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E’ scontro solo sulle radici “cristiane”
Aurelio Pace sugli scudi

Basilicata

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POTENZA - Come nelle migliori tradizioni, non poteva mancare lo scontro e il momento vibrante. Una sorta di oasi polemica in un contesto per lo più tranquillo. Lo scontro c’è stato quando in aula è stato respinto a maggioranza un emendamento presentato da Aurelio Pace dei popolari per l’Italia sull'inserimento delle “radici cristiane” nell’articolo cinque, poi approvato dall’aula. L’emendamento proposto da Pace puntava a inserire la dizione «in aderenza alle radici cristiane» nell’articolo dedicato alla “persona, uguaglianza e solidarietà”. Un rigido no è arrivato dai banchi della maggioranza di centrosinistra che ha difeso il carattere laico dello Statuto. E non sono mancati scontri verbali e anche eccessivi. Pace, al netto delle ideologie non le ha mandate a dire ed è stato (per rimanere in tema) protagonista di una sorta di “crociata” in aula. Al termine della bocciatura comunque Pace non ha mostrato arrendevolezza: «Le radici cristiane della nostra Regione devono essere inserite nello Statuto». E quindi ha attaccato: «Gli oppositori tradiscono lo spirito, la fede e la volontà di chi li ha votati». E quindi ha aggiunto ancora invitando gli altri «al sano coraggio, a slegarsi dai pregiudizi ideologici».

Contestato in aula da Santarsiero e altri, Pace ha però annunciato il “ricorso al popolo” «probabilmente con un referendum contemplato dallo stesso Statuto in via di approvazione. Le radici cristiane uniscono e non dividono. Sono la storia più profonda dei lucani. Chi non lo riconosce non interpreta la verità. Scriveva, difatti, Benedetto Croce nel 1942, nel suo libro Perché non possiamo non dirci ‘cristiani’, che il Cristianesimo ha compiuto una rivoluzione ‘che operò nel centro dell'anima, nella coscienza morale, e conferendo risalto all'intimo e al proprio di tale coscienza, quasi parve che le acquistasse una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fino allora era mancata all'umanità’ che per merito di quella rivoluzione non può non dirsi cristiana».

Per la cronaca l'emendamento non è passato. Hanno votato  a favore solo i consiglieri Luigi Bradascio, Franco Mollica, Michele Napoli e Gianni Rosa.

Lo scontro in ogni caso è arrivato nel vito in aula quando il consiglierwe grillino Gianni Perrino (M5s) ha anche presentato un subemendamento «per provocazione», con cui si intendeva fare anche riferimento «alla teoria evoluzionistica

di Darwin». Prima del voto il capogruppo del Pd Roberto Cifarelli ha invece ricordato il «carattere laico» dello Statuto evidenziando l’inserimento nel primo articolo del rispetto delle religioni: «La Regione assume come fondanti i valori derivanti dal proprio patrimonio spirituale e religioso e dalle lotte civili e sociali dei lucani». Il subemendamento di Perrino è stato respinto con 13 voti contrari e tre astenuti.

Per quanto riguarda altri momenti di “polemica” sebbene dai toni molto soft c’è da ricordare tutti gli emendamenti di Giannino Romaniello che chiedevano in diversi articoli la citazione della parità di genere tra uomini e donne. Emendamenti puntualmente bocciati.

Tensione c’è stata infine nella discussione dell’articolo 25 in cui si parlava dell’organizzazione del consiglio, dei limiti di mandati e di tutti i nodi più politici rispetto anche alla inconpatibilità tra il ruolo di consigliere regionale e assessore. Alla fine c’è stata una sorta di frenata con il consiglio che ha deciso in pratica di rinviare tutte le questioni delicate a un’ulteriore mediazione politica e comunque ha rimandato tutti i nodi alla futura nuova legge elettorale. In tal senso il consigliere Francesco Pietrantuono del Psi ha ritirato l’emendamento che prevedeva il limite massimo dei mandati consecutivo per consiglieri a due legislature. Il consigliere socialista ha detto di prevedere la presentazione di un ordine del giorno alla fine dei lavori (il 15 dicembre). La sensazione è che serviva più coraggio. Bocciato quindi anche un emendamento di Franco Mollica che chiedeva l’allargamento del numero dei consiglieri regionali dagli attuali 20 a 24. Anche in tal caso il Consiglio ha deciso per il rinvio della questione alla legge elettorale.

sal.san.

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