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«Esiste solo la carriera dei dirigenti»
Il segretario dei Gd sulla crisi del Partito Democratico

Basilicata

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POTENZA - «In questi giorni abbiamo lanciato delle iniziative come Giovani democratici della Basilicata: le factory. Stiamo lavorando e abbiamo già fatto due incontri. Il primo a Montescaglioso sull’agricoltura dove c’è stata discussione con l’assessore Braia fuori dagli schemi classici. E un altro l’abbiamo fatto a Potenza da Cibò sull’Università. Altri incontri li stiamo organizzando e uno a breve lo faremo a Tursi poi a Policoro...». Parte così la riflessione a tutto campo del segretario regionale dei Giovani democratici, Felice Tauro sulla situazione attuale del Pd lucano.

Qual è l’idea alla base di queste factory?

«L’obiettivo è provare a riaprire un dialogo sulle questioni. Sulle cose concrete ed evitare di continuare a dire chi deve fare cosa, chi deve fare l’assessore, chi deve fare il sindaco piuttosto che altro. Proviamo insomma a invertire la rotta e provare ad ascoltare una base di interlocutori più ampia che spesso ha anche molto da dire».

Parla di tesserati o di esponenti delle istituzioni e delle associazioni?

«Nel complesso. Tutti quelli che compongono il nostro partito ai diversi livelli. Noi stiamo provando a ragionare, discutere e preparare dei documenti che pretenderemo vengano discussi all’interno dell’Assemblea regionale del Pd. Non vogliamo essere solo quelli che criticano e che dicono che il Pd così non va bene. Noi vogliamo prima mettere in campo noi stessi e poi proporre soluzioni e analisi. Poi magari criticare, ma sempre in maniera costruttiva».

Cosa sta emergendo dai primi incontri?

«Dai primi confronti risulta palese che non si possono distinguere i due assi su cui ci si deve sempre confrontare  e cioè la proposta e l’analisi da quello che è in realtà il Pd».

Appunto, cos’è veramente il Pd?

«Voglio essere sincero: sono davvero “incazzato”. E penso: meno male. Perchè ci sono molti oramai completamente disillusi. Il fatto che io sia “incazzato” vuol dire che nutro ancora qualche speranza. I disillusi purtroppo non ci sono solo tra i giovani del nostro partito...».

Ma perchè?

«Perchè se uno si ferma a leggere i giornali e seguire il dibattito si rende conto facilmente che di tutto si discute tranne che degli interessi della collettività. L’altro giorno leggendo l’articolo sulle tessere e su Santochirico e Restaino come di tanti altri mi sono scoraggiato. Mi pare evidente che ormai siamo davanti solo a iniziative tese all’auto-tutela delle classi dirigenti. Non mi pare - o forse non l’ho capito io - che si parli mai in maniera reale dei problemi della Basilicata o dei giovani o dei poveri o delle donne. Esiste un dibattito sui giovani? No. Poi uno legge che  arriva la corrente dei “Giovani turchi” in Basilicata. Si incuriosisce magari. Ma alla fine scopre che comunque non si parla dei problemi e delle eventuali soluzioni ma solo dei soliti meccanismi e dinamiche. Poi ricordo con simpatia un intervento di Santochirico in assemblea regionale in cui annunciava lo scioglimento della propria corrente. E adesso ne presenta un’altra. Ma non voglio sindacare su scelte che comunque restano personali. Piuttosto quello che scoraggia è che ogni volta si finisce a parlare delle classi dirigenti e non della sostanza delle cose. Questo non dovrebbe essere il Pd».

E’ meglio il Pd nazionale o quello locale?

«Il partito nazionale è Renzi. Il Pd lucano è come quello nazionale tolto Renzi. Quindi senza valore aggiunto. Perchè se togliamo Renzi al Pd nazionale non mi pare che resti molto altro».

Le cose però, secondo lei, possono cambiare?

Me lo auguro. Ma il partito può cambiare e tornare a essere quello che dovrebbe essere solo se si trova una convergenza sui temi fondamentali di questa terra come il petrolio, il lavoro, piuttosto che altro. I partiti prima non erano coesi perchè si volevano bene. Si stava insieme perchè c’era una idea di fondo comune. Adesso il Pd e la sua base è un pò disorientato. E mi spiego: quando Renzi dice che vuol fare il ponte sullo Stretto e dialoga ormai apertamente con Verdini è chiaro che chi è sempre stato del Pd non comprende bene cosa sta accandendo. Parlo dei territori e delle comunità ristrette dove la storia conta ancora e dove l’identità ancora conta. Quindi non bisogna perdere la speranza anche se il quadro è complicato. Dico soltanto che secondo me il partito avrebbe bisogno di qualche militante in più e qualche dirigente in meno».

Parliamo di ricambio della classe dirigente e di rinnovamento...

«Anche su questo voglio essere sincero. La Basilicata per le dimensioni e storia è una regione particolare. Tranne rare eccezioni non c’è grande ricambio per una ragione sostanziale: i giovani se ne vanno e chi resta ha altre priorità come il lavoro o capire cosa fare della propria vita. E quindi alla fine il “brodo” sempre quello è».

Nel partito delle correnti, dove c’è un grande spostamento su Renzi, è sbagliato dire che i Giovani democratici con le “Factory” che ricordano le fabbriche di Vendola forse sono l’unico pezzo realmente di sinistra nel Pd?

«No. Credo sia sbagliato metterla in questi termini. E’ chiaro che tra i giovani del Pd c’è ancora forte la cultura del partito inteso come voglia di stare insieme e di condividere valori, progetti e percorsi. Forse è perchè non ci sono postazioni da dividersi e questo magari rende tutto più semplice. Ma credo che non sia una questione più di sinistra o più di centro».

Un salto indietro. Ha detto che i documenti che preparerete nelle “Factory” li porterete nell’assemblea regionale. Non è troppo fiducioso visto che da 16 mesi ancora non si riesce a convocare una riunione per chiudere definitivamente il congresso che ha visto vincitore Luongo?

«Mi auguro che la vicenda si chiuda a breve perchè altrimenti si rischierebbe il ridicolo. Una situazione che diventerebbe pesante per il segretario Luongo. Lui ha detto di non essere la soluzione ma nemmeno il problema. Se lo stallo dovesse proseguire rischierebbe di diventare anche lui un problema».

s.santoro@luedi.it

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