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Folino via dal Pd, verso un nuovo soggetto
La riscossa anti Pittella, partita autonoma in Basilicata

Basilicata

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L’AMAREZZA di un addio, ma anche la determinazione di un nuovo inizio. Non un cambiamento, semmai una scelta di coerenza. «Non siamo noi a spostarci. Rimango dove sono sempre stato. Fedele al mandato conferito da chi mi ha mandato in Parlamento due anni fa».

Dei tre, Vincenzo Folino che siede al fianco degli illustri parlamentari che arrivano dal mondo accademico, Alfredo D’Attorre e Carlo Galli, è il più verace. Si definisce un deputato «di territorio», «quelli che una volta si chiamavano di provincia», davanti ai giornalisti convocati ieri pomeriggio nella sala conferenze della Camera dei deputati per ufficializzare la fuoriuscita dal Pd, dopo l’annuncio nell’assemblea con Renzi della sera prima, sulla legge di Stabilità.

«Solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso», precisa Galli, autore del documento politico pubblicato una settimana fa, in cui viene teorizzata la nascita del nuovo movimento, progressista e di centro sinistra.

Da lunedì verrà costituito il nuovo gruppo parlamentare. Ma prima di quella data c’è un altro appuntamento importantissimo per la forza che si va costituendo a sinistra del Pd. Quello di sabato 7 settembre, in cui i tre parlamentari ormai ex Pd si ritroveranno insieme al già fuoriuscito, Stefano Fassina e ai deputati e senatori di Sinistra ecologia e libertà. Sarà il lancio ufficiale del nuovo partito. «Non chiamatela “cosa di sinistra”», chiede Galli agli inviati presenti in sala.

«Non è una protesta antisistema. Ma l’analisi puntuale di quel che non va, gettando la base per una nuova casa in cui gli italiani possano ritrovarsi». E le cose che non vanno, nel partito del segretario e premier mai legittimato dagli elettori, sono tante.

Questioni di metodo, come la mancata possibilità di una verifica politica interna, senza alcuna condivisione di programma, di cui parla D’Attorre. Ma anche di contenuti, perché - come spiega Galli - venendo meno l’apporto di un centrodestra ormai spappolato, il Pd nato “su misura” per il bipolarismo, «è scivolato piano piano al centro, con una tendenza sempre più marcata a pescare voti anche nel centrodestra». Testimonianza ne sono le alleanze che Renzi va intessendo, ma anche gli impianti delle riforme. Italicum, Jobs Act, Scuola, Costituzione e infine legge di Stabilità.

Provvedimenti in cui di sinistra ci sarebbe poco o niente. In cui, i tre parlamentari non si ritrovano affatto.

Affonda sui tagli alla Sanità, Alfredo D’Attorre. Ma anche su un Pd quasi completamente allineato sulle posizioni del segretario che fa mancare l’apporto critico alle scelte del premier e del Governo. Richiamo rivolto non solo ai governatori, ma implicitamente anche alla minoranza Dem di Speranza, ritenuta incapace di incidere in maniera significativa.

Se i professori D’Attorre e Galli affrontano la questione dal punto di vista più strettamente politico e teorico, è Vincenzo Folino a restituire un approccio di pancia, quando parla di una scelta emotiva «difficile», ma ormai inevitabile.

«Sui territori la nostra impotenza si tocca con mano. Vengo da una piccola regione, fatta di piccoli centri e da quelle che si potrebbero definire “le relazioni corte”. Assisto tutti i giorni a una scissione silenziosa dei nostri militanti e anche dei dirigenti. Un fatto pericoloso per la tenuta democratica del Paese. Ad alimentare una politica sempre meno credibile. Ma sono anche testimone dei tanti giovani che vogliono tornare a partecipare alle scelte del Paese e dei territori. E’ a loro che vogliamo dare una prospettiva».

Parla di Sblocca Italia, ma soprattutto di Mezzogiorno. «Un Sud che non chiede assistenzialismo. Le nostre imprese e i nostri lavoratori vogliono contribuire alla crescita dell’Italia, ma sanno che potranno farlo solo se si risolvono i problemi in settori come le infrastrutture, il credito, l’energia». Poi, l’affondo politico: «Il Mezzogiorno non si arrende e non ci arrendiamo neanche noi all’allenza inedita di Renzi che vuol governare con commissari, prefetti e tecnocrati».

L’alternativa è a sinistra del Pd. Insieme non solo a Fassina, ma anche a Mineo, Gregori e probabilmente a Civati, che seppure al momento preferisce muoversi in maniera autonoma nello spazio che si è ricavato, «a mio avviso - spiega D’Attorre potrebbe condividere presto il nostro percorso». Per colmare quello spazio lasciato vuoto e che Renzi sbaglia a sottovalutare. Non solo in Parlamento, ma anche sui territori. Si parte dalla città di Roma. «Dove - spiega D’Attorre - proporremo un nostro candidato da sottoporre a tutte le forze democratiche e progressiste. Sappiamo che il Pd non ha la forza, la legittimità di indicare una figura di guida. Potremmo mettere in campo di una figura in grado di parlare alle forze sane del Pd e del centrosinistra romano». Nessuna alleanza sui territori invece nelle amministrative in cui il Pd volgerà lo sguardo al centrodestra, «facendo prove tecniche di partito della nazione». Il dato assolutamente nuovo è uno: dopo le defezioni che si erano limitati ad addii, ora nasce una nuova proposta che raccoglierà gli insoddisfatti del Pd di Renzi. «Si va verso la ricostituzione». E il quello del 7, al teatro Quirino, sarà un appuntamento che celebrerà un battesimo.

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