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Al, Vita: «Vi racconto la mia ristrutturazione»
Risanamento, spending review e riorganizzazione interna

Basilicata

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POTENZA - Una macchina complessa per la più grande stazione appaltante della regione, che per garantire il servizio idrico integrato sul territorio, gestisce ben 11.000 chilometri di rete (quelli necessari da qui a Los Angeles, per intenderci ), 179 impianti di depurazione, 434 sorgenti, 845 serbatoi e 235 impianti di sollevamento. Sono solo alcuni dei macro numeri della Spa pubblica dell’acqua, dove, da soli quattro mesi si è insediato il nuovo amministratore unico, Rocco Vita.

Tecnico, ingegnere di professione, veterano della pubblica amministrazione (alle spalle dieci anni di direzione all’Autorità di bacino, seguiti da quattro alle Attività produttive e, un breve passaggio dalla Società energetica lucana), è di quelli che prediligono l’approccio pratico alle questioni, glissando volentieri sulle polemiche che di tanto in tanto tornano ad accendere i riflettori sulla Spa dell’acqua. Al Quotidiano del Sud, accetta di presentare i capi saldi di quel programma di ristrutturazione che intende portare avanti.

A partire dalla riorganizzazione interna, soprattutto ai livelli apicali della società, non ancora ultimata. «Avrei voluto farlo subito e ho ben chiaro in mente come dovrà essere.

Ma fino a ora non è stato possibile e bisognerà attendere ancora qualche mese».
Il nuovo assetto - spiega - dipenderà inevitabilmente dal processo di fusione per incorporazione tra la Spa e la Srl della Progettazione, di recente finita anche sotto la lente della Corte dei Conti, che porterà quest’ultima all’interno della “casa madre”, si spera, entro febbraio. Una trasformazione non da poco, «ecco perché riorganizzare adesso non avrebbe senso».

Nel frattempo, però, si sa per certo, che grazie a una modifica apportata alla Statuto nell’ultima assemblea dei soci, il direttore generale di possima nomina potrebbe essere sostituito da due direttori, uno tecnico e l’altro amministrativo. In attesa che il puzzle dirigenziale si completi, si va comunque avanti cercando di dare risposte immediate a quelle che sono le problematiche più urgenti. A partire dal delicato risanamento finanziario. Tra uscite ed entrate, i numeri di Al continuano a non tornare. Con una differenza, tra le prime e le seconde, pari a circa 20 milioni di euro. Anche a causa di competenze di gestione su un patrimonio vastissimo di opere, pure quelle non strettamente attinenti alla gestione urbana della risorsa idrica. «Se per esempio la gestione dei grandi adduttori fosse affidata all’Eipli o, meglio, a quel che ne sarà in futuro, avremmo un risparmio di 20 milioni di euro. Cioè, potremmo raggiungere il perfetto equilibrio finanziario».

Ma per spiegare i grandi costi di gestione - aggiunge Vita - bisogna anche tener conto delle complessità legate alla natura geomorfologica del territorio e della distribuzione della popolazione che spinge i costi in alto. «La situazione non è rosea, ma neppure disastrosa, anzi forse anche migliore di quanto mi aspettassi. Ma certo, ci sono dei correttivi che vanno adottati, come in parte è già accaduto».

In tempi di spending review, il primo segnale è arrivato con la rinuncia all’autista, la macchina e la segretaria. Il che si unisce al risparmio derivante dalla nuova governance (eliminazione di Cda e presidente) che complessivamente porterà 250.000 euro all’anno in più nelle casse della Spa. Ma i numeri di Al rendono necessari ben altri interventi. Terreno su cui l’amministratore ha già iniziato a muovere i primi passi: sono stati rinegoziati gli oneri finanziari con un istituto di credito, che hanno consentito un risparmio di 200 mila euro. Ed è stato anche rivisto al ribasso il canone di locazione della sede di via Grippo, su cui saranno possibili anche nuovi risparmi per circa 100 mila euro all’anno. Ma il capitolo più corposo è quello che potrebbe conseguire dai nuovi investimenti. Una lista di proposte che Acquedotto lucano ha già presentato alla Regione. In tutto 321 milioni di euro spalmati su tre interventi principali. Il primo progetto è quello di adduzione del Frida verso Matera.

