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Bilancio a Potenza: scoppia la bagarre
Michele Cannizzaro lascia l’Aula

Basilicata

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POTENZA - La prima impressione è che 18 mesi siano trascorsi invano. Il dibattito, nel consiglio comunale di Potenza, è ancora impantanato nella ricerca delle responsabilità. Non si va avanti, non se ne esce.

Siamo ancora al «per noi il dissesto non andava dichiarato». E nel frattempo è arrivata la Corte dei Conti, i commissari, il ministero. Tanto che a un certo punto il consigliere Roberto Falotico sbotta: «E basta, il dissesto c’era. Perchè altrimenti dovremmo dirci che tutti i funzionari pubblici che quel dissesto hanno certificato hanno sbagliato. Evitiamo di cadere in questo imbarazzante progetto di autodistruzione. Facciamo tornare a respirare questa città».

Ma siamo al gioco, allo sfottò del consigliere Antonio Vigilante, che paragona il Pd ai terroristi che uccidono in nome di Santarsiero. “Attenzione sotto le giacche”, scherza.

Passi avanti dal punto di vista amministrativo ci sono pur stati. E la firma del nuovo contratto per la gestione del trasporto pubblico è un fatto concreto. Ma la dialettica politica è ferma a 18 mesi fa. A quando il sindaco De Luca è entrato per la prima volta in quell’aula e c’era un clima da “non faremo prigionieri”. Difficile pensare che questi consiglieri siano gli stessi che “per il bene della città” hanno poi deciso che De Luca doveva restare al suo posto. «La politica - dice lui - è ipocrisia - gli stessi che avevano firmato il giorno prima, il giorno dopo erano lì a sparare sulla giunta».

Tutti pensando di “fare il bene della città” - mai frase è ora più abusata - sono lì a tirar di fioretto.

Il clima è sempre quello feroce, da fazioni. Guelfi e ghibellini che - ancora - non hanno forse compreso lo stato reale in cui versa la città. Non hanno compreso ancora come, all’esterno, le schermaglie dialettiche non interessino più. Sono superate dai bisogni concreti.

E’ il momento di «dare una prospettiva alla città», dice Bianca Andretta. E quindi più che al passato si inizi a guardare al futuro. Ma come, in una città che dal punto di vista sociale sta pagando prezzi altissimi? «La politica attuale dell’amministrazione - tuona un arrabbiatissimo Michele Cannizzaro (che lascerà l’aula accusando il presidente del consiglio Petrone di essere “segretario-dipendente”) - ha prodotto perdite di posti di lavoro, ma non ha prodotto alcun atto per individuare quali e quanti centri di spesa esistano. E’ mancata trasparenza su posizioni organizzative, budgettizzazione degli uffici. In questo Comune c’è una grande evasione, non mi pare che l’amministrazione si sia particolarmente impegnata su questo fronte».

In discussione - ma questo ormai sembra solo un pretesto - la Variazione al Bilancio pluriennale 2013/2015. Un documento che è già stato approvato in consiglio comunale, ma il ministero dell’Interno ha richiesto delle integrazioni. «E io pensavo - dice il sindaco - che proprio per questo sarebbe stata una discussione veloce». Invece no. A Potenza la parola Bilancio fa rima con guerra.
Una buona notizia, molto in fondo, c’è: se saremo capaci di rispettare tutti gli impegni presi, «alla fine del 2017, con l’ultimo e decisivo contributo della Regione, il Comune di Potenza dovrebbe ritrovarsi in una situazione di equilibrio».
Ma la verità è che i prossimi due anni saranno difficili. Il percorso per normalizzare questa città sarà difficile. «Stiamo applicando i cardini costituzionali della legalità - dice Giuseppe Giuzio - e la normalità comporta che i privilegi svaniscono, il concetto “amici degli amici” viene sotterrato».
Ma in una città che sta tirando fuori tutta la sua ferocia, non si capisce più bene chi sia il nemico e chi l’amico.
«Il contributo straordinario della Regione consente di approvare questo Bilancio riequilibrato - dice De Luca - così come il Pd ha contribuito in maniera forte alla possibilità di ottenere il riequilibrio. Margiotta, Bubbico e, dall’altra parte Latronico, hanno lavorato molto perchè la città di Potenza venisse fuori da questa situazione di difficoltà». Chi sono gli amici, chi i nemici?
E mentre ci si interroga ancora su questo, fuori dall’aula resta chi non può più contare su uno stipendio. Gli ex Facility continuano a rincorrere questo e quell’altro amministratore in cerca di risposte. Che non verranno ovviamente. Almeno non quelle da loro attese. La normalità ha dei costi. E a pagarli sono sempre quelli che stanno in basso alla piramide. 

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