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Potenza, passo indietro nel nuovo Statuto
«Via il richiamo agli orientamenti sessuali»

Basilicata

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POTENZA - Quando venne approvato, il 22 aprile del 2009, lo statuto comunale di Potenza fu salutato in modo bipartisan come «laico e moderno».

Una virata che stava tutta in alcuni concetti fissati nel nuovo testo: da un lato i cambiamenti che la modifica del titolo V aveva apportato all’ente locale, dall’altro - ebbero modo di dire molti consiglieri - i cambiamenti della società.

Oggi il consiglio comunale di Potenza sta per approvare la revisione dello statuto ed è ancora una volta sulle parole che si deve misurare.

La società è di nuovo cambiata, persino più velocemente. Ma il rischio è che il testo della prossima versione non ne tenga conto. O forse torni indietro, almeno nel tempo.

Uno dei punti più innovativi della votazione del 2009 riguardava il comma “e” dell’articolo 3: il Comune di Potenza «riconosce il valore di ogni persona, e promuove ogni iniziativa atta ad assicurare pari dignità sociale senza distinzioni di razza e di orientamenti religiosi, politici e sessuali».

I consiglieri decisero di cancellare il riferimento al “sesso” o al “genere” (biologico o apparente) e di parlare di “orientamento sessuale”, qualunque fosse. Esattamente come per il convincimento politico o la fede religiosa.

Oggi una proposta di modifica lanciata da Giuseppe Giuzio del gruppo di Fratelli d’Italia e accolta in modo trasversale suggerisce di cancellare il riferimento agli “orientamenti” e di ripristinare in toto il dettato costituzionale: «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Dall’approvazione della Costituzione a oggi è passato qualche anno (ed è cambiato più di qualcosa nella società). Così nel dibattito si è inserito anche il capogruppo del Pd Gianpiero Iudicello con un altro emendamento.

La sua proposta vuole in qualche modo bilanciare il richiamo al dettato costituzionale: il Comune «riconosce altresì il valore del rispetto delle diversità e si impegna a contrastare ogni forma di discriminazione».

Un passo indietro e uno avanti. Il rischio è di restare fermi. Se va bene.

Nel 2009, pur tra mille mediazioni e delusioni per passi mancati, i consiglieri decisero di segnare una differenza. E provarono a lavorare sulle formule di rito, attualizzandole.

Il Comune tutela e favorisce lo sviluppo «dell’essere umano»: il termine scelto sostituiva il precedente “persona”. In quell’occasione fu specificato meglio anche l’impegno a favorire «la crescita economica e socio-culturale della comunità e della famiglia riaffermandone i valori», la protezione di «maternità, fasce sociali più deboli e diritti dell’infanzia».

Il testo fu approvato all’unanimità da un consiglio comunale che teneva dentro un arco di forze politiche molto variegato.

La presidenza della commissione speciale fu assegnata alle due ale estreme, per una precisa volontà politica. Luciano Petrullo, allora An oggi portavoce cittadino di Fratelli d’Italia, era alla presidenza; Marcello Traviglini, allora Rifondazione Comunista, nel ruolo di vice.

In quella seduta Petrullo dichiarò: «Con lenti che appartengono al passato, potrebbe sembrare uno statuto “di sinistra” ma la verità è che certi temi fanno parte anche della destra», perché sono - dovrebbero essere - temi di tutti, «patrimonio comune».

Una mediazione in molti punti, con parecchie rinunce in corso. Tanto che sulle coppie di fatto non si riuscì a trovare l’intesa, né sull’acqua come bene comune (che di lì a poco sarebbe stata oggetto di un referendum molto partecipato).

Ma sui principi fondamentali lo sforzo fu importante. Proprio come le parole selezionate.

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