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«La voce delle donne inascoltata»
Nella bozza dello Statuto
«si gioca con le parole»

Basilicata

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POTENZA - Ancora «inascoltata la voce delle donne». Questo nonostante le belle parole, le battaglie della Commissione pari opportunità, della consigliera effettiva di parità e delle tantissime associazioni che, su tutto il territorio lucano, hanno raccolto circa 530 firme a sostegno di una modifica allo Statuto regionale.

Oggi inizierà l’iter di approvazione in prima lettura del documento. Eppure «si continua a giocare con le parole e a fare operazioni furbesche».

«Da una prima analisi - spiegano le Donne Lucane per lo Statuto - non sembrano che esserci dei pallidi accenni alla parità di genere». E, invece, mai come in questo momento, servirebbe un segnale forte e incisivo.  

«Dall’otto marzo 2015 - spiegano in una nota - numerose donne lucane, hanno deciso di unirsi, ognuna con le proprie differenze, convinzioni politiche, associazioni di appartenenza,  per far sentire la propria voce, anche attraverso una petizione, al fine di chiedere al presidente della Regione, al presidente del Consiglio regionale, al presidente della I Commissione e ai consiglieri della Regione Basilicata l’integrazione della bozza che sarà validata».

Le richieste formulate riguardano «l’inserimento di specifici articoli che declinino il principio della rappresentanza di genere, l’indicazione specifica a una legge elettorale in grado di garantire condizioni per l’accesso alle cariche elettive, la presenza equilibrata dei due generi in tutti gli uffici e le cariche pubbliche, la composizione della Giunta con la presenza delle donne nella misura di due terzi, il riconoscimento dell’occupazione delle donne come riferimento di qualità del sistema economico lucano».

Queste le richieste. Nella bozza, però, «si gioca con le parole. Quindi, invece che scrivere la parola “garantisce” la parità di genere, si scrive “promuove”. E tra quelle due parole, anche giuridicamente, ci sono delle differenze fondamentali».

Uno Statuto che si candida ad essere  moderno, al passo con i tempi e in regola con le previsioni costituzionali e legislative - continuano le Donne Lucane per lo Statuto - non può prescindere dal “valore della differenza di genere” e dal bisogno di concreto riequilibrio, così come già fatto da altre Regioni.

Quindi, «affinchè la voce delle donne, in un consiglio tutto al maschile, possa entrare nel dibattito legislativo le adesioni saranno depositate presso gli uffici competenti».

Per le donne questa modifica fondamentale dello Statuto è una base di partenza per una concreta modifica della legge elettorale e per chiedere, di conseguenza, che venga garantita una partecipazione di genere alle consultazioni elettorali.

a.giacummo@luedi.it

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