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Militante dall'anima (e i gusti) rock
«Era praticamente impossibile litigarci»

Basilicata

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POTENZA - «Era difficile litigare con lui, praticamente impossibile». Perché, racconta Peppino Molinari, Antonio Luongo era buono, ma buono davvero. E la capacità di costruire mediazione - per coscienza, non per apparenza - era la sua forza.

Per questo era amato anche dai democristiani negli anni più turbolenti dei movimenti giovanili.

Luongo era potentino vero, nonostante gli anni passati a Roma a studiare politica, e a farla. «Eravamo amici, Potenza era quella, tutta lì», racconta Molinari, ultimo segretario della Dc lucana, che con Luongo ha diviso gli anni di ragazzo nel capoluogo lucano e poi la politica in Parlamento, seppur su fronti diversi del centrosinistra.

«Io ero delegato del movimento giovanile della Dc - racconta Molinari -, avevamo una squadra nel campionato juniores di calcio e Antonio ogni tanto ci faceva da portiere, per amicizia, pur essendo dirigente Fgci». Il basket, i banchi del classico Orazio Flacco, le cene, gli scherzi, le gite.

«Abbiamo condiviso gli anni dell’adolescenza e del liceo - scriveva ieri il consigliere regionale di Realtà Italia, Paolo Galante - anni bellissimi, anni in cui venivano poste le fondamenta dell’importante percorso politico che Antonio avrebbe seguito».

«Spesso ci trovavamo a casa con Tonino (Colasurdo, dirigente medico, ndr), Erminio (Restaino, dirigente Dc, Margherita e poi Pd) e Antonio. Io - riprende Molinari - ero il più grande del gruppo, il primo ad aver preso la patente. Antonio metteva la macchina, che ci prestava quando dovevamo andare alle riunioni della Dc a Roma». O come quella volta che insieme decisero di riaccendere il motore della Giulia, messa a riposo dopo la morte improvvisa del papà di Antonio, arrivata in una triste vigilia di Natale.

Un rapporto di «fraterna amicizia» che ha contribuito nel 1994 - Molinari segretario lucano del PPI, Luongo del PDS - alla nascita del centrosinistra in Basilicata.

«Incapace di costruire steccati», comunista verace e stimato dal padre della Dc potentina: con Emilio Colombo capitavano chiacchiere e occasioni informali. Tra gli artefici di «un originale impasto - per dirla con le parole dell’ex senatore e amico Piero Di Siena - con la tradizione della Dc di Colombo: un’operazione non solo politica ma di costruzione di una vera e propria egemonia».
Della Potenza a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta Luongo ha vissuto il fermento, politico e culturale. Cresciuto amando la musica e il buon cibo, non nascondeva il gusto rock che metteva nella vita. Lo smartphone ancora oggi trillava sulle note dei Doors, che aveva scelto come sound di suoneria. “Come on baby light my fire” era uno dei pezzi del repertorio suonato in giro per piazze, locali e feste dell’Unità col suo gruppo i Quori Infranti.

In quegli anni ai microfoni delle radio locali discutevano «di Italia, giovani e mondo, scoprendo i gusti musicali, le letture - ricordava ieri su Facebook Francesco Scaringi, presidente dell’associazione Basilicata 1799 - Il dialogo intervallato dalla voce d’Ingrao in una intervista in occasione dei fatti iraniani».

Luongo era uno che, citando il deputato Pd Gianni Cuperlo, «aveva scoperto la vita da ragazzo». Si trovarono insieme a organizzare la Fgci. «Lui a Roma era salito da Potenza ed era il capo riconosciuto della sinistra studentesca alla Sapienza».
Faceva perdere la testa per intelligenza, aveva fascino per gusto musicale e cultura. «Per capire il segretario Luongo - racconta Rocco Catalano, uno dei dirigenti più giovani del Pd potentino - bisogna conoscere la sua storia e imparare a capire il suo background». Quello che teneva dentro musica, contestazione, politica, sociale, convivialità - sì, anche quella - e che sta racchiuso in qualche foto recuperata dagli amici e messa a disposizione in queste ore. Perché adesso è anche così si custodisce una bella storia.

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