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IL COMMENTO
Mentre tutto crolla pensano alle tessere

Basilicata

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IL Pd perde pezzi, in Basilicata e in Italia. Il partito sembra sospeso tra un passato ingombrante e un futuro con poco rosso sullo sfondo. E all’orizzonte si fa sempre più visibile una balena, bianca con un po’ di fard, tanto per camuffarne il volto.

Renzi sta liquidando la ditta di Bersani dove ormai sono ormai confinati tutti i mohicani in quello che appare come un magazzino di sigari senza tabacco. Vincenzo Folino ha detto basta e se n’è andato sbattendo la porta. Il Pd non è più casa sua. Forse non lo è mai stata. C’è nostalgia dei Ds, di una sinistra che vuol fare la Sinistra, magari contando sull’appoggio di un Centro fantoccio che gioca ad essere l’ago della bilancia. Un ruolo che oggi ricopre proprio la sinistra dem.

Il Pd si è trasformato in un qualcosa di sconosciuto persino ai suoi fondatori oppure sta diventando solo quello che doveva essere sin dall’inizio: un partito a vocazione maggioritaria.

Non tutti riescono ad accettarlo. Si chiama Partito Democratico, come negli Usa, dove ci sono due partiti, le primarie e dove i candidati esprimono una propria linea di governo. Proprio quello che i dem dicevano di voler fare ma non hanno mai fatto perché, per una parte di essi, quel modo di intendere la politica è l’esatto contrario di quello in cui si è creduto per decenni.

Il partito fatto di funzionari, elemento unificante e garante di una diversità solo accennata e poi ricacciata nei meandri del centralismo democratico.

Quel modello di partito non c’è più, ci sono le primarie che di fatto rendono inutili e pletorici i congressi, le direzioni, gli organismi dirigenziali fatti a immagine e somiglianza del leader. Chi vince prende tutto e oggi il vincitore si chiama Matteo Renzi. Cose che si vedono bene quando sei in minoranza e forse pensavi che lì non ci saresti mai finito.

I vecchi Ds hanno peccato di superbia, hanno creduto di poter continuare a dominare il Pd mettendo un centrista a fare il presidente del Consiglio ma ora hanno capito che i conti erano sbagliati. C’è un nuovo Berlusconi in città e questa volta abita nella loro stessa casa. Così meglio andar via, fondare nuovi partiti senza pensare che i soldi, per i partiti, non ci sono più, che i partiti sono morti. Ci sono solo i leader, i guru e pattuglie di ultras che si azzuffano sui social per tutto, dalle nanoparticelle, al Tav, alla dieta vegana.

Ecco perché il Pd non ha altra strada che andare avanti verso il bipartitismo, sperando che accada quello che è successo al Labour party. Dopo le mareggiate del decennio passato cavalcate da Tony Blair, ispiratore di Matteo Renzi, è arrivata la risacca che ha fagocitato tutto e ha fatto spuntare dal nulla Jeremy Corbyn, uno che non ha però la faccia di Speranza. Gli ex big del partito lo hanno capito e non forzeranno la mano.

Vincenzo Folino ha invece fatto il primo passo per convinzione e perché ormai sa che lo spazio politico in quel partito non c’è più. In Basilicata c’è chi si interroga sulle conseguenze di questo strappo che potrebbe rimettere in discussione vecchi equilibri, ma la realtà è che spesso gli elettori da queste parti premiano il potere.

Qui, per ora, comanda Pittella che, grazie al vuoto pneumatico presente nel campo opposto, è il soggetto catalizzatore di coloro che si sentivano esclusi “dall’ancien regime”. Solo le urne faranno capire se questa circolazione (più che di élite) di elettori porteranno un saldo positivo o negativo per il Pd. Per ora in sezione restano i quadri di Renzi accanto a quelli di Berlinguer. Il partito è sospeso tra vecchio e nuovo corso, tra l’ostentazione del potere sotto forma di tessere (come se i partiti li governassero davvero i segretari) e alleanze di potere che mettono insieme baionette pronte a cambiare bersaglio.

Così a Potenza sono tutti diversamente renziani: margiottiani, pittelliani, santarsieriani. Peccato che alcuni vorrebbero infilare in formo il sindaco De Luca, cuocerlo e servirlo alla città per l’ormai prossima festa del Ringraziamento, gli altri vorrebbero farlo sbollentare almeno un altro anno. Quante anime nel Pd. Tante quanti sono i signori delle tessere, sventolate come bandiere. Voti come i punti di un supermercato sulla scheda della raccolta premi: una pentola a te, una tovaglia a me. Inevitabilmente c’è chi si dovrà accontentare di un cucchiaio di legno e forse solo allora capirà che non c’è più minestra.

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