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Il mio nome è Piero e faccio il presidente

Basilicata
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Piero Lacorazza (PD), originario di Montemurro, è il presidente della Provincia di Potenza uscente, ultimo segretario lucano dei Ds, il più votato in assoluto in questa tornata

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Piero Lacorazza (Pd)
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PRESIDENTE si nasce, e Piero Lacorazza modestamente lo nacque. Prima della Provincia, ora del consiglio regionale. Prima o poi della giunta?
Di Montemurro come il grande lucano Leonardo Sinisgalli (ma lui preferisce menzionare il primo presidente della Provincia, Giacinto Albini), Lacorazza è un “fantuttone”, come Francesco Merlo definì Brunetta: lo troviamo da ultimo in un'epifania con calzari di plastica copri-scarpe tipo Ris però verdolini nell'azienda casearia (foto di ieri sulla Gazzetta di Basilicata), dichiaratore su tutto lo scibile umano ma anche docente di giornalismo su twitter, quando i quotidiani scrivono cose sgradite, ma giusto perché «sono giornalista pubblicista» dunque per zelo deontologico, come specifica nella biografia del suo sito, aggiungendo: «Spero di laurearmi in economia aziendale», evenienza davvero improbabile visti i ritmi del lavoro principale (la politica, appunto, o meglio: la presidenza).
Di mestiere, infatti, Lacorazza fa il presidente – padre socialista e nonno comunista, ha iniziato dieci anni fa esatti da segretario (Ds, poi Pd, ma c'era già ai tempi del Pds) – e quindi il Palazzo è davvero la sua casa, checché ne dica Mollica, il quale l'altro ieri in quel Consiglio infuocato gli si è scagliato contro nella ormai virale sequenza in cui lui è l'elefante e Santarsiero la mosca che gli dà fastidio e vola lontano dopo che Franco si è vigorosamente scrollato: «Questa non è casa tua!!!» ha urlato il corpulento centrista – ma non proprio moderato, almeno mercoledì sera – provocando nel presidente una reazione tra il serafico e lo spiazzato. Di certo non ha pensato alla fuga dall'aula, al massimo avrà canticchiato “Curre curre guagliò” dei 99 Posse, il suo gruppo adolescenziale preferito.
Perché c'è stato un tempo in cui il presidente Piero era giovane: lo Scientifico a Marsico Nuovo, media del 6 e del 7, "filoni" a Villa d'Agri e negli scioperi l'usanza di mettersi di traverso a terra per bloccare i pullman – così almeno ha raccontato a Controsenso in una bella intervista del 10 maggio 2014 –,  poi tastierista capellone in una cover band con acronimo farmaceutico (Bactrim: BAsilicata al CenTRo dell'Italia e del Mondo), appassionato di biliardo («18esimo a un torneo nazionale under 18 a Venosa»), milanista e tifoso del Potenza ma mai tanto da seguire i rossoblu in trasferta.
Non è un millennial ma si è calato perfettamente nella parte – renziana, a differenza della sua ascendenza – del politico 2.0. La foto copertina del profilo facebook (ma anche quella della fanpage, che vanta oltre 7mila like) è ansiogena, oltre che fuorviante: vi si descrive una sorta di realtà lucana aumentata, quadripartita per “mobilità e trasporti”, “banda larga e ultralarga”, “infrastrutture”, “efficienza energetica ed edilizia”: sembra di stare nella Silicon Valley. Per ognuno dei 4 argomenti, Lacorazza fornisce un link dal proprio sito, dove tra video e dichiarazioni troneggia la massima ecumenica «Il 2014 è stato l’anno della designazione di Matera a capitale europea della cultura. Ora mi auguro che il 2015 possa essere l’anno per preparare i lucani al 2019» (di qui subito l'hashtag #lucani2019).
In attesa della digitalizzazione sognata, i ritmi della digitazione (la sua, sulle varie tastiere) sono elevatissimi: possono competere con lui solo i dioscuri fratellitaliani Rosa-Ramunno, ma la carta in più del presidente è il suo governativissimo “approvato”, talmente diventato un marchio di fabbrica che sono i suoi stessi contatti fb ad anticiparlo nei commenti in calce ai post con cui fa la cronaca dei lavori in Consiglio. Un po' meno orecchiabile l'hashtag #camPierò, non proprio una genialata per uno che lavora «nel campo della comunicazione» (sempre dal “Chi sono” del suo sito). In un giorno come il 23 novembre – seduta del consiglio regionale e commemorazione dei 35 anni dal terremoto dell'Irpinia – può frantumare la soglia dei 20 cinguettii.
Resta il mistero se si affidi a un omino ad hoc che, trasformatosi in Lacorazza, si divide tra fb, twitter e sito compulsando tastiere, annotando dichiarazioni e mettendo a fuoco inquadrature (per una Regione che paga profumatamente gli addetti agli account non sarebbe un'ipotesi peregrina).
Ma più che in una perenne campagna elettorale è come in preda a una sindrome da rappresentanza perpetua: incontra i cittadini di tutta la regione, taglia nastri, ascolta le istanze del territorio (come da refrain del politico “della gente con la gente per la gente”) e rende omaggio alle eccellenze della Basilicata, che siano il marchio di caciocavalli di cui sopra o il busto di Carlo Levi ad Aliano — naturalmente, di tutte le tappe del tour fornisce poi ai suoi follower rendiconti social più cadenzati del pure puntuale e pletorico ufficio stampa regionale. Di certo Lacorazza smentisce la famosa battuta indirizzata da Fortebraccio al socialdemocratico Tanassi: se si apre la portiera di un'auto blu, qualcuno scenderà eccome, e se non sarà il governatore 9 volte su 10 apparirà Piero, il presidente bis.
La sua forza sono i quasi 12mila voti delle Regionali (erano 73mila alle primarie pd del 2007). Mario Polese è l'alter ego, la sua reincarnazione – perfino nella stempiatura – con un decennio in meno, e paradossalmente è meno “social” dell'originale: sedeva alla sua sinistra anche mercoledì sera durante l'imbarazzante Consiglio dell'attacco mollichiano. Ma a differenza di Polese, Lacorazza non può più essere definito nemmeno “giovane vecchio” avviandosi ormai verso i 40 anni (età che in Italia, soprattutto in politica, è effettivamente sinonimo di infanzia). Sotto congressi, primarie o urne i due si beccano – questioni di corrente: Piero è democrat di minoranza, civatiano e oggi fieramente anti-renziano – ma non è un caso se il giovane Mario (circa 8000 voti alle Regionali, un exploit figlio dell'attivismo nel terzo settore e nella società civile) ha iniziato il suo cursus honorum proprio alla stessa età del navigato Piero; uno fa una proposta di legge sull'archeologia industriale, l'altro lancia “scaviamo il futuro”, uno si batte per la questione gender, l'altro per il parco del Basento come polo culturale, poi su temi come gli sprechi alimentari convergono ma è chiaro che entrambi sono il post-Pittella autoproclamatosi e comunque corroborato dai numeri.
Oltre che dalla corazza, nel suo caso (Polese è più british): fedele al nomen omen, il presidente ha tenuto duro, e proseguirà forte e solido anche oggi e poi domani e dopodomani e così via nel suo dichiarare e peregrinare verso nuove inaugurazioni e tavole rotonde (e tweet e post fb e “approvato!”): il 30 sarà a Grumento Nova proprio per parlare di archeologia, ma domani, per dire, sarà nella città che lo vide campioncino di biliardo: Venosa. Allo stesso tavolo con il “venusiano” Franco Mollica. Quindi occhio, presidente.

e.furia@luedi.it

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