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Ma che volete da De Ruggieri?
Sta facendo ciò che avrebbe fatto anche Adduce

Basilicata

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MATERA - Mesi passati a inseguirsi sui social, polemiche dal palco della campagna elettorale, pianti disperati di vedove inconsolabili del sindaco uscente, allarmi urbi et orbi sul disastro annunciato, sullo stravolgimento del progetto culturale di Matera 2019 e ancora feroci polemiche sull’inerzia della nuova Amministrazione.

Inutili distrazioni. La sensazione è che i sostenitori di Adduce non abbiano nulla di cui lamentarsi a parte il fatto di non vedere più sulla poltrona di sindaco il loro vate. Già, perché tutto sembra essere esattamente come prima. De Ruggieri ha qualche anno e qualche capello in più ma sembra muoversi nel solco del suo predecessore. Aveva detto di voler rivedere il dossier di candidatura della città a Capitale della cultura e non l’ha fatto. Voleva mandar via Paolo Verri, e il direttore di Matera 2019 è saldamente al suo posto. Aveva annunciato la modifica dello Statuto della Fondazione, distinguendo il ruolo di sindaco da quello di presidente dell’ente, e ha rinunciato anche a questa idea. Ora c’è pure chi l’accusa di essersi piegato alla logica dell’eventificio avallando la scelta del Capodanno di Raiuno. Manca solo che prenda la tessera del Pd e il gioco è fatto. E non è detto che prima o poi non accada anche questo, visto che “ulivista” lo è sempre stato. Le elezioni del 2015 alla prova dei fatti si sono dimostrate essere quello che già si aveva il sospetto che fossero: Primarie del Pd allargate a partiti e liste civiche in crisi di identità con nessuna possibilità di vincere da sole. Di cosa c’è da lamentarsi allora? Del fatto che Adduce non sia più il sindaco, che gli assessori non abbiano il physique du role, il pedigree giusto? C’è tempo per rimediare anche a questo. Basterebbe adempiere ad uno dei punti programmatici della campagna elettorale, nominare Salvatore presidente della Fondazione e cambiare qualche assessore e l’identità sarà totale, assoluta. Non siate impazienti. Ora cosa si vuole, che si approvi un Regolamento Urbanistico rimasto nei cassetti dal 2005 e che prevede aumenti di volumetrie mascherate nelle zone della città ancora senza cemento? Si farà. Ce lo chiede la Regione. La città è piena di rifiuti, la discarica è chiusa? Si sta predisponendo il nuovo appalto, cosa avrebbe fatto Adduce se non questo? Avrebbe realizzato il progetto del Central Park e il nuovo teatro al posto della scuola media Torraca? Chissà, forse, ma lo avremmo saputo solo nel 2019. Qualche rotatoria in più di certo l’avremmo vista ma non è il caso di perdere del tutto le speranze. Al netto delle polemiche contro i “fascistelli” che fa sempre effetto di che parliamo? Parliamo forse del Giardino Porcari, dei cantieri in via Protospata? No. E allora?

Allora ragioniamo: chi governa davvero Matera? De Ruggieri è davvero il sindaco o è un simulacro? E’ il Don Rodrigo della campagna elettorale o il Don Abbondio che si interroga su Carneade mentre nomina la sua giunta? Esiste un Innominato che indica la strada? C’è davvero un gladiatore che guida la rivoluzione silenziosa? Misteri.

L’unica certezza è che il gioco delle parti non regge più. Non c’è discontinuità di governo, c’è solo, almeno finora, discontinuità di uomini e di donne. Chi continua a piangere può farlo perché ambiva a ricoprire cariche reali o fittizie nell’Amministrazione o nella Fondazione, perché aveva qualche euro per finanziare la sua associazione o il suo “progetto culturale” e ora non è più certo di ottenerlo, ma non può lamentarsi per questi primi cinque mesi di giunta De Ruggieri.

Su, piccoli e grandi Savonarola, diamoci una calmata. Ci sono tanti materani che hanno davvero motivo per essere incazzati. Ci vuole rispetto per chi soffre sul serio.

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