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Patto per la Basilicata, ecco il masterplan
Bubbico: «Non soldi ma deroghe speciali»

Basilicata

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POTENZA - Si è aperto ufficialmente il dibattito sul Patto con il Governo che la Basilicata propone per il masterplan di rilancio del Sud annunciato da Renzi, in vista della discussione in Consiglio regionale in programma per martedì prossimo, dopo la presentazione che il presidente Pittella ne ha fatto in aula lo scorso 20 ottobre.

Merito del capogruppo Roberto Cifarelli che ha chiamato a confronto parti politiche e sociali, anche se - a giudicare dalle presenze nella sala del Park hotel dove non passavano inosservata le tante sedie vuote, comprese quelle di molti consiglieri dello stesso partito - per ora il dibattito sembra non appassionare più di tanto.

«Le regioni facciano squadra», è il messaggio principale che arriva dal capogruppo che relaziona i punti salienti dei documenti.

«Troppe teste non fanno una strategia - spiega - Per la prima volta tutte le Regioni del Sud sono governate da maggioranze di centrosinistra e quindi bisogna superare il “chi fa da sè, fa per tre” che fino a ora non ha premiato».

Il tema sui ritardi del Mezzogiorno è attualissimo e caldo. Quanto basta a spingere comunque i partecipanti in interventi appassionati che non risparmiano qualche stoccata qui e là. A partire dai sindacati, che sulle proposte messe in campo hanno molto da dire. Lo fa per primo Angelo Summa che se la prende soprattutto con il Governo Renzi e la legge di Stabilità, assolutamente insoddisfacente, soprattutto se giudicata da questa parte del Paese. «Una legge che di fatto contraddice le buone intenzioni che il premier aveva annunciato durante l’estate, in termini di investimenti per il Sud».

Mentre per il collega della Uil, Carmine Vaccaro, dalla lista delle priorità individuata dalla Regione «manca la vera parola d’ordine: lavoro». Oltre al fatto che «alla Basilicata serve una nuova visione strategica, a partire dalle unioni dei comuni e anche una presa di coscienza rispetto alle gestione fallimentare della risorsa petrolio». Per Nino Falotico della Cisl la ricetta lucana «propone cose per così dire scontate, su cui non ci può che essere la più ampia convergenza. Per le quali, però, senza risorse aggiuntive rispetto a quelle europee, c’è poco margine di manovra».

Senza contare che «resta un problema di prospettiva». «Non basta certo una freccia d’argento a risolvere i problemi della mobilità lucana».

Ma sul Governo accusato di aver dimenticato il Mezzogiorno, il viceministro Filippo Bubbico è di tutt’altro avviso. Non solo perché «la Stabilità non è una legge di spesa, ma di equilibrio», ma anche perché «a volte, quando non si vuol riconoscere le proprie responsabilità, si attribuisce la colpa agli altri», dice al microfono dei giornalisti.

Poi, prende la parola dal pulpito dalla sala e snocciola le sue proposte. Una su tutte, che è in primo luogo una questione di metodo: «La Basilicata, che con la sua capitale della cultura per il 2019 dovrebbe farsi traino del rilancio del Sud, potrebbe fare la differenza promuovendo un’interlocuzione innovativa con il Governo».

Che tradotto nella pratica sarebbe: «Non chiediamo soldi ma strumenti per agganciare le opportunità». Come? Chiedendo deroghe, in un arco di tempo limitato come può essere un triennio, anche rispetto a quanto previsto da leggi e trattati europei per assicurare benefici all’imprenditoria locale, che siano questi abbattimento del costo del lavoro, o riduzione del credito d’imposta. O ancora vincoli meno pesanti sul Patto di stabilità, o più possibilità di assumere dalla parte della pubblica amministrazione. Poi Bubbico fa un caso concreto, quello dell’Università di Basilicata, a cui la Regione garantisce un sostanzioso finanziamento annuale: a fronte delle risorse proprie che la Basilicata investe, l’ateneo potrebbe sottostare a vincoli nazionali meno stringenti. Andando prima a misurare il rendimento effettivo dei trasferimenti, a cui far seguire eventuali correttivi.

Ma a proposito di Matera 2019 e di modelli innovativi e vincenti è l’ex sindaco, Salvatore Adduce, a rivendicare che la Città dei Sassi «ha saputo raccontare un altro Sud». «Caro Luca - dice con tono acceso, rivolgendosi all’assessore Braia - non abbiamo vinto, come dici tu, perché abbiamo saputo far emergere le bellezze di Matera. Ma grazie a un Comune che ha avuto lo stomaco di mettere in campo un’altra storia rispetto a quanto ha fatto il Mezzogiorno negli ultimi 150 anni, riuscendo a mobilitare un altro protagonismo». Un modello, insomma, che il Sud alla ricerca di un riscatto dovrebbe tenere ben presente».

Tutto è proponibile, ma poco è realizzabile - secondo il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza - se i singoli territori non si connettono tra di loro, con la cooperazione delle leadership regionale, sul modello di quanto è avvenuto per la campagna referendi abrogazione di parti dello Sblocca Italia. Sud ed estrazioni, due partite tutt’altro che distinte. «La questione energetica coincide in parte con quella regionale - ha detto il presidente del Consiglio - Ecco perché questo è il momento di una nuova negoziazione tra le regioni del Sud con lo Stato.

Ed è richiesto un notevole salto di qualità». Ma la nota più polemica di Lacorazza è nella premessa del suo intervento, tutta rivolta al segretario, Antonio Luongo: «Per evitare che le analisi e il confronto corressero il rischio di non portare da nessuna parte, sarebbe stato opportuna una direzione di partito specifica su questo, dalla quale, magari, far uscire un documento condiviso». Ma il segretario, com’è nel suo stile, non si scompone, non interviene e neppure replica.

E ai saluti previsti dal programma dei lavori adempie con un cenno della mano. Segue solo l’intervento dell’assessore Braia che lancia un allert: «L’agricolutura non rimanga marginale dal piano degli investimenti». In sala, tra i pochi presenti, i consiglieri regionali Santarsiero (Pd), Galante (Realtà Italia), Napoli (Forza Italia), il sottosegretario De Filippo, la deputata Antezza, l’ex segretario Restaino.

Ora la parola passa al Consiglio regionale. Quanto le solite guerre intestine del Partito democratico possono compromettere la riuscita anche del miglior piano strategico? A domanda, il capogruppo Cifarelli risponde: «Un problema di questo tipo non si pone affatto. La solida maggioranza in Consiglio su cui Pittella ha sempre potuto contare anche nei momenti di più dura dialettica ne è la prova migliore. Il nostro partito spesso è animato da discussioni interne legate anche ai destini personali, cosa del tutto legittima. Ma poi c’è un momento in cui bisogna fermarsi e far prevalere l’interesse generale. Ed è al cosa che noi facciamo sistematicamente».

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