«Nonostante la Basilicata trasferisca 320 milioni di metri cubi all’anno - spiega Vita - non è autosufficiente per quanto riguarda l’approvvigionamento di acqua potabile». Alcune aree del materano e del Vulture Melfese - per un assurdo meccanismo che fa lievitare i costi - prendono l’acqua dalla Puglia anche se la risorsa arriva dalla Basilicata. L’opera proposta consentirebbe di evitare la macro fornitura dagli schemi di gestione di Acquedotto Pugliese con l’integrazione dello schema del Vulture con quello del Marmo, per oltre 10 milioni di metri cubi annui. L’altro intervento servirebbe a svincolare il melfese dall’acquisto di acqua da Aqp, attraverso la fornitura dal canale del Sele. Con un investimento complessivo di 171.500.000 euro per queste due opere si potrebbero ridurre i costi di adduzione di Al per circa il 20 per cento. Più di 118 milioni, invece, sarebbero destinati al sistema di depurazione per interventi sugli impianti e le reti di collettamento. Mentre, 31 sarebbero i milioni da destinare a efficientamento tecnologico e l’adeguamento funzionale di alcuni invasi.

In una prospettiva più lunga, è soprattutto all’efficientamento energetico che il neo amministratore unico guarda con interesse. Il solo miglioramento delle apparecchiature elettromeccaniche porterebbe un risparmio del 15 per cento. Ma c’è anche l’ipotesi di investimenti in fonti alternative come l’idrolettrico o lo sfruttamento dell’energia da biogas a valle del processo di depurazione. Tanto che Acquedotto lucano pensa a un possibile protocollo d’intesa con l’Unibas per un progetto sperimentale. «La verità è che ci vorrebbero più investimenti. Si pensi cosa significherebbe poter intervenire sulle reti: attualmente il 50 per della risorsa che viene sollevata, va persa a causa delle strutture fatiscenti. Un intervento di questo tipo consentirebbe un grossissimo risparmio». E poi c’è il capitolo della riscossione crediti. Vita annuncia anche «una pesante offensiva» contro i grandi morosi. Circa 30.000 in tutto nei confronti dei quali Al vanta un credito complessivo di circa 80 milioni. «Ai grandi debitori che non pagheranno, toglieremo l’acqua, senza esitazioni».

Mentre «è già partita la campagna di letturazione nella città di Potenza. Un’attività che non veniva svolta da almeno sei anni. Una campagna straordinaria per la quale sono stati “arruolati” tecnici da tutta la provincia, con più di 21 mila letture effettuate in poco più di un mese. E che ha fatto emergere diverse situazioni “abusive”.

Vita annuncia novità anche sul fronte dei pagamenti alle imprese. Per far fronte alle frequenti sofferenze dei fornitori che in molti casi non riescono a essere pagati in tempi ragionevoli, fino al punto di vedere a rischio le proprie attività, Al sta concordando piani di rateizzazione Mentre si valuta la possibilità di un meccanismo di anticipazione dei pagamenti attraverso la Sace della Cassa depositi e prestiti.

Poche parole su quella lettera anonima partita dai “corvi” interni ad Al e pubblicata, qualche giorno fa sulle pagine della stampa locale, in cui si contesta un’organizzazione allo sbando o l’aumento smisurato dei costi per missioni e straordinari. «Ho già spiegato quali sono i motivi tecnici che mi hanno impedito di portare a termine la riorganizzazione della macchina. Ma le ho idee ben chiare e quando ci saranno tutte le condizioni procederemo senza esitazioni per un cambiamento che potrà dirsi realizzato solo con il coinvolgimento e con la valorizzazione del management e di tutti i lavoratori». Su straodinari e missioni, non ho molto da dire, se non che si tratta di dichiarazioni false. E’ accaduto esattamente il contrario e mi spiego: l’ufficio personale ci ha effettivamente confermato un aumento degli straordinari, ma si tratta di un trend che si registra da anni, da quando si decise di ridurre i rientri settimanali da tre a due. Sulla base di questo abbiamo deciso di ripristinare il terzo rientro, proposta che è stata già presentata alle organizzazioni sindacali».

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