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La clinica che ammazza la maggioranza
Il "Salva Luccioni" e gli equilibri nel centrosinistra

Basilicata

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POTENZA - La maggioranza che si spacca, l’opposizione che si compatta sulle divergenze degli avversari e il Movimento 5 Stelle che, pur avendo duramente contestato il provvedimento, sceglie di astenersi invece di esprimere voto contrario, abbassando così il quorum necessario per approvare la legge. Un panorama inedito quello del Consiglio regionale che venerdì scorso ha dato il via libera al “Salva Luccioni”.
Nonostante la materia in discussione non fosse proprio tra quelle più delicate - il petrolio, tanto per citarne una - passate dall’aula. «La prima giornata veramente difficile dopo circa venti mesi di amministrazione», ha commentato ieri, dalla sua bacheca facebook, il consigliere Paolo Galante, che ha difeso le ragioni della sua scelta, «nell’interesse della sanità lucana e dei lucani».
Partiamo da quello che è successo nel Pd e prima ancora dal presidente Pittella che, pur non avendolo messo in preventivo, ha scelto di prendere la parola dopo gli interventi, per difendere la sanità lucana, prima di lasciare l’aula per non partecipare al voto. Il governatore è contrario ma non vota a sfavore. Come chiarirà nel suo intervento, per lasciare che sia il Consiglio a decidere. Contrarietà basata sulla volontà di evitare un conflitto istituzionale con la sentenza del Consiglio di Stato che, ribaltando il pronunciamento del Tar, ha dato alla clinica il termine ultimo del 9 novembre per adeguare la struttura o delecalizzare. La legge approvata ieri, sintesi delle proposte di Santarsiero (Pd) e Napoli (Fi), concede tre mesi per presentare il progetto esecutivo e un anno e mezzo per ultimare i lavori. Andando ben al di là di quanto disposto dal Consiglio di Stato. Di qui la ritrosia del presidente Pittella, favorevole ad altro tipo di soluzione rispetto a questa, considerata, evidentemente, una forzatura eccessiva. «Ciascuno di noi ha a cuore la salute dei cittadini e la professionalità dei lavoratori, ma noi tutti siamo chiamati a rispettare le regole». Rimette la decisione al Consiglio, «sempre sovrano», tanto da non voler porre la questione di fiducia e invitando a non politicizzare la questione. Ed è sempre nell’intervento fuori programma che il governatore si avventura anche in un paralello con la vicenda che riguardò, ormai 30 anni fa, la clinica del padre, Domenico Pittella. «Trent’anni fa - dice - ho vissuto una vicenda simile in prima persona. Quella sì che è stata politicizzata. E io ho buona memoria. Ho avuto modo nel tempo e negli anni di sedimentare e di leggere quella storia più serenamente provando a riconoscere torti e ragioni da ambo le parti. E proprio perché vengo da quella esperienza e oggi recupero un ruolo di garante delle istituzioni, rigetto al mittente l’accusa di assenza del governo regionale e della sanità pubblica».
Ma dalla linea contraria al provvedimento tracciata dal capogruppo Pd, Roberto Cifarelli, si staccano il consigliere di partito Vito Santarsiero e quelli di maggioranza Bradascio (Pittella presidente), Benedetto (Cd) e Galante (Ri). Quattro voti a favore che, sommati a quelli di un’opposizione (Fi, Fdi, Udc e gruppo misto) che coglie la palla al balzo per recuperare compattezza, ribaltano gli equilibri d’aula. E la maggioranza diventa minoranza. Anche grazie al Movimento 5 Stelle. In aula, i consiglieri pentastellati avevano aspramente criticato il provvedimento. Ma al momento del voto la contrarietà si è tradotta in astensione. In quella che sembra essere stata un’operazione ad hoc per far cadere la maggioranza. Il messaggio che passa è quello che il consigliere FdI, Gianni Rosa, rimarca subito: la clinica potentina è salva grazie al voto della minoranza. «Quanto deve essere pesato al “gladiatore?” - chiede Rosa - Tanto, se alla fine si è visto costretto a scappare dall’aula.
E all’indomani dell’approvazione del “Salva Luccioni” in aula, a esprimere soddisfazione, non solo i dipendenti e il presidente della struttura sanitaria, Walter Di Marzo, ma anche la Fials. Mentre l’Anisap prova ad alzare il tiro: «Dopo la travagliata approvazione, preceduta da una gara tra consiglieri di maggioranza e di opposizione per chi osannasse di più il ruolo della sanità privata, ci attendiamo che il Consiglio regionale si occupi, con la stessa tempestività e attenzione, di tutto il resto del comparto della specialistica ambulatoriale privata accreditata».

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