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«La candidatura? Mi sono proposto io»
Intervista al neosegretario dle Pd di Potenza

Basilicata

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POTENZA - Ha tutta l’aria di chi è poco avvezzo ai tatticismi e alla eccessiva diplomazia della politica. A domanda, il neo segretario del Partito democratico di Potenza, Enzo Sarli, consacrato tale nel congresso di domenica scorsa, risponde. Senza troppi retropensieri. Come quando racconta di com’è nata la sua candidatura. Ammette, senza troppi indugi, «mi sono proposto al senatore Margiotta per i rapporti personali che intercorrono tra noi. Ci conosciamo da tempo, abbiamo abitato nello stesso palazzo. A lui ho confidato la mia aspirazione. All’inizio, l’ipotesi è rimasta congelata. Poi ha preso corpo e ha trovato anche il favore del consigliere Polese».

Quindi, è un segretario renziano a tutti gli effetti...

«Diciamo che la da questa componente è arrivata la prima indicazione ufficiale. Ma devo anche dire che quando il mio nome è stato proposto a Roberto Speranza, è stato accolto positivamente. Anzi, Speranza ha detto che anche lui, circa un mese fa, l’aveva preso in considerazione. Possiamo dire, quindi, che di fatto c’è stata una convergenza trasversale, senza forzature, per una designazione unitaria».

Ma al di là della primogenitura della candidatura, si sente più renziano?

«Personalmente ho molto apprezzato l’approccio di Renzi alla politica. Basato su una pianificazione del futuro, orientata a concreti obiettivi. E’ questo che mi ha affascinato e che in qualche modo ha rappresentato anche una spinta. Anche se devo dire che non è stato amore a prima vista. Alle prime primarie del pd votai per Bersani».

Un renziano della seconda ora, quindi?

«Ma non per interesse. Piuttosto convinto da questo punto di vista di cui le parlavo, perché finalmente c’è qualcuno che ha legato l’idea, all’azione. Nel bene e nel male..».

E questo suo orientamento quanto peserà sul partito cittadino?

«Guardi, non vorrei risultare ondivago. Ma credo che in questo momento non sia utile dare questa impostazione in assoluto. Alimentare le divisioni in un città piccola come la nostra non sarebbe utile a nessuno. I fatti ce lo hanno già dimostrato: dove c’è divisione si perde».

Ma non la spaventa un pò mettersi a capo di un partito attraversato da profonde divergenze, a partire da quale dovrà essere la linea con il sindaco De Luca?

«Generalmente la sfida mi stimola. Qualche volta coniugo male il sogno e la realtà, essendo un persona fortemente responsabile e un pò ansiosa, nel momento in cui si passa alla realizzazione delle cose. Ma sono anche molto tenace e quando prendo un impegno lo porto fino in fondo, ma solo se caricandolo di contenuto. La mia sfida è dare dei connotati a questo partito. Se deve rimanere una scatola vuota, come lo è gran parte della politica italiana, lì abbandonerò il campo».

Veniamo ai temi caldi, rispetto ai quali ora dovrà dare le risposte più difficili. Quali i rapporti del partito con il sindaco De Luca. E, a proposito, lo ha già sentito dopo l’elezione di domenica?

«Sì, mi ha chiamato e io gli ho ribadito le incertezze che ancora regnano sul da farsi. C’è chi lo vorrebbe a casa subito, chi è favorevole a un appoggi esterno e chi sarebbe pronto a un ingresso in Giunta. Le dico la mia opinione, che chiaramente è solo quella personale: rispetto a quest’ultima ipotesi, sono contrario. Sarebbe un ibrido inaccettabile. Ma chiaramente devo fare i conti con la direzione. Avrei voluto già convocarla questa mattina, per il 20. Ma ci sono dei problemi tecnici, visto che l’elezione non è stata ancora ratificata. Quindi, probabilmente slitterà di qualche giorno. Dobbiamo arrivare a una soluzione condivisa. Io, comunque, dirò la mia».

No a un ingresso in Giunta. E poi, qual è la proposta per andare avanti?

«Credo che l’ipotesi migliore sia quella avanzata dal segretario Lungo, “alzare l’asticella”, come lui stesso ha detto, formulando a De Luca le nostre proposte programmatiche. Se accettate dal centrodestra, si proseguirebbe con un nostro appoggio esterno. In caso contrario, si andrebbe verso la caduta della Giunta».

Ma fino a ora De Luca ha fatto bene o male?

«Conosco il sindaco personalmente. E’ una persona mite, ma nello stesso tempo anche rigorosa. Credo che il suo obiettivo principale fosse quello di portare i conti in ordine. Non condivido tante altre cose, che attengono più all’aspetto culturale e valoriale del centrodestra».
E il suo partito, cosa ha sbagliato, tanto da perdere le amministrative di un anno e mezzo fa?
«Abbiamo perso perché in politica bisogna rivolgersi alle persone. Se si discute sempre di strategie e si bisticcia, questi sono i risultati. Lo scollamento è generale. Se per di più non si affrontano i problemi che stanno più a cuore ai cittadini, vince chi dà più voce alla critica. E in questo caso era facile criticare la precedente gestione».

Sta criticando la vecchia amministrazione?

Sto dicendo solo che è facile criticare chi ha operato. Chi meno si muove, meno sbaglia.

Ma degli errori ci saranno pure stati..

Sinceramente non mi sento di esprimere giudizi precisi, visto che ho seguito le cose da normale cittadino. Ma per fare un discorso più ampio, c’è da dire che la politica dei piccoli aiuti ai bisogni dei singoli, non porta lontano. C’è bisogno di una politica che abbia un raggio più ampio e obiettivi più alti.

E qual è l’impronta che invece vorrebbe dare al suo partito per risanare quello scollamento di cui parlavamo prima?

Come prima cosa vorrei convocare le associazioni, le cooperative, per confrontarci sui temi. E poi vorrei coinvolgere dei collaboratori, esperti delle singole materie, per cercare di fare una proposta alternativa . Insomma, una sorta di governo ombra. In una sola espressione: un partito più a portata della gente.

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