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I soliti sospetti nel Pd, la lotta intestina
è anche uno scontro generazionale

Basilicata

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POTENZA - La tensione è di nuovo alle stelle. Dietro la facciata dei sorrisi e dietro la comunicazione ufficiale che parla di “ritrovata unità” nel congresso cittadino, nel Partito democratico lucano il clima del “sospetto”, dei dispetti e dei posizionamenti strategici è ai massimi livelli. Ieri è stata la giornata delle telefonate e dei messaggi di chiarimento tra big rispetto ai nuovi scenari ed equilibri che si stanno determinando. Ognuno chiama il proprio riferimento nazionale o il “garante” di turno per chiedere spiegazioni e chiarimenti.
La verità è che in questo Pd quello che accade oggi è tutto in prospettiva rispetto al domani. Con un carico di “memoria” che rende poco serena anche la più comoda delle convivenze.
Alcuni esempi: Luongo contesta a Lacorazza alcune scelte quando quest’ultimo era segretario; Lacorazza contesta a Pittella il post rivoluzione; Pittella chiede a Lacorazza di essere più “fedele”; Speranza attacca Pittella su Potenza città senza citare che però Petrone alla fine lo aveva scelto lui, De Filippo è quello che ha mandato a casa un intero consiglio regionale e gli ex consiglieri comunque non glie lo perdoneranno mai...
Si potrebbe continuare. E in tutto questo c’è lo “spettro” - per una classe dirigente abituata a ragionare sulle postazioni garantite per decadi - di uno spazio di manovra ormai stretto. In sintesi il prblema è questo: se entra “x” necessariamente non c’è più spazio per “y”. E quindi, ogni mossa, ogni dichiarazione, ogni alleanza viene scandagliata sotto tutte le luci possibili per capire dove sia il “trucco” a proprio danno. L’ultima questione che infiamma gli animi è la nascita del megacorrentone dei renziani. C’è un affollamento tale tra big in ascesa e big che si pensava fossero ormai pronti per la “pensione” che qualcuno dovrà necessariamente accontentarsi. Non c’è spazio. Che si parli della prossima giunta regionale o delle elezioni parlamentari e quindi delle regionali subito dopo. Il segretario regionale Luongo prova a mettere “semafori” e aprire “corsie di emergenza” ma di fatto anche per lui stesso potrebbe non esserci tanto spazio. Perchè tra renziani della prima ora, della seconda e di quelli moderati su cui lavora Margiotta a fronte di Speranza dall’altro lato con Lacorazza che continua a fare il “guastatore” è difficile immaginare di convincere tutti ad aspettare. Ma in fondo il Pd è questo.

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