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Articolo 38, dietro front del Governo
Lacorazza: «Ripensamento merito del referendum»

Basilicata

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IL Governo starebbe pensando a un dietro front sulle  nuove norme in fatto di autorizzazioni alle attività estrattive previste dallo Sblocca Italia. Proprio così: il famigerato e tanto contestato articolo 38 potrebbe essere sì modificato, ma non per effetto  del referendum che  dopo l’ok della Cassazione è ora al vaglio della Corte Costituzionale, ma attraverso l’azione dello stesso esecutivo nazionale che con tanta forza l’aveva voluto, solo un anno fa. Un ripensamento -  a darne notizia  è l’Huffington Post - che sarebbe stato dettato dalla volontà di Renzi di evitare la consultazione popolare ormai sempre più probabile e vicina. E che potrebbe destabilizzare molto il quadro politico a livello nazionale. Oltre alle dieci regioni, in testa la Basilicata, che hanno sottoscritto i sei quesiti, sostengono l’iniziativa referendaria associazioni ambientaliste, aree cattoliche, M5S, un pezzo di Pd, la sinistra parlamentare ed extraparlamnetare.

Il via libera della Cassazione avrebbe messo in allerta il Presidente del Consiglio.

Secondo l’articolo a firma di Angela Mauro, il premier avrebbe dato già mandato al ministro Gabriella Guidi di procedere a una revisione delle nuove previsioni normative, per ripensare ai rapporti tra Stato e territori. La titolare dello Sviluppo economico avrebbe incontrato nei giorni scorsi il presidente della Regione Emilia, Stefano Bonaccini, renziano di ferro, che, pur non avendo votato a favore del referendum, ha più volte parlato della necessità di rivedere l’articolo 38. Sempre secondo quanto riferisce l’Huffington Post la soluzione tecnica a cui sta lavorando Guidi in collaborazione con il ministro dell’Ambiente, Galletti, dovrebbe arrivare a breve. Comunque prima di gennaio, che è il periodo in cui la Corte Costituzionale dovrebbe esprimersi sulla legittimità dei quesiti.

Una notizia che di certo non lascia indifferente la Basilicata. Ieri, in ordine, di tempo, l’ultima delle manifestazioni contro il petrolio. A distanza di un anno esatto dalla protesta del 4 dicembre del 2014 del popolo che con forza chiedeva alla Regione di impugnare l’articolo 38.

E il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza, anima dell’iniziativa che ha portato 10 Regioni a votare per il referendum, commenta: «Se non ci fosse stata l’iniziativa referendaria da parte delle Regioni, Renzi si sarebbe posto il tema della reale collaborazione tra istituzioni della Repubblica? Meglio tardi che mai, anche perché abbiamo sempre sostenuto che l’obiettivo non è fare il referendum, ma cambiare le leggi».

«Tuttavia - ha concluso Lacorazza - i cambiamenti, se dovessero esserci, non devono aggirare i problemi posti dai quesiti per far saltare il referendum, ma ripristinare lealtà ed equilibrio fra interessi strategici nazionali e territorio. Se i cambiamenti non andranno in questa direzione sarà prima la Corte Costituzionale, comunque e in ogni caso, a valutare l’ammissibilità dei quesiti - ha concluso il presidente dell’assemblea regionale lucana - e poi i cittadini che, come si comprende dalle preoccupazioni del presidente Renzi, sceglieranno di far vincere l’Italia e il suo futuro».

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