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Speranza e Renzi uniti nel dolore
Prove di disgelo politico

Basilicata

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POTENZA - La portata politica della visita di Renzi è enorme. E non era per nulla scontata. Luongo e Renzi non erano amici. Erano avversari dentro allo stesso partito. Ma non era scontata la presenza del premier ai funerali anche per motivi squisitamente tecnici: qualsiasi spostamento ufficiale di un presidente del Consiglio - soprattutto con il rischio terrorismo -  implica l’applicazione di protocolli di sicurezza importanti.

Ma Renzi è arrivato a Potenza. Ha parlato ed emozionato. Ha dato a Luongo il merito che in vita non gli aveva concesso (per la verità nemmeno Luongo digeriva con facilità il segretario rottamatore). Anche questo attestato di stima e importabza era tutt’altro che scontato.

La verità è che il funerale di Luongo ha riavvicinato Matteo Renzi e Roberto Speranza come non accadeva dalle dimissioni del parlamentare lucano da capogruppo del Pd alla Camera dei deputati avvenute nella primavera scorsa. Poi tutto è sindacabile. Tutto è interpretabile. Ma i fatti sono fatti. Tanto più che la presenza di Renzi al funerale di Antonio Luongo è stata costruita in ore molto concitate.

Il retroscena: il portavoce del premier lunedì pomeriggio si era informato su luogo del funerale e sugli orari. Un primo indizio che Renzi di partecipare al funerale di Luongo ci stava pensando. Poi in serata il via libera dallo staff renziano al segretario: “Se vuoi si può fare”. A quel punto Matteo Renzi ha chiamato Roberto Speranza per chiedergli se fosse importante la sua presenza a Potenza.

Speranza non ha avuto dubbi: non importante, ma importantissimo. Elencando evidentemente i motivi politici, strategici e umani naturalmente. E così alle 23 di lunedì la decisione è stata assunta senza nessuna comunicazione ufficiale fino a ieri mattina (sempre per questioni di sicurezza).

E così Renzi è arrivato nella città di Speranza, leader di chi lo contrasta nel suo stesso partito a rendere omaggio al leader storico di quelli che ancora fanno una fatica enorme a immaginarsi “renziani”.

E’ disgelo? Magari è presto per affermarlo visto che se Renzi e Speranza (con il placet di Pittella) dialogano e si lanciano segnali concreti di “affetto” ci sono i renziani guidati da Salvatore Margiotta (e Santarsiero e De Filippo) che di questa “pace” ne farebbero ben volentieri a meno. Sta di fatto che a funerale avvenuto, Renzi ha chiesto a Speranza di accompagnarlo a Roma con l’elicottero presidenziale. I due quindi si sono fatti il viaggio di ritorno insieme. Sapere cosa si siano detti è impossibile. Ma è evidente che, aiutati dalla commozione per la scomparsa di Antonio Luongo, i due non sembrano più due acerrimi nemici. Almeno in terra lucana. Sul piano nazionale le questioni sono più complesse e scomposte tanto che nel fine settimana alla stotica convention della Leopolda renziana, la minoranza dem guidata da Bersani, Cuperlo e Speranza risponde con una propria kermesse.

Ma si ragiona della Basilicata e di quell’asse Speranza - Pittella a cui Luongo ha lavorato per mesi negli scorsi mesi. Ora il segretario non c’è più. E’ rimasto un partito senza il suo mediatore principe. Non sarà più lo stesso, ma attenzione: con Luongo se ne va anche il “paravento”. I big lucani molto spesso litigavano con leggerezza tanto c’era “Antonio” che poi aggiustava tutto. Ora devono fare tutto da soli e forse anche litigare non sarà più così semplice visto che poi i danni dovranno aggiustarseli per conto proprio. Senza Luongo.

s.santoro@luedi.it

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