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Porno trappola per l'assessore, De Luca lo difende
E Di Maggio: «Chi c’è dietro finirà in galera»

Basilicata

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POTENZA - Il senatore Di Maggio parla di una trappola architettata da una «raffinatissima intelligenza». Il sindaco rompe il silenzio e conferma la fiducia all’assessore adescato su Facebook «in attesa delle risultanze delle indagini». Mentre i più critici nei confronti dell’amministrazione si rifiutano di commentare. «Devono dimettersi tutti, ma per manifesta incapacità». Tuona Carretta (Pd). «Mica per queste cazzate».
Sembra finito nelle mani della magistratura il destino politico della giunta di Potenza, scossa dallo scandalo che ha coinvolto uno dei suoi membri.
Protagonista della disavventura è stato il giovane assessore allo sport, le politiche giovanili, il servizio informatico, e i servizi sociali del Comune, Giovanni Salvia. “Adescato” via Facebook dalle foto una delle tante bellezze che appaiono e scompaiono sui social network. Dietro cui spesso si celano persone diverse, con intenzioni tutt’altro che benevoli. Filmato senz’abiti e poi finito su Youtube. Dopo un tentativo di estorsione che lo stesso Salvia non ha smentito.
Una «storia poco carina davvero». Ha dichiarato il senatore Tito Di Maggio, che ieri è intervenuto su Facebook commentando un messaggio di solidarietà all’assessore pubblicato dal consigliere comunale Mario Guarente (Liberiamo la città). «Soprattutto - ha aggiunto minaccioso - se penso a quella raffinatissima intelligenza che l’ha architettata, la quale non si illuda, il suo posto non è tra i banchi del consiglio comunale, ma nelle patrie galere che, prima o poi, finiranno per ospitarlo».
Di Maggio condivide con Salvia il percorso politico nei Popolari per l’Italia. Ma ieri è intervenuto a sostegno dell’assessore anche il sindaco, Dario De Luca, per cui Salvia non si tocca. Almeno fino a quando gli inquirenti non chiariranno i contorni della vicenda. Il sospetto che trapela è che dietro l’accaduto possa celarsi un vero e proprio “trappolone” all’uomo politico. Ma i suoi termini sono davvero difficili da immaginare. Perché un “adescamento” pilotato su Facebook, ci può anche stare nella trama di una puntata potentina di “House of cards”. Ma non spiegherebbe la richiesta di denaro che al Quotidiano l’assessore non ha smentito di aver ricevuto.
Salvia ha spiegato di aver già presentato una denuncia «per diffamazione» ben prima della pubblicazione della notizia, quando è stato raggiunto dalle voci sull’esistenza del video “incriminato”.
Ha aggiunto che il fattaccio risale «a una decina di giorni fa», e di essere stato vittima di un «tentativo di fake».
«Non ho fatto niente di male - ha ripetuto più volte -, e comunque è qualcosa che attiene alla mia sfera privata».
In realtà di casi come questo ne sono ormai pieni gli archivi della polizia postale. Spesso i responsabili - quando vengono individuati - si trovano all’estero, come pure i server a cui bisogna accedere, attraverso una rogatoria, per risalire a loro.
Per questo gli inquirenti potentini sarebbero cauti, nonostante abbiano colto già la dimensione politica della vicenda.
Innanzitutto c’è da appurare la questione sull’esistenza o meno del video stesso, che il Quotidiano ha potuto visionare, ma lo stesso assessore afferma di non aver visto.
Quelli che circolano sono solo alcuni “screenshot” con la schermata di Youtube, in cui si riconosce il volto di Salvia e si può leggere il suo nome con una descrizione del contenuto del video.
Andrebbero raccolte informazioni dai gestori del portale, dove i contenuti segnalati come pornografici vengono rimossi nel giro di pochi minuti. Fino ad allora non si può abbandonare nemmeno l’ipotesi di un fotoritocco. Il che vorrebbe dire che il video non è mai stato pubblicato sulla piattaforma. Ma è un’ipotesi che apre scenari inquietanti, a cui si stenta davvero a credere.

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