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E' morto il segretario del Pd Antonio Luongo

Un malore alla guida nella notte scorsa a Potenza

Basilicata
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Luongo durante l'assemblea

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Antonio Luongo
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POTENZA - Come mille altre volte è di Antonio Luongo l’apertura del nostro giornale. Ma questa è la notizia che non avremmo voluto scrivere di lui. Antonio Luongo è morto nelle prime ore di ieri alla guida della sua vettura. A causa di un malore infatti, tra le 3 e la 4 la Nissan Micra verde è andata a sbattere contro un’inferriata in via Appia a Potenza, all’altezza della pasticceria Piro.

Solo con le ore è emerso che il decesso non è stato causato dall’incidente ma da un infarto. Sul luogo dell’impatto, alcuni minuti dopo, è arrivata una volante. I carabinieri rinvenuto il corpo esanime del segretario ancora nel veicolo hanno chiamato il 118 che è giunto dopo pochi minuti. Luongo quindi è stato trasportato al San Carlo ma era già morto. Inutili i tentativi di rianimarlo.

Da quanto si è appreso l’infarto sarebbe stato fulminante. La notizia della scomparsa è iniziata a circolare verso le 7 di ieri mattina. Incredulità e sgomento le reazioni a caldo. Poi sono arrivate le conferme, le prime agenzie di stampa e i commenti sui social fino al Tg.

Una morte da “rockstar” ha detto qualcuno. Una morte terrificante, qualcun altro. Secondo le ricostruzioni, Luongo sentiva disturbi e faceva fatica a respirare già dal pomeriggio di lunedì quando ha partecipato alle esequie di un amico di famiglia. Il segretario ha quindi spostato gli incontri politici per riposarsi a casa dalla quale è uscito evidentemente nella notte per cercare ristoro probabilmente nell’aria frizzante del capoluogo. E’ uscito di casa senza avvertire nessuno per non creare preoccupazioni. Conoscendo l’uomo è tipico da Luongo. E visto dove ha perso il controllo della Micra non si è recato immediatamente al Pronto Soccorso. Probabilmente presa l’auto da via Torraca si è prima diretto sotto la sede del Pd a Rione Lucania per “prendere aria” e vedere se il malore gli passava da solo. Poi ha fatto il giro opposto ma troppo tardi.

Lilli, la moglie, ha saputo della morte di Antonio solo da agenti dei carabinieri che dopo aver accertato l’identità dell’autista dai documenti hanno bussato a casa Luongo alle 5 circa del mattino. Ignara la moglie, ha aperto la porta dopo aver chiamato invano il marito che credeva a casa magari addormentato sul divano. E invece i carabinieri hanno notificato la notizia terribile. Il primo poi a essere informato  è stato l’amico di sempre Egidio Comodo che  ieri durante i saluti alla salma del segretario non si dava pace: «Perchè non mi ha chiamato... sarei andato io a prenderlo...».

Il feretro di Antonio Luongo quindi è stato deposto prima nella camera mortuaria del san Carlo fino alle 15 e poi è stata allestita la camera ardente presso la cappella distante una trentina di metri. Centinaia le persone accorse per l’ultimo saluto al segretario che anche ieri ha “scelto” il suo stile casual inconfondibile: giacca di velluto, camicia portata fuori, jeans e timberland con il “carrarmato”.

I funerali stamattina alle 12 presso la parrocchia Beata vergine del Rosario nel quartiere Betlemme a Potenza. Attesi anche big nazionali del partito. Le notizie riferiscono che Massimo D’Alema che ieri era a Berlino stava cercando il modo più rapido per essere all’ultimo saluto del suo amico Antonio. Anche il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerrini si è subito messo in moto per organizzare il blitz. Certa la presenza di Gianni Pittella che ieri è già partito da Bruxelles. Non farà in tempo invece, il presidente della Regione Marcello Pittella che comunque ha annullato immediatamente il viaggio istituzionale a New York e anticipato il volo di ritorno: sarà a Potenza solo nel primo pomeriggio. Voci non confermate poi hanno anche riferito di un possibile blitz del premier Matteo Renzi che arriverebbe in elicottero, ma non ci sono conferme. Di certo ci sarà tutta la Basilicata politica e non a salutare Luongo. Già ieri da Matera e da quasi tutti i comuni lucani sono arrivati politici. C’era l’amico di sempre Filippo Bubbico che per diverse ore ha sostato seduto su una panca. Il “fratello” Vincenzo Folino e i sue due “nipoti” Roberto Speranza e Piero Lacorazza. Non si è mai mosso dal suo “maestro” il melfitano Luigi Simonetti. Ma i big erano al gran completo: Vito De Filippo, Salvatore Margiotta, Luca Braia, Mario Polese, Roberto Cifarelli, Vito Santarsiero, Vito Giuzio, e i tutti i materani da Cosimo Muscaridola a Salvatore Adduce e tutti gli altri anche di altri partiti come Antonio Placido, Franco Mattia, Rocco Vita e così via.

E poi immancabili tutti gli altri, dalla collaboratrice di sempre “Antonietta” all’aversario degli anni degli scontri tra fascisti e comunisti Egidio Digilio. E al netto dalla retorica, immancabile dappertutto, una cosa è certa: “Antonio era un buono”. E forse non gli dispiacerà essere morto lo stesso giorno, 35 anni dopo, di John Lennon che proprio una settimana fa aveva citato in un intervento in una riunione di partito.

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