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L'INTERVENTO
Sarli e il Pd in crisi di nervi

Basilicata

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UNA DICHIARAZIONE di intenti, una minaccia e un’apertura politica. In meno di dieci giorni, il neosegretario cittadino del Pd di Potenza, Enzo Sarli, è riuscito a condensare e a far venire fuori tutto il caos interno al suo partito.
Nell’ordine, ha prima espresso l’opinione (che subito ha ribadito essere del tutto personale) che il partito avrebbe dovuto dettare il programma dell’agenda politico-amministrativa al sindaco, limitandosi a dare l’appoggio esterno al suo governo solo nel caso in cui la giunta avesse ottemperato al volere della maggioranza consiliare.
Un messaggio a cui De Luca ha risposto con toni da campagna elettorale, arringando i cittadini che lo ascoltavano nell’incontro tenuto al rione Poggio Tre Galli e sparando a zero sulla gestione Santarsiero del Comune di Potenza.
Per Sarli dev’essere stata una doccia fredda. Forse per non inimicarsi da subito la componente Santarsiero, neofita dell’area Renzi, è stato costretto a tirar fuori le unghie. Ha stigmatizzato le parole del sindaco ed ha mostrato sicurezza quando ha affermato senza mezzi termini che, proseguendo in quel modo, non ci sarebbe stata che la strada delle urne, su cui peraltro De Luca sembra essersi già incamminato con il suo tour nella città.
A quel punto qualcuno deve avergli suggerito che le urne non sono proprio la priorità del Pd in questo momento e come d’incanto ha tirato fuori, sventolandolo, il ramoscello d’ulivo: scurdammece o’ passat, il Pd è pronto ad entrare in giunta, sebbene lui non condivida questa soluzione. Ora, capire perché un neo eletto segretario politico esprima una posizione che non rispecchia quella della maggioranza che lo ha nominato su un tema così delicato come l’adesione del suo partito ad una giunta comunale è roba da alchimisti.
I motivi di queste oscillazioni sono però comprensibili e va dato il tempo a Sarli di imparare a gestire e a metabolizzare le pressioni che costituiscono il pane quotidiano del suo ruolo. Certo che in meno di 24 ore è costretto anche a rettificare le sue dichiarazioni sottolineando che nessuna decisione sia stata presa e ribadendo rispetto per gli organi di partito e per la direzione cittadina, allora la faccenda inizia ad assumere i contorni di una commedia dell’arte.
L’unica cosa evidente è che, sebbene non si possa dire che abbia timore delle urne, si può affermare che il Pd abbia imparato a guardarle con un certo rispetto.
De Luca sembra essere ancora troppo forte per sfidarlo in campo aperto. Le affollate riunioni che sta tenendo nei quartieri di Potenza sono il chiaro segnale che i potentini hanno fiducia nel sindaco e che non imputano a lui, se non forse in misura marginale, le responsabilità del dissesto finanziario che ha messo in ginocchio la città.
In altre parole, per affrontare una battaglia durissima come sarebbe quella che si andrebbe ad aprire con la caduta della giunta De Luca, servirebbe una coesione che in questo momento il Pd non ha. Il caso Matera, ma anche lo stesso ballottaggio di Potenza, hanno chiarito, se ce ne fosse ancora bisogno, che il tempo del supporto fideistico alla causa del partito e dei suoi uomini è un lontano ricordo. Il Pd non ha saputo dare risposte alla crisi amministrativa e sociale della città e questo ha incrinato il rapporto con gli elettori.
Per questi motivi la soluzione migliore appare quella di sporcarsi le mani, di condividere il percorso di governo con De Luca magari orientandolo e sperando che a fine mandato i successi, se ce ne saranno, possano essere ascritti al senso di responsabilità del centrosinistra.
A questo punto la palla passa nel campo del sindaco che dopo aver tentennato per gran parte del suo mandato, sembra aver recuperato la verve della campagna elettorale e appare pronto a giocare la sua partita incurante delle conseguenze politiche delle sue azioni, puntando solo a quello che, dal suo punto di vista, appare essere l’interesse della città.
De Luca, insomma, non è disposto a fare la parte del tacchino di Natale, allevato e poi cotto a fuoco lento. O almeno questa è la sensazione che si ricava dal suo rinnovato protagonismo politico. Bisognerà quindi attendere l’esito dell’ennesimo confronto tra il Pd e il sindaco per aver chiara la direzione che prenderà il Comune di Potenza. Difficile che il primo cittadino possa accettare di essere messo in minoranza nella sua giunta e quindi o il Pd accetta un ruolo di minoranza, oppure in primavera la città sarà chiamata a scegliersi un nuovo sindaco. Di certo, con queste premesse, l’esito del voto rischia di essere prevedibile solo a scrutinio quasi ultimato.

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