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L'EDITORIALE
Ma non finisce qui

Basilicata

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C'E’ chi giura di aver sentito “Folino chi?”, alla Renzi con Fassina, un problema in meno, e chi invece è seriamente preoccupato della fuoriuscita dal Pd del deputato lucano che forse non si è mai veramente acclimatato nella sua nuova residenza romana.

E' nello stesso giorno in cui lascia il Pd che Folino diventa un volto noto per i media nazionali. Uno dei tre, gli ultimi tre a dire addio a Renzi. Del resto lo ha detto lui stesso, “io sono un deputato, si sarebbe detto un tempo, di provincia, oggi si dice dei territori”.

Territori lucani. Dove inizierà a tessere la rete di un movimento alternativo a un Pd considerato troppo prefettizzato e tecnocrate, senza più partecipazione. “Ma io non mi sono mai mosso da dove sono sempre stato”, dice.

E' il Pd, per come l'ha vissuto, che se n'è andato da lui. Certo è che con l'addio di Vincenzo Folino si chiude davvero l'epoca che in questi anni abbiamo raccontato e che ha caratterizzato il De Filippo uno e bis con epici scontri e altrettante sudate alleanze. Fino al tu per tu quasi fisico con Pittella in una memorabile assemblea, molto più vicina nel tempo.

Un comunista. Che ha vissuto la sua vita (ha 57 anni) fino a interpretarla nella versione politica.

Il suo dialetto, un po' spontaneo un po' di ruolo, le sue sfuriate che pur si placavano, il suo patrimonio genetico di dogmi duri come le pietre del suo paese, lo stampo inconfondibile di un politico che pur maturava e si adeguava all'evoluzionismo del potere modernista di D'Alema, ma che in Basilicata aveva soprattutto l'aura del grande incorruttibile che sapeva immaginare strategie,oracolo di quello che sarebbe accaduto, custode di molte letture su fatti e misfatti lucani.

Non che sia stato fuori dal meccanismo del sistema di potere lucano degli ultimi decenni, ma è riuscito sempre a rompere l'unanimismo compromettente all'ultimo minuto. Dal Totalgate, agli interessi della grande finanza in Val Basento, dagli intrecci del teatrino di toghe lucane all'ultima spy story del governo inglese interessato al petrolio lucano, Vincenzo Folino, nello schema ampio delle grandi coordinate lucane, ha poi infilato la sua militanza quotidiana. Col popolo ma anche con l'industria, coi compagni ma anche con i moderati, con le feste dell'unità ma anche con la finanza amica. Un uomo certo non privo di relazioni.

Che peseranno in questa sua nuova scommessa. La sua grande forza è quella di non essere mai stato sfiorato da disavventure giudiziarie, guardingo come una volpe, padre politico di molti figli con i quali ha vissuto il conflitto della crescita, proprio come capita in famiglia.

Non ha retto al renzismo. Che in Basilicata ha il volto di Pittella. Due teste dure, due uomini di montagna, uno delle Dolomiti, l'altro del Pollino.

Una bella sfida, ben diversa da quella, molto più silenziosa, vissuta con De Filippo. E' dalla notte della vittoria del fratello di Gianni Pittella che Vincenzo Folino ha iniziato a lasciare il Pd, furioso con l'amico Luongo troppo morbido con l'istituzione, a sostegno di Speranza in Parlamento fin quando ha potuto, istintivamente più a sinistra proprio mentre c'è chi è convinto che potrebbe schiarirsi il rapporto tra l'ex presidente dei deputati democratici e il premier al quale servono voti per le riforme.

Ha il vantaggio popolare di tornare in Basilicata col volto dell'uomo contro, anche se spiega che non la sua non sarà una politica antisistema ma una ricerca di spazi democratici di partecipazione negata nel partito della Nazione.

In una regione ancora non grillinizzata a sufficienza, in cui il dissenso si agita in piccole filiere, se ne esce dal più grande partito italiano portandosi il suo bagaglio di coerenza personale. Certo per chi milita, in queste ore di grandi sommovimenti istituzionali e, in prospettiva, elettorali, ci sono anche ragionamenti di collocazione individuale, ma Vincenzo Folino dice che il suo futuro è da allenatore. Tiene nascoste le sue carte, sabato si costituirà il nuovo gruppo parlamentare, lui giocherà su un doppio campo, romano e lucano, e non è detto che applicherà lo stesso schema nelle due partite. Insomma, non finisce qui.

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