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La virata partecipativa del sindaco di Potenza
Che cosa significa l’idea di incontrare i cittadini

Basilicata

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IL risveglio della società civile è ciclico, a livello planetario e nelle piccole patrie. Basterebbe leggere un comunicato del comune di Matera di ieri (incontro tra l’assessore Antonicelli e le associazioni per parlare di donne a porte rigorosamente chiuse, pubblico vietato, e lo specificano pure) per avere seri dubbi che la parola partecipazione sia chiara a chi ci rappresenta. Ma è dal capoluogo che arriva la virata di dialogo democratico che il sindaco ha messo in campo quando ha annusato l’aria che tira, quando cioè ha capito che la stampella del Pd per continuare a governare poteva anche non averla più. Premessa: tentare di capire qual è la strategia unitaria dei democratici su Potenza è impresa davvero impossibile, e dunque a De Luca va concessa l’attenuante specifica, ma possiamo arrivare ad assolvere da responsabilità lui e la rete delle liste centromoderatodidestra al quale Potenza aveva affidato la sua speranza di futuro?

Non è da demonizzare, anzi per certi aspetti è un bene che De Luca ne sia attaccato. L’obiezione che gli viene spesso rivolta, piuttosto che essere un peccato originale, la cupidigia del potere, proviamo a capovolgerla in certezza dalla quale partire per una strategia di governabilità di lungo periodo, ove mai essa fosse praticabile.

La politica, pur cambiando luoghi, linguaggi, concentrato di forze, rimane al centro della nostra vita con valori universali inderogabili.

Essere al servizio del bene comune è il diktat, cosa sia il bene comune e in nome di cosa lo cerchiamo è il grande tema della storia contemporanea. Ma la coerenza, come nesso tra azione ed effetto, ha ancora un significato in politica?

O dobbiamo arrenderci, in questo tempo di atarassico immobilismo di valori, a considerare possibile e dunque legittimo, anzi, insito nel concetto stesso di politica,il capovolgimento pressoché permanente delle alleanze al punto tale da dare una medaglia a chi è più esperto nella pratica? Cioè, ci siamo talmente abituati a quelli che mischiano le carte da assumere questo comportamento come un valore, il cinismo opportunistico come metrica virtuosa di un politico. Questa metrica appartiene al sindaco De Luca che, nato zoppo, ha cercato via via stampelle per camminare. Prima quelle di fabbrica (alle quali è ora tornato) poi quella della ditta concorrente.

E’ il vero problema di De Luca, molto simile a quello che sta capitando al collega di Matera. In un tempo di forte leaderismo, della politica con nome e cognome, del brand individuale come bussola di reputazione singola e convincente anche all’interno di un partito, di un movimento, di una coalizione, a De Luca manca la riconoscibilità e la responsabilità personale. Idem gli assessori.

A Matera gli ultimi fatti ci raccontano addirittura di un nuovo tipo di responsabilità giuridica e politica: la volontà del singolo assessore in un atto di Giunta. Parliamo del caso Amenta e della delibera definita da De Ruggieri “improvvida”. Ma dov’era lui quando è stata adottata? Fino a prova contraria è il primo cittadino che si assume l’onore e l’onere di una leadership. Ma torniamo a Potenza. Ho provato a fare un sondaggio tra persone che non conosco, fuori dunque dal nostro teatrino politico-mediatico, nessuno è stato in grado di rispondermi sul nome degli assessori e sulle loro deleghe. In questo prato piatto senza fiori manca il sussulto del leader. Sintomatico che un cittadino chieda a De Luca, dopo l’annuncio del calendario di incontri nei quartieri: sindaco verrete anche a Macchia Giocoli? E chi risponde? Gianni Rosa. A che titolo risponde il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia?

E’ l’addetto stampa del sindaco? E’ il gran consigliori? E il referente del partito che ha candidato De Luca? Tutte queste cose insieme. E’ talmente istintivo per Rosa rispondere a nome di De Luca che è del tutto evidente che il comune è da quest’ultimo commissariato. E’ però scioccante, intollerabile, lo stop and go di questa relazione politica. Sappia De Luca che con la stessa disinvoltura con la quale viene sostenuto, scaricato e riagganciato, sarà messo di nuovo all’angolo alla prossima evenienza utile. E può una città affidarsi a chi pensa solo a fiondarsi, come un corvo su una carogna, nelle crepe delle debolezze altrui? lo fanno pure quelli del Pd? Certo. Siete in buona compagnia. E’ per questo che la dialettica politica oggi non è più credibile.

La destra non è meno litigiosa del centrosinistra. Questo a conferma di come siamo appiattiti verso il basso e quanto poco sia credibile l’attacco che la sinistra fa alla destra e la destra alla sinistra. Guardiamo ancora una volta Matera: quello che stiamo raccontando in questi giorni dimostra quanto sia precario l’accordo elettoralistico tra forze disuguali cementate solo dalla volontà di andare contro qualcuno: crepe dentro il centrodestra, “stampellato” da un a parte del Pd. Gaffes dei singoli assessori, una dietro l’altra. Corvi dentro la maggioranza insieme a pubbliche prese di posizione. A Potenza è uguale.

