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Potenza e Matera divise?
Non perderemmo l'identità

Basilicata

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Che le regioni fossero una geografia istituzionale da rivedere si era già capito quando in molti pensarono che le Rimborsopoli diffuse di tutt'Italia fossero il puntuale pretesto giudiziario all'italiana per anticipare la riforma. Dietrologie a parte, l'impatto con un possibile nuovo comporta spesso sgomento, paura, disorientamento per lo smarrimento degli equilibri consolidati. Il potere tende a perpetuarsi e sceglie, in questo caso, la necessità di salvaguardare la coesione territoriale come difesa dell’ animus loci. Eppure, forse mai come in quest’epoca di frontiere infrante e di rotte negate, si ha la percezione che non ci sia più spazio per la centralità di un luogo medio, intermezzo tra la municipalità e la macroarea.
Le identità diffuse aumentano, e se Paolo Macry in prima pagina sul Corriere racconta del cugino argentino Mauricio in corsa per la presidenza, penso a come si siano ridotte le distanze e mischiate le razze, di come ci sia bisogno - oggi che in Europa sembra stia lì lì per scoppiare la scintilla di nuove follie - di sentirsi uomini e donne di una grande sud. Perchè questo sì, essere del Sud ci dà un’identità. Globale. Poi il ricordo delle nostre radici ci porterà per sempre, come in quella novella di Pirandello, a dormire beati solo nel letto del paese dove siamo nati. Perchè la terra è quella di Bernaldabella, solo quella, solo quella strada, solo quell'affaccio, la terra è la nostra amata e odiata Recanati, non saranno mai le Marche, il feudo del signore sarà il latifondo che arriva alle Calabrie ma noi continueremo a sognare il diametro del nostro baricentro, il mare di Zante, i cipressi di Bolgheri, il vesuvio di Napoli, la neve di Potenza, i sassi di Matera.

Dunque la Basilicata nostra. Ancora ieri, parlando con Giovanni Negri (dunque un ex parlamentare e uno scrittore) mi sorprendeva che ammettesse di non conoscere la nostra regione, che la immaginasse, anzi, terra di mare, esattamente l’opposto di quello che è. Non è un buon motivo per disfarsene, ma non possiamo preconcettualmente o, peggio, per motivi di coesione territoriale ritenuta specchio di un sentimento, non affrontare l’eventualità di un nuovo disegno amministrativo-istituzionale. Lo dico subito: separare Potenza da Matera non può essere un tabù. Si tratta piuttosto di governare processi aggregativi sulla base di una vera heimat che associa i limes, possibilmente, sulla base delle oggettive necessità (a Potenza l'aeroporto di Pisticci non serve) e delle possibilità di linee politiche di intervento strutturale. Per lo stesso motivo per il quale Matera e Bari possono anche stare insieme, sarebbe utile discutere sulla possibilità di annettere insieme a Potenza territori come il golfo di Policastro e il Vallo di Diano. Si può discutere anche delle proposta di Emiliano di dividere l’Italia in tre macroregioni, Nord, centro e Sud. Ha un senso. La separazione di Potenza da Matera non ci farà perdere l’identità legata alla nostra terra. Che rimane nelle radici di dove siamo nati, non in un limite amministrativo.
Del resto più che di coesione territoriale, chi ci amministra dovrebbe occuparsi di più della sua coesione politica. Si sta tutti (non proprio tutti ormai) dentro un Pd in cui, si dice, non si discute abbastanza quando tutti i suoi protagonisti non fanno altro che parlare tra loro ogni momento della giornata su luoghi altri rispetto al saloncino seminterrato di Chianchetta. E chi segue il teatrino riconosce allusioni, frecciate, decritta attacchi, coglie messaggi. Un luogo, ormai, è anche questo, quello delle nostre connessioni sociali, senza convocazioni e senza prenotazioni a prendere la parola. Non c’è più bisogno di un posto fisico per parlarsi. E chi dice il contrario nasconde l'interesse recondito, quello di rafforzare correnti in un momento in cui sono incerti i destini di un'intera classe dirigente e che saranno sempre più incerti di scissione in scissione. dNon si può giocare al "rompete le fila” ogni giorno come se fosse una ricreazione permanente e dire che solo se si sta seduti in classe ci si comporta da compagni leali. Separare Potenza da Matera è davvero il male minore che abbiamo davanti. E non è detto che sia un male.

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