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«Voto necessario, ma non romperò l’unità»
Carretta irrompe negli equilibri dem a Potenza

Basilicata

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POTENZA - «Guardiamo un attimo alla storia di Potenza. Questa è una città che si è riempita dell’emigrazione della provincia, una città poliedrica, con una pluralità di facce, di funzioni, e dunque, necessariamente, anche di prospettive. Quando ci interroghiamo sul ruolo di Potenza, sulla sua vocazione, forse sbagliamo metodo di approccio. Città di servizi? Non solo, è una città che può investire su modelli di qualità. Ha una storia di grande forza, certo anche di errori e momenti bui. Questo è il più buio. Perchè di tutte le possibilità immaginabili io non riesco a vederne nessuna».

Gianpaolo Carretta, consigliere comunale del Pd, non si è mai spostato dalla sua posizione politica.

«Insisto: bisogna andare a votare, a maggio. Ho più volte definito la condizione attuale della città una condizione postbellica. Non è immaginabile che in 18 mesi quest'amministrazione abbia saputo solo giustificare la sua inefficienza recriminando sugli errori del passato...»

Che, ammetterà, ci sono stati. Le elezioni le ha vinte De Luca, dunque la città voleva cambiare.

«Certo che ci sono stati degli errori. Però è anche vero che le difficoltà economiche questa città le vive da 20 anni, e mi chiedo perchè prima i servizi siano sempre stati assicurati. Era o non era una visione urbana l'idea della città metropolitana? Era o non era un progetto Potenza2020? Gli errori mi chiede? Certo, un partito serio si interroga sulle ragioni di una sconfitta elettorale»

E lei si è interrogato?
«Il Pd ha perso perchè non c'è stata una direzione strategica, perchè non ha compreso che Marcello Pittella era un uomo del Pd, era un ex assessore regionale del Pd. Il mancato riconoscimento della vittoria di Pittella è stato un clamoroso errore, unito alla mancata celebrazione della primarie».

Anche lei un renziano?
«Un renziano indipendente. Vengo da una cultura cattolico democratica. E del presidente del consiglio apprezzo il piglio decisionista nella crisi strutturale della politica. Ho dubbi sul sistema partecipativo e di sicuro non mi convince l'assenza dalla sua agenda del tema mezzogiorno».

Torniamo a Potenza. Lei da sempre è su una posizione: mai col centrodestra. Nessuna alleanza con il sindaco. Però non tutto il Pd la pensa come lei. Anzi, il parapiglia delle uscite dei primi giorni, dopo l'elezione del nuovo segretario, Sarli, non mi sembra edificante.
«Allora: in primis il sindaco. Ha avuto un comportamento altalenante, e dunque voler fare il sindaco con qualunque maggioranza possibile pur di governare è un comportamento che non può avere nessun pregio politico. Quanto al mio partito, voglio essere ancora più chiaro: non si può assecondare un disegno di alleanza solo per un'ansia organigrammatica di qualcuno, perchè di questo si tratta».

Il bene della città. Dicono.
«No no, guardi. Una giustificazione comoda e per nulla credibile. A De Luca non è mancato l'appoggio nei momenti cruciali. Io non ho votato il bilancio perchè dal primo momento sono stato fermo sulle mie posizioni. Questa maggioranza ha voluto un dissesto che si poteva evitare. E il perimetro programmatico, su cui ci siamo confrontati in campagna elettorale, è diverso. Non ci sono punti in comune. Abbiamo visioni culturali, politiche e amministrative diverse. Ciò nonostante, ripeto, il Pd e il centrosinistra ha votato tutti gli atti urgenti. Non capisco le ragioni di un accordo».

Ma la linea del Pd, qual è? Mica si è ancora capito.
«Il congresso non ha affidato al segretario una linea politica chiara, né abbiamo fatto una discussione sulle priorità programmatiche...»

Ma così mette subito in difficoltà il neo segretario.
«Potrei dire che forse un ragionamento su questo continuo ricorso alla cosiddetta società civile piuttosto che a dirigenti di partito non mi convince...»

Per esempio Petrone ma anche Sarli
«Per esempio Petrone e Sarli»

Diceva
«Dicevo che pur ritenendo che questo scempio amministrativo debba finire subito, non romperò la difficile unità che è stata raggiunta e che riconosco come valore. Il 30 avremo la direzione cittadina. Lì dovremo necessariamente confrontarci e uscire con una linea unitaria».

Ma non teme che se si andasse a votare già a maggio il Pd potrebbe prendere un altro ko?
«Se il Pd è trasparente non ha nulla da temere. Primarie, elaborazione di un progetto, spiegare le ragioni del dissesto e fare autocritica sugli errori del passato. Se si ha un rapporto chiaro con i cittadini e non ci sono tatticismi di corrente, ripeto, non abbiamo nulla da temere».

Senta, avvocato, ma la ribellione dei cittadini di Potenza, che hanno spezzato la lunga storia di potere del Pd e prima ancora della Dc, non è anche uno scatto contro il sistema delle clientele e dei privilegi?
«Il partito della spesa pubblica è stato un problema in tutto il Mezzogiorno e la crisi economica strutturale ha acuito i bisogni. E' ovvio che la gestione del potere per il potere oggi non ripaga più neppure in termini di consenso. Dobbiamo convincerci che bisogna lavorare per modelli e progetti di qualità. Potrei farle l'esempio di una fiscalità di vantaggio sul piano energetico, potrei parlarle di una ottimizzazione delle risorse a partire da un sistemazione razionale dei ben 17 presidi ospedalieri che abbiamo (senza tra l'altro che al San Carlo si sia mai legata la possibilità di una facoltà di medicina), potremmo discutere di come agganciare Potenza a Matera risolvendo possibilmente i rattoppi della Basentana o l'alta velocità su almeno uno dei due corridoi. Ma la cosa più importare è avere un disegno. Lei prima mi chiedeva dei periodi bui e dei periodo di forza di questa città, della sua fisionomia. Mi viene in mente “Potenza città regione” di Tonio Boccia. Ecco se su questo dibattito vivo sapremo confrontarci con tutti i segmenti della nostra società cittadina forse si può ricominciare da dove abbiamo sbagliato ma anche da dove abbiamo fatto bene. Alla società civile non si può fare ricorso episodicamente solo per supplire alle carenze della politica».

Lei è potentino? Vorrei chiederle se la linea progressiva della città, pur con le ferite che conosciamo di oltre 30 anni fa, è una linea di progresso, di modernità.
«Sono da sempre a Potenza, anche se sono nato a Napoli e sono originario del Vulture. Tutta la mia vita è a Potenza. Rispondo di no, ma forse è anche normale che la storia di una città sia fatta di luci e di buio. Ne abbiamo conosciuti altri di periodi di profonda depressione. Ma, mi creda, questo è davvero un tempo che spero si archivi presto».

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