopoli”
Il petrolio lucano diventa un romanzo

Basilicata

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IL PETROLIO lucano ora è anche la trama di un romanzo. “Il gioco delle caste”, ultimo libro di Giovanni Negri, è davvero sorprendente letto dalla Basilicata. L’intreccio dei poteri che racconta, pur nella caricatura di un modello di famelici personaggi dal destino precario applicabile a qualunque provincia italiana, svela un contesto che sembra trarre ispirazione proprio dalla nostra piccola cronaca quotidiana.
I nomi, i luoghi, gli interessi che da Potenza arrivano a Roma concentrandosi in Vallaura (Val D’Agri) sono in realtà il pretesto che all’autore servono per scrivere quella che è stata subito ribattezzata un’House of cards all’italiana, con politici rampanti e spregiudicati, giornalisti pronti ad annusare il vento, prelati gran registi delle fortune altrui, e magistrati che, annoiati tra i fascicoli delle loro piccole inchieste, puntano in alto, sicuri di sistemarsi al posto del bersaglio affondato.
«Non chiedetemi se è vero o falso», dice l’autore. Il guaio, commenta, è che è tutto molto verosimile.
A leggere il romanzo sembra che Giovanni Negri (ex parlamentare e segretario del partito radicale, oggi scrittore di romanzi e produttore di vino) abbia preso casa per un po’ di mesi in Basilicata e sia diventato avido lettore dei nostri fatti, abbia attraversato Potenza sbirciando le vetrine delle mercerie dove acquistano improbabili orecchini le segretarie un po’ mummificate di magistrati grassottelli alla ricerca di notorietà, abbia ascoltato, paziente, sfiancanti pipponi ai microfoni delle presidenze di ogni tipo a tiro di convegno, sia stato dietro le camere delle tv locali pronte a fare da supporto ai nuovi potenti, abbia ascoltato gli ambientalisti che rumoreggiano e la politica che si concentra sui “tavoli” e sugli accordi, o sulle nuove “road map”. «Tanti anni fa, sì, ci sono stato in Basilicata. Amo raccontare l’Italia di frontiera» e la Basilicata è frontiera della frontiera Sud.
Tutto è partito dalla lettura di un articolo di Prodi sul petrolio lucano. Ma Negri si tiene a debita distanza dal dibattito dei nostri giorni, petrolio sì, petrolio no. Gli interessava piuttosto scrivere di come oggi in Italia la Casta, per come l’abbiamo intesa per anni, non è più associabile esclusivamente alla classe politica. E così compaiono all’attacco figure a prima vista comprimarie ma che si rivelano essere determinanti nella costruzione e nella distruzione di alterne fortune nel gioco bramoso e senza fine del potere. «Perchè nell'Italia - sono parole sue - in penombra di questo inizio millennio il potere con le sue trame, i suoi veleni e i suoi piaceri poteva essere raccontato - dalla capitale alla provincia profonda - attraverso il suo nuovo cinismo, le mosse maldestre, le sorprese sgradite, i vantaggi miopi e le eterne ingiustizie di noti e inediti protagonisti non di una casta ma delle caste».
E dunque nel gioco compare l’onorevole Angelo Maria Predieri, leader dell’estremo centro. Quando il suo luogotenente in Vallaura, Salvatore Liconti, gli porta il dossier sul petrolio ne intravede il miraggio del successo legato all’annuncio di un nuovo sviluppo. E inizia a orientare le sue relazioni. C’è Lavinia Salvi, la giornalista romana che scala la professione generosa di affetti, si industria per trovare un posto al suo giovane amante, scrive e condiziona nel mainstream del circo mediatico, arrivando alla fine, sola e traditrice, a pagare fino all’ultima goccia di solitudine il suo successo. C’è il procuratore della Repubblica di Vallaura, Saverio Dioguardi, a capo del pool di trivellopoli. Sa che finchè si occuperà di cause di confine di proprietà nessun titolo di giornale gli sarà riservato. E così punta in alto, fa arrestare il potente (ma provincialotto) Liconti, frena l’ascesa del sottosegretario, gli soffia il collego elettorale, sarà anche lui preda dei piaceri romani subendone inevitabilmente la rovina. E poi la Chiesa, con i suoi monsignori, determinanti davvero, immischiata in scandali perbene (qui l’autore si sposta su fatti romani ma si potrebbe anche aggiungere alla collezione il misfatto della nostra Trinità).
Personaggi di un’Italia di mezzo alla ricerca della loro notorietà che si abbracciano, si lasciano e si ritrovano a seconda delle convenienze.
Un libro divertente, una fotografia fantasiosa eppure veritiera delle nostre lande che prorompono nella loro vergine bellezza. Documentato, ironico, controcorrente e irriverente, l’autore non vi deluderà. Vi consigliamo vivamente la lettura di questo libro di Giovanni Negri che si chiede come sia possibile che nei talk show serali continuiamo a vedere gli occhioni della Meloni o di Salvini e non ci sia spazio per il petrolio lucano. Già, perchè?

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