Il riavvicinamento per necessità di De Luca a Fratelli d’Italia ha fatto scattare subito la rete a strascico degli altri satelliti della destra cittadina. E’ davvero commovente leggere il nuovo corteggiamento "all’amico Cenzino Belmonte”. In tutto questo c’è il silenzio tattico di Michele Cannizzaro. Morde il suo consigliere, Mario Guarente, ma lui che avrebbe capacità e strumenti per fronteggiare una guerra, è in disparte. Può l’impegno per la direzione dell’Acta silenziarlo? O aspetta tempi migliori?

E’ l’ennesima volta che ci tocca scrivere cose davvero mortificanti tanto dovrebbero essere elementari nella gestione di una agenda amministrativa. Al teatro massimo della città si accavallano le date, costringendo le compagnie a rivedere la programmazione. Ma come è possibile che succeda? Per non parlare di problemi altrettanto se non più seri. Ve le ricordate le foto che abbiamo pubblicato dello Stabile? E l’avete letto quello che dicono i commercianti di Porta salza? Della gestione delle palestre pubbliche? E i servizi essenziali (ammesso che la fruizione culturale non sia essenziale): anticipazione del pagamento della mensa scolastica, riduzione degli asili, irrazionale mappa del trasposto urbano, senza nessuno sforzo di immaginare una conciliazione dei tempi della città con i tempi delle famiglie. E le scale mobili? Non ci sono soldi, ok. C’è il dissesto.

E la gestione del ponte attrezzato ha un costo insostenibile. E abbiamo capito. Ma ragionare sugli orari possibili delle scale mobili di via Marconi e degli ascensori di piazza XVIII agosto, no? C’è ancora l’orario estivo, con la chiusura nella fascia in cui sono chiusi i negozi. Come se la vita del centro storico fosse solo ancorata alle attività commerciali. E stiamo parlando della carne viva di una città, del nostro quotidiano. Sui grandi appalti, le grandi lobby, i grandi affari del passato ce li fate capire meglio? La trasparenza, nella gestione della cosa pubblica, non è una opzione morale ma un principio di legge e di buona amministrazione. Io ancora non ho capito le responsabilità del dissesto di chi sono. E delle cannonate a vuoto, senza indicazioni di nomi, ne abbiamo le tasche piene. So, però, che se voglio muovermi in città posso parcheggiare dove voglio perché nessuno mi fa la contravvenzione e se voglio utilizzare le scale mobili devo programmare i miei spostamenti.

Una politica di retrospettiva frena la marcia. Nell’incontro di venerdì sorso De Luca ha sparato come in campagna elettorale. E giù con una cahier de doleance da codice penale. Che, guarda caso, riemerge all’indomani dell’elezione del nuovo segretario cittadino del Pd. Siamo tutti interessati a sapere la verità. E’ il motivo per il quale i cittadini hanno votato De Luca. Ma proprio per questo la missione di cui il sindaco si dichiara spesso portatore, la salvezza della città, poteva, può essere accompagnata da chi egli ritiene l’abbia affossata? La rateizzazione del debito (accresciuto dallo sforamento del patto di stabilità) da parte del governo e la programmazione delle risorse regionali destinate al capoluogo sono un atto dovuto? Sì, dicono i centrodestristi. La verità è che il Pd si è infilato nel piano di soccorso sperando di avere un ritorno dalla debolezza di De Luca.

Quest’ultimo ha fatto la stessa cosa. Hanno fatto un gioco scorretto, entrambi. E qui ritorniamo all’incedere dei rapporti chiari e alla coerenza nelle strategie. La maggioranza non c’è, per legge elettorale. Però il parlar chiaro non ha bisogno di numeri. Essere alla mercè di chi ti legittima o delegittima, a turno, a seconda delle convenienze toglie sicurezza, credibilità, fiducia.

Il Pd è portatore sano di contraddizioni. Questo è fuori discussione. Ma alla prova dell’amministrazione nella prima città capoluogo sottratta al dominio di centrosinistra assistiamo a comportamenti quanto meno ingenui, oscillanti, vacui. Una città senza carattere, con guizzi individuali e sporadici di sovversione culturale che sono l’unica faccia che appare, riconoscibile, da cui partire per prenderne le distanze. Sono stati premiati centinaia di poeti l’altro giorno nella sala dell’arco. Forse 100 poeti veri non ci sono neanche in tutto il mondo.

E allora dobbiamo augurarci crociate fideistiche ed ideologiche, gaffes digitali non rivendicate, muri puliti dai volontari, ragazzini filmati e martellamenti delle spine nel fianco, perché così è ben rappresentato l’humus di pensiero contro il quale andare a sbattere per capire qual è la prospettiva relazionale in questa città. Abbiamo bisogno di esaltare le differenze. E dare il vero significato alla parola partecipazione. Poveri cittadini chiamati alle adunate per fare numero. La partecipazione non è la folla in una sala. Quella è solo una prova muscolare. Basta Facebook per fare domande e risposte.

A Potenza c’è piuttosto una partecipazione spontanea non sufficientemente raccontata, come voglia di ritrovarsi e fare cose insieme, che sfugge a qualunque etichetta politica. Ed è la più grande risorsa che ha la città. Sono queste forze che hanno bisogno di spazi, e sempre più se li stanno prendendo in posti anomali, una libreria, un ristorante, un negozio, una chiesa. C’è un ambito associativo e identitario di base, ci sono cittadini aggregabili a battaglie civili, un’area senza filtro di rigenerazione sociale che sarà, è ormai percebile, il nucleo attorno al quale costruire il nuovo interesse generale.

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