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«Prima di giudicare sentiteci»
L’ente non si costituisce parte civile

Basilicata

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POTENZA - Verranno interrogati tra due settimane i consiglieri a processo per le spese pazze alla Provincia di Potenza, che ieri hanno chiesto al gup di essere sentiti, prima della decisione sul loro rinvio a giudizio.
Si è conclusa così ieri mattina, con un rinvio al 24 novembre, la prima udienza del processo per 17 ex consiglieri, e un unico riconfermato.
Di fronte al gup Luigi Spina sono comparsi i legali dell’attuale consigliere regionale Aurelio Pace (Ppi), e del consigliere provinciale in carica Michele Calabrese (ex Provincia Futuro poi transitato nel Pd). Assieme a quelli dei sindaci di Nemoli (Domenico Carlomagno, Pd), Episcopia (Biagio Costanzo, Federazione di centro), Pignola (Gerardo Ferretti, Pd), Venosa (Tommaso Gammone, Pd), Rapolla (Michele Sonnessa, Pd) e San Fele (Donato Sperduto, Pd) e di 10 altri ex consiglieri (Antonino Capuano, Pdl; Giuseppe Di Leo, Centro polare riformista; Antonio Rossino, Psi; Angelo Lamboglia, Idv; Leonardo Lovallo, Udc; Giuseppe Morero, Centro popolare riformista; Antonio Murano, Provincia Futuro; Giuseppe Nella, Psi; Palmiro Sacco, Udc; e Tommaso Samela, Pd).
Assente invece, non è chiaro se per scelta politica, o in attesa di un’eventuale rinvio a giudizio, il legale della stessa Provincia di Potenza. Nonostante la Procura l’abbia individuata come parte offesa di un malcostume costato decine di migliaia di euro in rimborsi “anomali”.
A dare il “la” all’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e dai carabinieri è stato un esposto anonimo datato 8 giugno 2010: il primo di una serie che ha anticipato gli scandali sui rimborsi che da Napoli e Milano si sono irradiati in tutta Italia. Basilicata inclusa. Prendendo di mira in particolare i consigli regionali.
Al suo interno venivano elencati «plurimi episodi di malversazione di denaro pubblico compiuti da alcuni componenti dell’amministrazione provinciale di Potenza, indicati come responsabili dell’indebita percezione di denaro per rimborsi spese varie e gettoni di presenza segnalati come non spettanti». Così il procuratore regionale della Corte di conti, che ha vagliato per primo le carte informando la Procura della Repubblica su quanto emerso per i profili di responsabilità penale.
Nel 2012, su cui si sono concentrati gli accertamenti, i rimborsi per spese di «rappresentanza, organizzazione eventi, pubblicità e servizi per trasferta» distribuiti dalla Provincia di Potenza ai gruppi consiliari sono stati pari 263mila euro.
Tra le varie irregolarità riscontrate dagli investigatori si parla di: «documentazione fiscale mancante, ovvero non leggibile, ovvero mancante della descrizione dei beni/servizi acquistati; acquisti di beni destinati al consumo del personale interno all’ente provincia, ovvero di carattere strumentale senza finalità di rappresentanza; spese inerenti la ristorazione, avvenute in orari notturni, poco afferenti la normale attività istituzionale; spese, sostenute principalmente per ristorazione, senza alcun riferimento all’attività istituzionale».
I reati indicati sul capo di imputazione sono peculato, falso e truffa.
In molti casi è come se fossero state inserite nella rendicontazione delle attività dei gruppi consiliari partecipazioni a incontri politici vari sparsi in mezza Italia. Ma c’è chi è andato ben oltre facendosi rimborsare spese per presentazioni di libri di argomento vario, inclusi alcuni titoli quantomeno equivoci, come “Il giro a sbafo”, e “Antologie di versi”. Poi non mancano fatture conteggiate due volte e cene pagate da altri, che devono aver dimenticato il relativo scontrino nel posto sbagliato. Così è successo che la stessa cena, più o meno di lavoro, è apparsa tra le detrazioni del professionista, ma è stata ritrovata anche nella contabilità del gruppo consiliare capeggiato dal cugino.

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